Il pavone di Draghi: cronaca di fatti politici recenti

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Il pavone di Draghi

Il pavone di Draghi è solo una delle tante, recenti, “uscite” di cui la scena politica del nostro paese si assume il merito. In effetti, negli ultimi giorni si è intensificata la lista delle dichiarazioni impopolari e dei fatti comici, per così dire, di cui sono protagonisti alcuni importanti esponenti politici. Questa volta pare che tutti abbiamo profuso impegno nel dare il meglio di sé. Purtroppo, non è un mistero che la turbolenta, e confusionaria, situazione nel nostro paese sia spesso oggetto di satira e critiche, anche oltre confine. Le recenti vicende non fanno che aggiungere validità a tale tesi. Inoltre, per quanto possano suscitare il riso, nell’immediato, fatta seguire una breve riflessione, riscopriamo che di comico c’è ben poco.

Il pavone di Draghi

Il fatto che spesso le cose accadono senza che possiamo prevederle, in alcuni casi non aggiunge punti a favore. L’attuale situazione scivola su un equilibrio che, per usare un eufemismo, descriverei come delicato. Sdrammatizzare è doveroso, tuttavia, il limite che scinde l’ironia dalla serietà è tragicamente labile. Nel caso dell’episodio che si è reso virale come “il pavone di Draghi”, casca a pennello. Il premier Mario Draghi, nel corso di una conferenza stampa a Porto, viene più volte interrotto dal verso di un pavone. È risaputo che nei giardini del Palacio de Cristal i maestosi volatili si aggirano liberamente. Tuttavia, pare che proprio a partire dal momento in cui Draghi ha preso la parola il pavone abbia iniziato a esternare, come dire, la propria opinione. Il discorso del premier continua, nonostante le numerose interferenze, aprendo un siparietto esilarante.

Al termine dell’intervento, concluso non senza qualche difficoltà, Draghi chiude dicendo: “Adesso sentiamo se anche il pavone ha qualcosa da dire“.

Il gender di Giorgia Meloni

La leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, non fa mancare il suo contributo nel corso di una conferenza stampa nella quale veniva affrontata la questione circa il testo alternativo al DDL Zan, proposto dalla Lega. “Non ho letto il testo e quindi aspetto di leggerlo, ma l’iniziativa della Lega mi sembra intelligente, nel senso che è giusto circoscrivere lasciando da parte materie che secondo noi non c’entrano niente con la lotta discriminazione, come il gender nelle scuole“. Salvo poi dichiarare senza pudore di non sapere effettivamente che cosa sia. “Lei sa cosa vuol dire gender?“, le domanda una giornalista. “Ah, guardi, io non l’ho mai capito bene”, ha risposto la Meloni, “e nemmeno quelli che lo sostengono, visto che ne propongono sempre di nuovi”. Che tale esternazione fosse impregnata di ironia non è chiaro, fatto sta che in tale clima, già sufficientemente teso, non è stata una ventata d’aria fresca.

Dal pavone di Draghi all’interesse di Mattarella per i Jalisse

Tanto per aggiungere benzina sul fuoco, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si riscopre protagonista di un insolito episodio. Nella fattispecie, gli elementi di questa equazione sono Mattarella e i vincitori del Festival di Sanremo 1997, i Jalisse con la celebre canzone Fiume di Parole. I due cantanti per anni, dopo tale successo, hanno tentato invano di proporsi presentando oltre 20 testi di canzoni inedite, e ricevendo sempre un “no” come risposta. Dopo aver tentato ogni strada, perché dunque non fare appello al Presidente della Repubblica? Mattarella accoglie di buon grado la lettera a cui risponde, invitando il duo canoro ad inviargli una copia del loro disco di brani inediti. Molto grato, Mattarella lascia precise indicazioni per far recapitare il dono offerto. Apparentemente nulla di eclatante, se non che forse simili episodi gettano una luce distorta sull’immagine del nostro Paese agli occhi dell’Europa, del mondo.

Questi sono dunque solo alcuni degli accadimenti, parte di un’escalation su cui, detto senza troppe remore, dovremmo fermarci a riflettere.