Il Partito Comunista Cinese non è un partito per donne

0
187
Cina

Il potere politico in Cina è in mano agli uomini. Poche erano le donne in posizione di comando presenti al centenario del partito comunista cinese. Tutti i membri del Politburo sono uomini, tranne una, la vice premier Sun Chunlan.

Chi è l’unica donna del Politburo a 25?

Sun Chunlan è nativa della provincia di Hebei. Nata nel 1950, è entrata nella forza lavoro nel 1969 ed ha aderito al partito comunista nel 1973. Chunlan ha rivestito incarichi di rilievo nella federazione femminile provinciale e nel sindacato. È stata membro del Politburo del 18° Comitato centrale del PCC e dal 2012 al 2014 è stata segretario del Comitato municipale di Tianjin del PCC. Dal 2014 al 2017 è stata capo del Dipartimento del Lavoro del Fronte Unito del Comitato Centrale del PCC. Ora, è membro del Politburo del 19° Comitato centrale del PCC e nel 2018 è stata nominata vicepremier del Consiglio di Stato.

Quante sono le donne presenti nel Partito?

Sun Chunlan rappresenta l’eccezione non la regola. Pur essendo una dei quattro vice presidenti non fa parte del Comitato direttivo permanente a sette. L’organo è totalmente rappresentato da uomini. La carriera politica per le donne in Cina è molto difficile, le donne presenti nel partito sono solamente 83 su 938 delegati d’elite. L’8 per cento circa. La Cina è a livello globale al 86° posto per numero di posti del governo assegnati alle donne, secondo la Unione inter-parlamentare globale. L’assenza delle donne è in parte una dinamica, non scritta, nelle regole del partito.


Gli epurati dal PCC nella storia


Le donne del partito non devono essere competitive

Le donne, oggi, rappresentano solamente un quarto dei membri ed una volta nel meccanismo del partito sono spesso indirizzate verso posizioni meno competitive rispetto agli uomini. Alcuni di questi rami meno competitivi sono quello dell’educazione, nel lavoro del Fronte Unito ossia la propaganda e nelle politiche sociali. Mentre la polizia, la censura di internet e l’esercito sono dominate dagli uomini. Victor Shih, un professore associato alla scuola di politica pubblica della UCSD, ha dichiarato ad Al Jazeera che: “C’è probabilmente un pregiudizio pro maschio nel reclutare i membri del partito e nella scelta di mettere le donne o gli uomini in posizioni di vertice.”

Il partito impedisce alle donne di far carriera

L’ascesa verso i vertici del partito comunista è commisurata all’esperienza e ai successi ottenuti nella precedente mansione. Ma, se nella mansione precedente non si è ottenuto una carica di governatore o segretario di partito di una determinata provincia o di una grande città. Allora sarà impossibile proseguire la scalata ai vertici. Le donne in tali posizioni sono molto poche. Un ulteriore ostacolo per arrivare ai vertici del partito per una donna sono i limiti dovuti all’età pensionabile. Per le donne in Cina è fissata a 55 anni. Perciò, nel momento in cui si potrebbe fare il salto di qualità nella carriera politica questo viene interrotto da una legge.


La minoranza femminile degli uigure


Le quote rosse a livello provinciale

Il partito ha istituito, nel 2017, un 10% di posizioni riservate alle donne. Ma questa percentuale non viene quasi mai rispettata a causa di una radicata preferenza per gli uomini da parte dei votanti. Le donne occupano solo il 9,33 per cento dei posti a livello di contea, come capo del governo o segretario di partito. Il numero di donne è inversamente proporzionale all’aumento della carica come segretario cittadino (5,29%) o provinciale (3,23%).

Le quote devono rimanere le stesse

La società cinese è prevalentemente maschilista e le donne affrontano pregiudizi culturali non dichiarati. Valarie Tan, analista del Mercator Institute for China Studies in Germania, ha dichiarato che: “Gli stereotipi di genere o le norme tradizionali storiche sono ancora oggi molto presenti. Direi ancora di più sotto Xi Jinping, l’aspettativa è che le donne alla fine devono sposarsi, devono prendersi cura dei bambini, invecchiare e prendersi cura dei nipoti”. Il patriarcato è presente e le quote rosse per le donne non devono aumentare perché sarebbe una minaccia all’ordine costituito prevalente. E potrebbero portare via soldi agli uomini.


Cina: il paese adotta la politica dei tre figli


La discriminazione nella società cinese

La liberalizzazione da parte del Governo all’aumento del numero di figli, può essere vista come una condanna dal punto di vista delle donne. Quest’ultime, infatti, avranno la possibilità di preservare la stirpe cinese con ben 3 figli. Dedicarsi alla casa, alla crescita dei figli e non alla possibilità di carriera. L’uguaglianza del partito comunista cinese è solo teorica. Solo qualche anno fa, la nascita di una bambina in una famiglia cinese era considerata una sentenza di morte. Il cosiddetto aborto selettivo è ancora una pratica presente in diversi paesi del mondo. Secondo l’Ufficio nazionale di Statistica cinese all’appello mancano 30 milioni di bambine mai nate. Le bambine mancanti sono quelle abortite o non registrate alla nascita.

Le donne oltre al partito

Le donne in Cina non sorreggono metà del cielo, come diceva Mao. Ma, sorreggono l’altra metà del lavoro. Nell’egualitarismo nominale Mao nascondeva anche le antiche pratiche della violenza di genere e la politica del figlio unico. La Cina oggi ha 34,9 milioni di uomini in più rispetto alle donne secondo l’ultimo censimento di maggio 2021. Inoltre altre pratiche come il concubinaggio e la prostituzione sono tornate in auge. Mentre le discussioni online sul femminismo e le molestie sessuali sono censurate dal Partito. Questo ha anche reso più difficile ottenere il divorzio, con l’obbligatorietà di un periodo di riflessione anche in caso di violenza domestica.


Rapporto del World Economic Forum


L’agenda del 2030

Gli obiettivi dell’agenda Onu del 2030 sono quelli di ottenere una parità di trattamento tra uomo e donna. Secondo il rapporto del World Economic Forum, di marzo 2021, sul divario di genere la Cina ha chiuso al 107° posto nella classifica generale. Per quanto riguarda il divario di genere la Cina ha chiuso al 68,2%, migliorando di 0,6 punti percentuali rispetto all’edizione dell’anno scorso. L’indice si basa su 4 pilastri: la partecipazione economica, l’educazione, la salute e la sopravvivenza e empowerment politico. 

I numeri del divario tra donne e uomini in Cina

Il progresso di 0.6 punti percentuali è dovuto sostanzialmente al miglioramento nella partecipazione economica. Però, in termini ruoli, solo l’11,4% dei membri del consiglio sono donne e il 16,7% degli alti dirigenti sono donne, ciò corrisponde a un divario di genere dell’80%. La limitata presenza di donne in posizioni di leadership si riflette anche nel grande divario di empowerment politico. Solo l’11,8% di questo gap è stato chiuso finora, posizionando la Cina al 118° posto a livello globale. Difatti, solo il 24,9% dei parlamentari e il 3,2% dei ministri sono donne. Negli ultimi 50 anni solo una donna è stata a capo di uno stato per meno di un anno. La strada è ancora lunga sia per la Cina che per il Partito Comunista al potere.