Il Papa in contatto con i talebani: intanto sale l’allarme Isis

Il Papa in contatto con i talebani per ottenere i corridoi umanitari necessari a salvare diverse vite umane. 

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Il Papa in contatto con i talebani

In mezzo a situazioni così estreme e caotiche, sul piano diplomatico, la gente in Afghanistan, continua a non trovare una via d’uscita. Un dialogo con il nuovo regime di Kabul dunque, potrebbe essere forse, un modo per ottenere garanzie concrete per assicurare subito dei corridoi umanitari. Pertanto tra le varie iniziative che si registrano, vi è quella della Segreteria di Stato Vaticana. La quale sotto la spinta del Papa è in contatto con i talebani. Per proporre e attivare strumenti di protezione umanitaria.

Il Papa in contatto con i talebani: perchè?

A regnare, in Afghanistan, è il caos. Con l’aeroporto di Kabul, vicino al collasso. Preso d’assalto da quanti cercano di salire sugli aerei che dovrebbero portarli in Occidente. Difatti crescono le tensioni per trovare una via di fuga più veloce e abbandonare il Paese. E’ una situazione che inizia a sfiorare i confini della crisi umanitaria. Mentre la gestione dell’emergenza si fa sempre più complicata. Pertanto, dopo il disastro da parte degli USA, che getta sul Medio Oriente un’ombra instabile, Papa Francesco starebbe tentando un reale punto di contatto con il potere talebano. Per ottenere i corridoi umanitari necessari a salvare diverse vite umane. Con l’aiuto della Congregazione delle Chiese Orientali, e con una triangolazione che passa dalla Turchia di Erdogan. Che vede nella collaborazione con i Talebani un ulteriore passo per il suo sultanato.

La “sfida” del dialogo di Papa Francesco

Papa Francesco nel suo pontificato ha teso più volte la mano ad altre confessioni, e ad altre religioni. Come l’Islam. Con il suo stile personale e inconfondibile ha avviato un percorso di dialogo interreligioso. In linea con il Concilio Vaticano II. Fatto di stima, e di solidarietà. Frutto di una maggiore presa di coscienza degli insegnamenti del Vangelo. Un dialogo che rappresenta la logica conseguenza della dichiarazione sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune. E che al momento pare sembra giocare un ruolo decisivo per far leva sui talebani. In quanto il nemico bisogna trattarlo non solo come tale, bensì come una figura con cui si può, dialogare. Per costruire una strada su cui camminare. E, quando servono, dei ponti su cui venirsi incontro e tendersi la mano. E cercare di costruire la pace, resistendo alla logica dell’odio e dell’omicidio.

Intanto sale l’allarme per il pericolo Isis

Dalle immagini che hanno accompagnato mediaticamente la rapidissima ascesa ed espansione dell’autoproclamato Emirato islamico dell’Afghanistan, l’attenzione dell’intelligence e del mondo occidentale è sul fenomeno Isis. Che potrebbe inviare le proprie cellule per compiere stragi destinate a trasformare la vittoria talebana in un suo trionfo propagandistico. Difatti l’avvicinarsi del ventesimo anniversario degli attentati dell’11 settembre 2001, rappresenta un forte incentivo per Al Qaeda a colpire. Per rivendicare la continuità del movimento, e la sua capacità di resistenza. Intanto nel vertice con gli 83 paesi della Coalizione globale anti Isis, il minitro degli Esteri Di Maio, ha affermato: “La minaccia è particolarmente allarmante nel continente africano. Per questo motivo ho proposto di istituire un Gruppo di Lavoro dedicato all’Africa, che possa identificare e fermare le minacce terroristiche“. 

Il Papa in contatto con i talebani: costruire la pace

Quindi che fare? Bombardare non serve che a offrire giustificazione e capacità di reclutamento ai motori della violenza. Per non parlare poi di truppe di terra. Che disastro le guerre di Kabul e di Baghdad. Dunque siamo a questo punto. Pensare l’impensabile. Accettare quell’ossimoro che è l’idea di una Democrazia costretta a combattere per salvarsi. E pensarlo con tanta più pena. In quanto nessuna fra le regole stabilite, da Tucidide a Clausewitz ai teorici della guerra, sembra applicarsi a questo “Stato” che porta il conflitto tanto più lontano in quanto i suoi fronti sono incerti e i suoi combattenti hanno il vantaggio strategico di non fare alcuna differenza fra ciò che noi chiamiamo vita e ciò che loro chiamano morte. I fantasmi del passato dunque, riaffiorano nel presente. È come se i tempi passati non fossero mai stati, perché sono. È una realtà tanto lontana quanto vicina alla nostra.


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