Il Partito Comunista Italiano. Il 21 gennaio 1921, a Livorno, prese forma e vita il PCd’I

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Partito Comunista Italiano

Il Partito Comunista Italiano prese forma e vita il 21 gennaio di 99 anni fa, a Livorno, sotto il lavoro intellettuale e sotto la guida politica di Antonio Gramsci e Amadeo Bordiga, i due principali suscitatori della “cultura proletaria”

Il Partito Comunista Italiano venne fondato il 21 gennaio 1921 a Livorno quando la parte politica di estrema sinistra del Partito Socialista, la parte comunista, quella profondamente retta da Gramsci e Bordiga, decise di riconoscersi in una struttura specifica e partecipata, di abbandonare il ruolo di una corrente tra i socialisti e darsi quindi la forma di un partito vero e proprio. Ma facciamo un passo indietro e vediamo che cosa accadde nel PSI e come venne alla luce il Partito Comunista d’Italia.

Amadeo Bordiga
Antonio Gramsci

Il tempo della Grande Guerra, del vento rosso della rivoluzione russa, del nazionalismo, dello squadrismo fascista che iniziava a fare capolino, fu un tempo che portò crisi e destabilizzazione. Il Partito Socialista iniziò a risentirne: frequenti furono gli scontri e i confronti all’interno del partito ma soprattutto si acuì il conflitto interno tra ala riformista e ala rivoluzionaria. La parte rivoluzionaria o massimalista, guidata da Giacinto Menotti Serrati, fu avversa a ogni collaborazione con lo stato borghese. Questa impostazione risultò in piena sintonia con lo stato d’animo della maggior parte della classe operaia italiana degli anni 1919-1920, ma fu molto lontana dal proporre un piano d’azione concreto, invocato invece dai riformisti, favorevoli alla collaborazione con la parte progressista della borghesia. Gli esponenti riformisti, guidati da Filippo Turati, non perdevano occasione per sottolineare che il partito, in attesa di una rivoluzione che non si realizzava, non avrebbe dovuto rinunciare all’uso degli strumenti che il sistema democratico poteva offrire, compiendo una progressiva trasformazione della società. Proprio quando la polemica tra le due correnti si arroventò, emerse una terza posizione politica, legata ad Amadeo Bordiga e al giornale torinese L’Ordine Nuovo, fondato nel 1919 da una vivace e colta èlite intellettuale che ebbe tra i suoi esponenti più rappresentativi Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti.

Bordiga e Gramsci si trovarono uniti e vicini nella volontà di dare alla sinistra il carattere e il vigore di un nuovo partito, un partito rivoluzionario sul modello di quello realizzato da Lenin in Russia: un’avanguardia operaia delegata a organizzare lotte politiche attraverso i consigli di fabbrica. I due politici divennero in breve tempo due trascinatori carismatici e le loro voci all’interno del PSI non sfuggirono neppure all’attenzione storica; gettarono rapidamente le basi per un partito nuovo, non più socialista ma un partito in grado di organizzare lo Stato operaio seguendo l’esempio del bolscevismo che sia per Gramsci che per Bordiga fu un fenomeno storico di immensa portata, non opera di utopisti ma di avanguardie consapevoli e di «masse che si muovevano sull’unica strada giusta».

La scissione di Livorno non fu solo una separazione, un momento di rottura. Quella scissione del 1921 fu anche un’origine: l’origine del Partito Comunista Italiano. Un partito che cercò di mettere in campo il progetto del proletariato andando oltre i meri formulari ideologici e mirando alla coscienza collettiva.

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