Il Pontefice: “Si cerca la visibilità ma Dio sceglie gli invisibili”

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Il Pontefice

Il Pontefice nell’omelia della Messa nella Basilica di San Pietro ci ricorda il vero significato del Santo Natale. Che cos’è dunque il Natale? E’ una domanda che è da sempre sospesa. Come un pendolo che ogni anno oscilla davanti a noi. E ci chiede di rispondere. Dice il Santo Padre “Gesù nasce per servire e noi passiamo gli anni a inseguire il successo. Lui si fa piccolo agli occhi del mondo e noi continuiamo a ricercare la grandezza secondo il mondo. Magari persino in nome suo. Dio si abbassa e noi vogliamo salire sul piedistallo. L’Altissimo indica l’umiltà e noi pretendiamo di apparire. Dio va in cerca dei pastori, degli invisibili; noi cerchiamo visibilità.

Qual è il messaggio del Pontefice nell’omelia della Messa di Natale?

Oggi, come nella Palestina di 2021 anni fa, il bambinello vede simbolicamente la luce nei luoghi meno ospitali del pianeta. Sotto le tende di Lesbo, in Grecia, in mezzo a centinaia di profughi. Sulle coste italiane, punto d’arrivo dei barconi nordafricani. Al freddo e al gelo nei boschi fra la Bielorussia e la Polonia. Al confine desertico fra Messico e Stati Uniti. Ma anche in certe periferie desolate delle metropoli occidentali dove spesso s’accampano i nomadi. Tuttavia il cristianesimo è la rivoluzione del Dio che diventa uomo. Non più giudice severo e intransigente. Come si può quindi essere cristiani con la spada in pugno? Come estraniarci quando altri impugnano la spada? Quindi per vivere il Natale è necessario udire la voce di Gesù. Perchè è una mancanza di fede limitarci a denunciare il male e non impegnarci, invece, a progettare e costruire con speranza un futuro di bene. A tal proposito il Pontefice dice: “Dio non cavalca la grandezza, ma si cala nella piccolezza. La piccolezza è la via che ha scelto per raggiungerci, per toccarci il cuore, per salvarci e riportarci a quello che conta”.

Il Natale degli “ultimi”

Le persone sono quotidianamente scacciate. Private dei loro effetti personali. Disperse con la precisa volontà di renderle invisibili. La politica le costringe a vagare. Aggravando la loro precarietà. Ed esponendole a tutti i pericoli. Il pensiero del Pontefice è alle morti sul lavoro. Un dramma che fa registrare numeri impressionanti. E pertanto ci ricorda che: “E’ importante dare dignità all’uomo con il lavoro. Ma anche dare dignità al lavoro dell’uomo, perché l’uomo è signore e non schiavo del lavoro. Nel giorno della Vita ripetiamo: basta morti sul lavoro! E impegniamoci per questo“.Dunque un’omelia che richiama, il razzismo, la supremazia bianca. Un messaggio cristallino che ci fa riflettere sulla vita degli ultimi. Dei dimenticati e degli “scarti”. Di una società “povera” e intransigente. Su chi si trova ai margini della società. Su chi è privo di privilegi e rincorre per tutta la vita senza riuscire a raggiungerli mai. Ma è anche un discorso d’amore e di parole bellissime che arrivano fino a noi. Alla nostra quotidianità “minuscola”. Tanto impercettibile quanto profonda. Un messaggio utile per chi ha bisogno di un’ondata d’acqua ghiacciata e rivelatrice. Ché quando si pensa di sapere tutto del mondo, c’è sempre una strada che non si ha battuto. Bellissima e terribile.


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