Il poker può insegnarci a vivere?

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il poker

Pensare e agire lucidamente sotto pressione. Il poker potrebbe insegnarci la via giusta per affrontare questa sfida. Sfida che oggi più che mai, in tempi di emergenza, sembra particolarmente difficile.

Maria Konnikova, scrittrice e psicologa russo-americana, nel gennaio 2018, pare abbia trovato nel gioco del poker lo strumento per riuscire a domare la fortuna anche nella vita.

In un certo senso, la vita è come il poker. Un misto di fortuna, abilità, condizioni iniziali, mani fortunate e sfortunate, perdite e guadagni, ragionamento, rischio, prudenza, astuzia, coraggio, follia.

Ed è nel 2017 circa che la scrittrice mette in pratica il suo primo azzardo. Prendere un anno sabbatico dal suo lavoro al New Yorker per allenarsi (da zero) come giocatore di poker professionista. L’obiettivo era quello di scrivere un libro sul ruolo che il caso gioca nella nostra vita. Usando le sue esperienze nel gioco come strumento per esplorare il tema. 

In questa entusiasmante sfida aveva un significativo vantaggio: il leggendario giocatore, Erik Seidel, si era offerto di allenarla durante la sua ricerca.

Poker

Nel giro di un anno, Maria Konnikova è passata da giocatore principiante a giocatore professionista di poker.

Prima del lockdown la scrittrice stava partecipando al PokerStars Caribbean Adventure National Championship, uno dei tornei di poker live più antichi e prestigiosi. In tre giorni, Konnikova ha battuto 290 concorrenti. L’obiettivo l’ambito trofeo: $ 84,600 in premi in denaro e un pacchetto da $ 30.000 per partecipare a un torneo futuro. 

The Biggest Bluff

Un’esperienza che ha avuto un immediato e clamoroso riscontro mediatico. Esperienza raccontata nel suo ultimo libro “The Biggest Bluff“, uscito negli Stati Uniti e nel Regno Unito questa settimana, il 23 giugno.

Il segue l’avventura di Maria Konnikova nel mondo del poker, da principiante a professionista, sotto la guida di uno dei più grandi giocatori del gioco, Erik Seidel. Ma non si tratta di un libro sul poker.  The Biggest Bluff, piuttosto, è una riflessione su come giocare al mondo.

Il testo è pieno di personaggi della vita reale. Loo zelante “Chewy”, “l’assassino silenzioso”, “il ruffian russo”, personaggi che sembrano usciti da un romanzo di Ian Fleming o John le Carré.

Un progetto ambizioso, grazie al quale, come sottolinea l’autrice stessa, le lezioni apprese abbiano un valore ben oltre il casinò.

Un progetto in cui la giocatrice russa racconta come ho imparato a concentrarmi, a padroneggiare me stessa e quindi a vincere“. La migliore dimostrazione è il suo bottino conquistato in poco più di due anni. Oltre 311 mila dollari con ben 13 piazzamenti alle World Series of Poker. 

Non era una giocatrice, ha investito tre anni di studio ed esperienze live per capire il poker.


La sbalorditiva storia del co-fondatore di PokerStars


Il poker e la “teoria dei giochi”

Per chi non conosce il gioco, quello d’azzardo soprattutto, il poker può sembrare una scelta insolita per definire il comportamento umano.

Maria Konnikova sottolinea che esiste un forte precedente. John von Neumann, uno dei fondatori della teoria dei giochi, era un appassionato giocatore.

La teoria dei giochi utilizza modelli matematici per prevedere in che modo le persone prenderanno le loro decisioni, valutati costi e benefici.

La cosa interessante del poker, dice la scrittrice, è che è “un gioco di informazioni incomplete, come la vitaA differenza degli scacchi, diciamo, gran parte di ciò che devi sapere è nascosto a te. Tutte le tue decisioni provengono da un luogo di profonda incertezza. Non sappiamo mai tutto, non possiamo mai vedere l’intera tavola. Eppure dobbiamo agire allo stesso modo“.

l poker è un gioco di probabilità. Riuscire a cogliere il ruolo della fortuna in una mano vincente o perdente è importante per i buoni giocatori

Più le persone sopravvalutano l’importanza delle proprie capacità, piuttosto che la fortuna, meno flessibile diventa il loro processo decisionale“.

Importante, sottolinea la Konnikova, è non sottovalutare mai il ruolo che la fortuna assume nel gioco. Se le nostre abilità possono prevedere la direzione che assumerà il gioco, è fondamentale essere consapevoli che la “mano” può sempre essere vittima del caso.

L’uomo, spiega l’autrice, generalmente tende a sopravvalutare, affidarsi alle sue capacità, piuttosto che mettere in campo anche il ruolo che la fortuna assume. Il tutto frutto “dell’illusione di controllo” che il genere umano ha.

La ricerca psicologica di Konnikova, condotta prima del suo esperimento con il poker, aveva dimostrato quanto questo possa essere dannoso. Simulando un mercato azionario, ha scoperto che più le persone sovrastimano l’importanza delle proprie abilità, piuttosto che la fortuna, meno flessibile diventa il loro processo decisionale.

Per evitare questa trappola, bisogna pensare in modo probabilistico. Nel poker significa stimare le probabilità che qualcuno abbia una mano migliore o peggiore di te e adattare di conseguenza le tue decisioni.

È la qualità del ragionamento, piuttosto che il risultato, che conta se si vuole migliorare le proprie prestazioni a lungo termine.

Un buon pensatore probabilistico sarebbe in grado di riconoscere il ruolo della fortuna nel processo decisionale. Di conseguenza, una persona con una scarsa comprensione dell’incertezza potrebbe sopravvalutare troppo le sue capacità.

“”Il poker – spiega Maria Konnikovati fa capire che non saprai mai tutto. Non saprai mai quali carte hanno gli altri giocatori. Non saprai mai quale carta sta per arrivare e devi ancora agire, devi ancora decidere. Devi capire al meglio delle tue capacità, qual è la decisione migliore, dato che sarà incerta?“.

Apprezzare l’incertezza e gestire l’inclinazione

Oltre a questo apprezzamento dell’incertezza, Konnikova ha dovuto anche imparare a gestire l’inclinazione.

“Un concetto bellissimo che significa lasciare che le tue emozioni penetrino nella logica del tuo processo decisionale”. Esempi di inclinazione potrebbero essere la disperazione che deriva da una serie di mani sfortunate. Sconfitte che ti fanno giocare più furiosamente per compensare le perdite. Oppure potrebbe essere l’eccesso di fiducia che deriva da una vittoria. Non c’è modo di sfuggire completamente, avverte Konnikova, “a meno che non abbiamo una lesione cerebrale o il cablaggio neurale di un cervello psicopatico“.

Esistono però alcuni modi per fronteggiare meglio i suoi effetti. Ovvero coltivare una maggiore consapevolezza emotiva. “Vigilando costantemente su te stesso per vedere cosa stai provando. Come stai reagendo” dice l’autrice. Una volta identificati questi sentimenti, bisognerebbe analizzarli. Capire come stanno influenzando il nostro giudizio.

Il libro di Maria Konnikova sfata il mito secondo cui il possibile “bluff” o le intenzioni del proprio avversario possa nascondersi nello sguardo.

L’autrice cita ricerche approfondite che dimostrano che le espressioni facciali sono quasi completamente inutili, quando si tratta di individuare bugie. La maggior parte delle persone, a quanto pare, ha una faccia da poker perfettamente decente, e cercare di leggere le loro espressioni per ottenere indizi vincenti è inutile.

Il segreto, secondo la Konnikova, sta nell’osservare le mani. Prestare attenzione a come le persone gestiscono le fiches o le carte.

The biggest bluff è particolarmente attuale

The Biggest Bluff è particolarmente attuale in tempi di emergenza economica e sanitaria. Viviamo in una società in cui da un lato i governi cercano con tutti i mezzi possibili di far fronte al virus. Dall’altro gli individui fanno costantemente i conti con le probabilità di contagio.

Una pressione continua al quale il mondo è ormai sottoposto da mesi. La lezione di Maria Konnikova, frutto del suo viaggio nel mondo del poker, potrebbe essere di grande aiuto oggi. Accettare l’ignoto e lavorare per una maggiore comprensione dell’incertezza.

Una delle cose che trovo molto interessante è che la comunità del poker è stata tra le prime a rendersi conto di ciò che stava succedendo e ad iniziare a dare l’allarme per gli arresti“, afferma Konnikova. “Hanno visto la traiettoria esponenziale“.

Purtroppo, il virus ha bloccato la carriera di poker di Konnikova. “Sono un giocatore di poker dal vivo e non passo un piede dentro un casinò prima che ci sia un vaccino e un’ottima medicina contro di esso“, dice. 

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