sabato, Luglio 20, 2024

Il Palazzo inglese del Vaticano e i suoi segreti

É proprio una fitta rete di omissioni e misteri quella che gira intorno all’acquisto, da parte del Vaticano del palazzo inglese a Londra, al numero 60 di Sloane Avenue. Tanti interrogativi ruotano intorno ai 300 milioni persi dal Vaticano facenti parte dell’Obolo di San Pietro e gestiti dalla Segreteria di Stato, accusa fondamentale di tutta l’intera vicenda.

Da dove cominciamo?

Intanto, il Vaticano è ancora il proprietario dell’immobile, il palazzo inglese. Nella vicenda bisogna stabilire tutti i legami tra la società d’investimento Gutt basata in Lussemburgo, Raffaele Mincione, altro finanziatore, la Segreteria di Stato Vaticana e la procura della Santa Sede. Quest’ultima consentiva agli alti prelati di firmare atti in nome e per conto del Vaticano. Per sciogliere il bandolo della matassa in quella che è a tutti gli effetti una crime story finanziaria, bisogna partire da un punto certo. Ossia, le accuse fatte dai Cardinali coinvolti, nei confronti di Raffaele Mincione.

Mincione e il palazzo inglese del Vaticano

La figura di Mincione appare cruciale in molte delle vicende dove sono presenti fondi d’investimenti e transazioni. Il punto focale della vicenda sarebbero l’acquisto dell’ intero edificio di Londra da parte del Vaticano che prima era per il 55% di proprietà di un altro nome noto nella vicenda, Gianluigi Torzi con la società Gutt e, l’investimento da parte del Vaticano nel Global Opportunities fund di Athena di Mincione.


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Come si è arrivati alla rottura con Mincione?

A fine 2018 la segreteria di Stato vaticana si allontana da Mincione e blocca l’investimento del fondo di Athena. Le quotazioni del fondo erano in perdita e le casse vaticane sotto di 18 milioni di euro. La Segreteria di Stato facente capo al Cardinale Becciu, aveva investito nel fondo 155 milioni di euro, ma in 4 anni il valore era sceso a 137 milioni di euro. L’intero importo era stato destinato per il 55% all’acquisto dell’immobile londinese e il restante a degli investimenti in altre società gestite o legate a Mincione.

Il Vaticano chiude i rapporti con Mincione: ma il Palazzo inglese non si tocca!

La Segreteria chiude tutto, adducendo alle perdite, ma si decide di trattenere l’immobile il cui valore era di 260 milioni di euro ma, gravato da un mutuo ipotecario di 146 milioni . Così, stando alle dichiarazioni, per il disinvestimento dei fondi legati a Mincione la segreteria di Stato versa più di 46 milioni di euro alla Wrm Capital Asset management. L’importo viene addebitato su un conto vaticano della Credit Suisse a favore di Herbert Smith Frehills, che gestiva il fondo.

Le verità nascoste

Arriviamo ai punti più oscuri della vicenda. La Segreteria di Stato cede le quote del fondo di Athena chiudendo la partecipazione. Secondo i Pm del Vaticano quello è il momento però in cui avviene uno strano passaggio. Infatti seguendo i soldi si è appurato che quelli arrivati al fondo sono solo il corrispettivo per la cessione delle quote della Gutt. La Gutt di Gianluigi Torzi è la società proprietaria dell’immobile londinese, dalla quale il Vaticano ha acquistato a novembre del 2018 quote di capitale. Quindi, siamo davanti ad uno scambio tra investimenti decisi dalla Santa Sede, che vede come beneficiario dell’intera vicenda Raffaele Mincione.

Il vero valore del palazzo inglese del vaticano

L’accusa stabilisce che il vero valore dell’immobile ammonta a 360 milioni di euro, perché è falso il fatto che sia costato 250milioni e al momento ne varrebbe 260milioni. In quanto c’è il denaro che è andato nelle tasche di Mincione come commissione di gestione, quantificato in 16 milioni di euro. Per non parlare poi dei 2 milioni per il finanziatore Cheyne, per la sua l’attività di advisor nella stipula il contratto. Così come, sempre secondo gli atti dell’accusa, Mincione avrebbe investito fondi vaticani a società a lui riconducibili o a lui legati come la Time&Life.

I rapporti tra Mincione e la Segreteria di Stato di Angelo Becciu

Oltremodo ci sono ancora tutti gli investimenti effettuati per acquistare quote azionarie che nel tempo avrebbero causato ingenti perdite per il Vaticano. Tutte queste operazioni ovviamente, secondo l’accusa sono state fatte in concussione con i funzionari della Segreteria di Stato vaticana. Del resto, Raffaele Mincione non è l’ultimo arrivato a fare affari con la Santa Sede. Risalgono, infatti, al 2012 investimenti nel campo del petrolio in Angola, fatti dal Vaticano tramite il finanziere. Wrm Capital Asset management e Credit Suisse, già allora erano presenti al tavolo delle trattative per questi investimenti. Ma grazie ai consigli di Mincione l’investimento, considerato rischioso, fu indirizzato verso il fondo di Athena.

Connessioni tra Mincione, Wrm e fondo di Athena

L’investimento però doveva essere fatto ugualmente e così 147 milioni di euro transitarono nel fondo gestito da Athena. In fondo era, ovviamente, gestito da Mincione ma riconducibile anche a Wrm, nel cui consiglio di amministrazione presiede sempre lo stesso finanziere. La segreteria di Stato di Becciu non figura nel registro del fondo perché di fatto sono i due soggetti finanziari a versare le somme.

I soldi del Vaticano, Il Credit Suisse e la Citco

Le fiduciarie della Santa sede sono il Credit Suisse e la Citco, ed è con loro che Mincione tratta per sottoscrivere il finanziamento dei 147milioni di euro. Quindi, la Wrm non può essere al corrente che quei soldi arrivassero dall’Obolo di San Pietro. C’è, comunque una prova agli atti che stabilisce che questi soldi investiti dalla Segreteria vaticana provengono da investimenti precedenti che si presume siano stati realizzati prelevando dall’Obolo. Tutti gli attori della vicenda erano a conoscenza delle operazioni di gestione dei fondi.

La motivazione vera qual è dietro a tutta questa speculazione?

Il domanda cruciale della vicenda è quando il Vaticano chiude tutto perchè invece di portarsi i soldi a casa e salvare il salvabile, adducendo a delle perdite, invece procede con l’investimento sull’immobile? La risposta sta nel fatto che le previsioni portano a considerare che il valore dell’immobile potrebbe raddoppiare raggiungendo quote di 600milioni di euro,un pò lontani da quanto dichiarato dalla Segreteria di Stato! quindi è sempre il denaro a fare gola, indipendentemente dall’abito che un uomo indossa.

Il Vaticano a processo per il palazzo inglese

Ai giorni nostri intanto nel processo che vede Mincione implicato davanti all’Alta Corte di Giustizia di Londra è stato convocato il Vaticano a giustificare il suo operato. Ma la Santa sede fa appello ai vincoli di giurisdizione, in quanto, come hanno spiegato i legali del Vaticano, uno Stato non può essere giudicato da un giudice di un altro Stato. Aspettando gli sviluppi del caso viene proprio da chiedersi per quanto tempo i fedeli possono rimanere fedeli a un’istituzione che non rappresenta più quanto dichiara, ma forse non l’ ha mai fatto in verità .


Cate Madapple
Cate Madapple
"Scientia potentia est: sapere è potere" è questo il mantra del giornalista che ad ogni nuovo giorno sa di sapere un po' di più.

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