Il PNRR: un piano scritto da poche mani fedeli

Camera e Senato sono rimaste ai margini rispetto al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza del governo Draghi.

0
215
Il PNRR

Sembra ormai evidente che il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) sia stato scritto da pochissime mani.

Il PNRR: quali sono i contenuti?


Recovery Plan approvato: più fondi per la “rivoluzione verde”


I contenuti del Piano di ripresa e resilienza, nell’ultima versione consegnata alle Camere, presentano i caratteri del programma di mandato fino alla sua scadenza nel 2026. Tale piano prevede impegni e passaggi attuativi che, di fatto, ammettono ben pochi spazi di modifica. Dunque, l’attuale maggioranza di “unità nazionale”, artefice del Piano, dovrà continuare fino a quella data, ben oltre la scadenza della legislatura nel 2023? Sembrerebbe di sì. In caso di un cambiamento di maggioranza, gli impegni dovrebbero essere ugualmente rispettati. Si creerebbe dunque il paradosso politico di una nuova coalizione obbligata a seguire passivamente la linea tracciata da Draghi.

Le pagine dedicate alle riforme

In quest’ottica, un particolare rilievo acquista la quarantina di pagine del Piano dedicate alle riforme. In esse sono previsti almeno 26 interventi normativi cruciali, dal decreto semplificazioni, a quello sugli appalti pubblici, alla legge sulla concorrenza, fino alla legge delega sulla riforma fiscale. Alcuni aspetti di tali ipotesi sono da tempo oggetto di riflessione pubblica. La loro formulazione compiuta è frutto però della repentina decisione del perimetro ristretto di figure costruito da Draghi. 

La pubblica amministrazione

In materia di pubblica amministrazione, è evidente la volontà di realizzare strutture, temporanee e selezionate in modo informale, di sostegno agli apparati esistenti. Si tratta di una sorta di messa sotto tutela a cui si associa un importante alleggerimento dei meccanismi di affidamento e di gara.

Il PNRR ha un solo garante

Il vero paradosso deriva dal fatto che le riserve espresse dalla Commissione europea sul Piano sembrano essere concentrate sui pochissimi riferimenti in materia fiscale contenuti nel documento italiano. Essi prevedono l’assegno unico universale, già finanziato per cinque miliardi di euro, e gli auspici di una riforma dell’Irpef e degli ammortizzatori sociali. Le riforme inserite nel Piano sono scritte dalla cabina ristretta di coloro a cui il premier intende far gestire le risorse e sono state contestate dalla Commissione nella parte dove sono più necessarie e, appunto paradossalmente, più generali. La “trattativa” si è sbloccata solo dopo la telefonata di Mario Draghi ad Ursula von der Leyen, con cui il premier italiano si sarebbe definito nei termini del garante del rispetto di una generale opera di riforma che non costi troppo e favorisca le “dinamiche” del mercato. Il PNRR, con le riforme in esso contenute, crea una condizione sostanzialmente bloccata dove Mario Draghi e il governo di “unità nazionale” sono imprescindibili.

Esiste davvero un’unità nazionale?

La prima impressione è che, in realtà, si tratti di una forzatura. Per effetto della necessità di disporre dei fondi europei, stanno producendosi l’azzeramento del dibattito politico e una costretta convivenza che non possono non avere effetti sulla qualità della democrazia italiana.

Commenti