Il perché dei militari USA in UE

I militari USA terranno come da programma le esercitazioni legate a “Defender Europe 2020” in un’Europa blindata a causa dell’epidemia di coronavirus. Ecco le origini dell’operazione

0
2115

Nonostante il Presidente americano Donald Trump abbia imposto lo stop ai viaggi Schengen verso gli USA per i prossimi 30 giorni – con l’unica eccezione dei passeggeri provenienti dal Regno Unito – continuano gli sbarchi in Europa di uomini e mezzi dagli Stati Uniti per l’operazione su larga scala nota come “Defender Europe 2020”.
Lunedì la più grande esercitazione mai provata prima prenderà il via come da programma, con le sole defezioni di Finlandia e Norvegia.

L’ufficialità si era avuta quando il 4 e 5 marzo si era tenuto a Zagabria (Croazia) il meeting tra le autorità governative statunitensi e i ministri della Difesa di 27 Paesi Ue – 22 dei quali NATO – durante il quale l’US Army Europe aveva richiesto per i mesi di aprile e maggio  “un’Area Schengen militare” con libera circolazione di 30 mila soldati (20 mila direttamente dall’America), 2500 mezzi pesanti e 33 mila pezzi di equipaggiamento per svolgere le esercitazioni correlate al progetto “Defender Europe 2020” e consentire alle forze armate americane di spargersi “attraverso la regione europea” con piena “mobilità militare” anche grazie alla collaborazione dei civili.

Nonostante le autorità di molti Paesi abbiano caldamente raccomandato (se non imposto, come nel caso italiano) alla popolazione di rimanere all’interno delle proprie abitazioni per prevenire i contagi, le truppe americane saranno esentate dal rispetto delle norme cautelative sul covid-19 e avranno la possibilità di circolare liberamente lungo tutta la fascia dell’Europa centrale fino ai Balcani.
Concessione che ha portato molti – “complottisti” e non – a ventilare l’ipotesi che il reggimento USA disponga di un vaccino contro il virus.

Francesco Vignarca, coordinatore di Rete Disarmo, ha spiegato che l’intento del Pentagono sia di predisporre una forza militare “credibile” in Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Germania, Paesi Bassi e Belgio al fine di “Dimostrare le capacità dei militari statunitensi di schierare rapidamente una grande forza per sostenere la NATO e rispondere a qualsiasi crisi”, proprio ai confini con la Russia.
L’operazione, continua Vignarca, prevederà almeno 6 esercitazioni e imporrà la collaborazione da parte di militari e civili dei Paesi europei secondo un commando coordinato, sostegno reciproco e comune intercomunicazione.

Il piano del Defender Europe 2020

L’Europa, ad esempio, dovrà consentire il transito dei carri armati americani Abrams di 70 tonnellate ciascuno con un consumo medio di 400 litri di carburante ogni 100 chilometri assumendosi l’impegno economico di rafforzare o ricostruire le infrastrutture presenti laddove le circostanze lo richiedano.

Oltre all’obiettivo dichiarato, l’ipotesi è che tale dispiegamento valga a testare la capacità logistica delle forze armate americane e NATO e le nuove tecnologie mobili e Wi-Fi connesse a una tale potenza armata con contestuale rafforzamento del coordinamento delle capacità europee d’intelligence.

Secondo Limes, rivista geopolitica italiana, l’operazione consentirebbe agli Stati Uniti di aprirsi “via terra” il varco riferibile alla cosiddetta “rotta atlantica”, affiancando al libero accesso marittimo – di cui già dispongono – un’efficace mobilitazione campestre.

Allo stesso tempo gli Stati Uniti avrebbero l’occasione di rinsaldare i termini dell’alleanza con l’Europa che verrebbe inevitabilmente incrinata se alcuni dei suoi Stati membri – tra cui l’Italia – aderissero all’ambizioso progetto di ripristinare l’antica Via della Seta la cui firma imminente – fortemente osteggiata dagli USA – vede la Cina in prima linea e disposta a sborsare cifre astronomiche per finanziare le necessarie infrastrutture.

La rotta atlantica

Carta di Laura Canali, 2019

L’analisi condotta da Federico Petroni su Limes, rivela che le operazioni statunitensi, “emblema della supremazia americana sull’Europa“, avranno un notevole impatto sulle dinamiche geopolitiche mondiali: innanzitutto, la portata degli investimenti finanziari USA in Ue evidenziano il ruolo cruciale che ricopre il Vecchio Continente per la logistica americana, tant’è vero che l’operazione non è stata sospesa nemmeno a causa della minaccia del coronavirus che ha determinato la cancellazione di molte operazioni in Norvegia e in Corea del Sud; in secondo luogo, l’esercitazione si svolgerà col chiaro intento di dissuadere la Russia (sempre più vicina alla Cina) da manovre simili a quelle verificatesi in Ucraina durante la crisi del 2014; infine, gli Americani avranno l’opportunità di occupare lo spazio aereo tra Mosca e Berlino.

E tutto questo senza che la popolazione europea abbia un’effettiva voce in capitolo, al contrario. 

Per approfondire CLICCA QUI.

Per agevolare le esercitazioni imposte dagli Stati Uniti la Commissione europea ha già destinato un primo stanziamento di 30 miliardi di euro nonostante l’emergenza sanitaria in atto. A conferma di ciò, il video diramato dalla stessa US Army Europe in occasione dello sbarco dei soldati americani in Baviera – lo scorso 6 marzo – dove si è verificato il primo contagio di coronavirus in Europa.

L’Europa nella morsa del coronavirus

Mentre Finlandia e Norvegia (con 277 casi) hanno deciso di ritirarsi dalle esercitazioni NATO legate al Defender Europe per “preservare l’efficienza operativa” delle proprie truppe, in Europa i contagi da covid-19 sono arrivati anche al Quartier generale NATO a Bruxelles e qualche giorno fa è risultato positivo al tampone lo stesso capo di Stato maggiore italiano, Salvatore Farina.

Nonostante ciò continuano indisturbate le operazioni statunitensi di sbarco lungo la dorsale dell’Europa centrale, tanto che da più parti ci si è chiesto non solo se il contingente americano abbia a disposizione un vaccino ma anche se l’esplosione dell’epidemia e lo svolgimento delle operazioni USA siano in qualche modo collegate. 

Un “partenariato più concreto”

L’origine di tali iniziative congiunte può farsi risalire a un programma ben più ampio. Le operazioni, infatti, s’inseriscono nell’ambito della Cooperazione europea in materia di sicurezza e difesa volte a intensificare la cooperazione tra i Paesi dell’Unione e la NATO riguardanti la reazione alle crisi e ai conflitti esterni, la cooperazione in materia di difesa e l’individuazione di eventuali carenze in ottemperanza ai progetti PESCO istituiti col Trattato di Lisbona l’11 dicembre 2017, ai quali solo non partecipano Danimarca, Malta e Regno Unito.

Mezzi pesanti americani

L’istituzione della cooperazione strutturata permanente nel settore della difesa (PESCO)

Nel 2015 gli Stati europei hanno destinato 203 miliardi di euro per la difesa, una spesa seconda solo agli Stati Uniti d’America. Inoltre, in Ue, da tempo si era avvertita l’esigenza di istituire un piano che contemplasse un Fondo europeo per la difesa – garantito a partire dal 2021 – nonché la promozione di investimenti riguardanti l’industria della difesa e il consolidamento di un mercato unico in materia.

Proprio in questo contesto si era calata la nuova Strategia globale presentata al Consiglio europeo dall’Alta Rappresentante Federica Mogherini il 28 e 29 giugno 2016, occasione nella quale, pur riconoscendo il ruolo della NATO, era stata evidenziata la necessità che l’UE si dotasse di proprie capacità e autonomia strategica al fine di contribuire più attivamente all’Alleanza atlantica o agire direttamente se necessario. 

Il 6 marzo 2017 il Consiglio Ue aveva concordato l’istituzione – in seno allo Stato maggiore a Bruxelles – di una capacità militare di pianificazione e condotta (MPCC) incaricata della pianificazione operativa e della condotta delle operazioni militari senza compiti esecutivi affidando l’ulteriore compito di pianificare e condurre un’operazione militare con compiti esecutivi delle dimensioni di un gruppo tattico dell’Ue, nell’ambito di una cellula di comune coordinamento a Bruxelles.

Nella dichiarazione di Roma adottata dai Capi di Stato e di Governo il 25 marzo 2017, si era riaffermato l’impegno dell’Unione ad assumere maggiori responsabilità in ambito della sicurezza e della difesa e a contribuire alla creazione di un’industria più competitiva e integrata, in cooperazione e complementarietà agli sforzi NATO. 

L’11 dicembre 2017 il Consiglio affari esteri dell’Ue aveva adottato la decisione (PESC) 2017/2315 su proposta presentata congiuntamente da Francia, Germania, Italia e Spagna per una cooperazione strutturata e permanente nel settore della difesa (Permanent Structured Cooperation – PESCO) con l’adesione di 25 Paesi europei.

Nella decisione erano stabiliti impegni vincolanti e i principali riguardavano: 

  • la cooperazione al fine di conseguire obiettivi concordati di spesa, assumendo l’impegno ad aumentare i bilanci del 20% per gli equipaggiamenti per la difesa e del 2% per la ricerca;
  • l’aumento del numero di progetti congiunti e collaborativi;
  • il rafforzamento della disponibilità, dell’interoperatibilità, della flessibilità e della schierabilità delle forze soprattutto attraverso la messa a disposizione di formazioni utilizzabili strategicamente e la semplificazione dei trasporti militari transfrontalieri in Europa;
  • la partecipazione allo sviluppo di programmi comuni di equipaggiamenti attraverso l’Agenzia europea per la difesa (EDA).

Da segnalare anche la creazione – da parte della Commissione – di una nuova direzione generale “Industria della difesa e dello spazio” sotto la responsabilità del commissario al mercato interno, (Thierry Breton), col compito di sostenere, coordinare e completare le azioni degli Stati membri nel settore della difesa attraverso: l’attuazione e il controllo del Fondo europeo per la difesa, la creazione di un mercato europeo dei materiali per la difesa aperto e competitivo, il rafforzamento dell’industria europea dello spazio e l’attuazione del piano d’azione sulla mobilità militare.

Il progetto era già stato ampliato il 10 luglio 2018 quando Unione Europea e NATO avevano firmato una nuova dichiarazione congiunta sulla cooperazione transatlantica nei settori di mobilità militare, cibersicurezza, minacce ibride, lotta al terrorismo e tutela delle donne.

A tali fini il 17 giugno 2019 il Consiglio aveva approvato alcune “Conclusioni” in ambito di sicurezza e difesa, poi confluite nella Nuova Agenda strategica dell’Ue 2019-2024, approvata dal Consiglio europeo il 21 giugno 2019 con gli obiettivi di rendere la PESC e la PSDC (politica di sicurezza e di difesa comune) più reattive e meglio collegate nonché di sviluppare una base industriale e tecnologica di difesa europea in linea con gli impegni PESCO investendo nei settori della difesa e sviluppando capacità e prontezza operativa in collaborazione con la NATO.

Questa prima fase, il cui termine è previsto per la fine di quest’anno, sarà a breve vagliata, aggiornata e – se del caso – rafforzata con ulteriori impegni vincolanti anche grazie alle operazioni NATO legate al “Defender Europe 2020”.

Alcuni dati

Secondo i dati registrati dall’EDA, nel 2018 la spesa complessiva nel settore della difesa in Europa è stata di 223,4 miliardi di euro pari al 1,4% del PIL e il 3,1 % della spesa pubblica generale. Negli ultimi anni la spesa dei Paesi europei in tale ambito è passata dai 590 milioni ai 13 miliardi di euro per il periodo 2021-2027, registrando un aumento di 22 volte superiore.

Le fonti europee mostrano che nel 2018 gli Stati membri hanno investito 44,5 miliardi di euro per l’acquisto di nuove attrezzature per la difesa e in ricerca e sviluppo (circa il 20% della spesa complessiva per la difesa).
Per fare un raffronto, nello stesso periodo la Cina ha stanziato circa 60 miliardi di euro (il 41% della spesa totale) mentre gli Stati Uniti ne hanno investiti ben 160 miliardi (il 30% dell’ammontare complessivo). 

Secondo il Rapporto Annuale NATO 2018 solo l’Italia (col 1,15%) ha mancato l’obiettivo di spendere il 2% del PIL in difesa a differenza di Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia.

Il Fondo europeo per la difesa

Nell’ambito dell’attuale piano finanziario pluriennale, in scadenza il 31 dicembre 2020, l’Unione europea ha già avviato molte iniziative volte a promuovere l’industria della difesa con l’approvazione del regolamento del 18 luglio 2018 e la contestuale devoluzione di 500 milioni di euro per il biennio 2019-2020.

In particolare, il Fondo europeo per la difesa decorrerà a partire dal 2021.

La dotazione di bilancio del Fondo per il periodo 2021-2027 è complessivamente stimata in 13 miliardi di euro dei quali 8,9 miliardi saranno devoluti alle azioni per lo sviluppo e 4,1 alla ricerca.