Il nuovo clima: rischi piccoli uragani nel Mediterraneo

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Il nuovo clima

Il nuovo Clima: rischio piccoli e cattivi Uragani nel Mediterraneo. L’aumento della temperatura dei mari sta già alterando le condizioni meteo mondiali.

Il cambiamento climatico sta modificando le tipiche condizioni meteo delle stagioni così rapidamente che ormai non ci si fa più quasi caso, e i fenomeni estremi, dopo aver fatto notizia nelle prime pagine dei giornali, vengono scordati perché stanno divenendo la nuova normalità. Il Mediterraneo è entrato nel vivo della stagione in cui si possono formare delle aree cicloniche con similitudini con gli uragani che si formano nelle aree tropicali. Tali fenomeni sono stati chiamati Medicane, noti dapprima come TLC.

Negli ultimi anni due TLC (il termine Medicane è orribile da usare) si sono formati nel Mar Ionio e hanno poi colpito la Grecia. Uno di questi nel 2017 è stato violentissimo. Fu una tempesta di rara intensità che interesso la Grecia, causando ingenti danni e provocando 20 vittime. Il TLC, visto dal Meteosat, appare sembra una di quelle tempeste che si osservando nelle acque tropicali dell’Oceano Atlantico e del Pacifico.

medicane del 2006 in puglia - Meteo, con il nuovo Clima: rischio piccoli e cattivi Uragani nel Mediterraneo
Medicane del 2006 in Puglia.

Medicanes (Mediterraneo + uragani) non sono eventi meteo molto comuni, né ricorrenti per nostra fortuna. Secondo riviste con interviste a meteorologi internazionali, si stima che si formino una o due volte l’anno in media in tutto il Mediterraneo. Ma tal valore non è ufficializzato da alcuna autorità. Ma il Medicane è davvero un uragano? I Medicani hanno molto in comune con le tempeste tropicali, con forti venti che girano intorno a un nucleo e piogge torrenziali. Nel 2014, il Medicane Qendresa ha colpito Malta con venti sostenuti fino a 110 chilometri all’ora e con raffiche fino a 150. Fu sfiorata la Sicilia meridionale.

Tuttavia, le acque del Mediterraneo non sono estese e abbastanza calde da sostenere la forza necessaria per chiamare queste tempeste uragani legittimi, così afferma Yochanan Kushnir, che studia la variabilità climatica al Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia, intervistato nel 2017da Science, la fisica e la dinamica del Medicane sono diverse da quelle degli uragani. Ma vediamo come si formano i Medicane. Innanzitutto, è più probabile che i cicloni mediterranei si verifichino in autunno e sino ad inizio inverno. Ma ne sono stati osservati anche in primavera.

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Come gli uragani convenzionali si sviluppano su acque calde. Mentre i cicloni dell’Atlantico o del Pacifico richiedono temperature di circa 26,5°C per crescere, si sa che i Medicanes si evolvono in acque anche ben più fredde, sino a 14 gradi. La loro formazione dipende da fattori che differenti rispetto agli uragani convenzionali dei Tropici, nonostante abbiano delle marcate affinità. Gli uragani si formano attorno a un nucleo caldo e si spostano da est a ovest, dice Kushnir, mentre i Medicanes hanno un nucleo inizialmente freddo e viaggiano da ovest a est. Nucleo che solo nel seguito si scalda.

Iniziano come le normali tempeste invernali, sono però più piccole e meno intense. Ma a volte, tali tempeste iniziano a sottrarre calore e umidità dal Mediterraneo, convertendo termodinamicamente quegli ingredienti in energia, proprio come fanno gli uragani. Si sviluppa un intenso sistema di bassa pressione, dice Kushnir, che assomiglia molto a un uragano con nuvole che circondano un aspetto che sembra un occhio, guidate dai venti occidentali in alto, queste tempeste si spostano verso est.

Però, il dottor Kushnir sembrerebbe trascurare alcuni particolari dei Medicanes. In effetti, nonostante le varie pubblicazioni su questi eventi meteo, si sa ancora poco sulla dinamica di tali fenomeni, essendo comunque molto rari per essere studiati approfonditamente come le tempeste tropicali. Da qui anche la difficoltà previsionale, anche se negli ultimi 10 anni, ogni evento di Medicane è stato previsto puntualmente, offrendo la possibilità di allertare la popolazione.

La parte occidentale del Mediterraneo tra la Spagna e la Sardegna è uno dei due hotspot per la formazione di Medicane. L’altra area è nel Mar Ionio a ovest della Grecia, dove si formò Numa. La tempesta cattivissima che interessò la Grecia. Il dottor Kushnir sostiene che sebbene si preveda che i Medicane saranno relativamente rari, nei prossimi decenni, con l’aumento delle temperature della superficie del mare, potranno presentarsi con maggior forza, ed essere classificati con le prime due, forse tre, categorie della Scala Saffir-Simpson. In tal circostanza, gli effetti a terra potrebbero essere molto maggiori rispetto a quelli attuali, con ingentissimi danni.

Si calcola che vari Medicanes nell’arco di un secolo, abbiano raggiunto almeno la forza 1 della Categoria Scala Saffir-Simpson. Per altro, i mari indicati come hot spot per tali eventi, ormai ogni anno raggiungono, e superano i 27°C di temperatura superficiale, un valore che darebbe energia, se vi fossero le condizioni, a uragani devastanti, seppur di piccole dimensioni. A tal proposito, merita di essere citato il Medicane che interessò la Puglia meridionale il 26 settembre 2006. La stazione meteo di Galatina registrò raffiche di 150 km/h ed un crollo di 10 hPa in circa un’ora. Tutto il Salento fu interessato da una tempesta ciclonica di ristrette dimensioni che causò ingenti danni alle cose.

E sono tali eventi il maggior rischio nel Mediterraneo del futuro.

Fonte: Meteo Giornale