Il mosaico di Uşaklı Mound nel tempio di Zippalanda

L'opera rinvenuta nella provincia di Yozgat è considerata la più antica del Medio Oriente

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Mosaico di Uşaklı Mound
Il ritrovamento è il più antico del bacino del Mediterraneo

Si trova in Turchia il mosaico di Uşaklı Mound che secondo gli studiosi sarebbe il più antico del bacino del Mediterraneo. Una decorazione pavimentale ittita che si trova tra i resti di un possibile tempio. Agli scavi partecipa l’Università di Pisa.


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Com’è fatto il mosaico di Uşaklı Mound?

Gli archeologi lavorano agli scavi in Turchia che sono in corso dal 2008 per cercare la città ittita di Zippalanda. Gli interventi hanno portato alla scoperta di alcuni edifici e del mosaico di 3×7 metri composto da 3.147 pezzi. Gli elementi utilizzati per realizzarlo sono disposti in modo da creare forme geometriche, accostando pezzi di colore e grandezza simile. Con la rimozione dello strato superiore si scorgono tre cornici rettangolari al cui interno ci sono triangoli bianchi, rosso chiaro e anche blu-nero.

La città ittita di Zippalanda

Le evidenze archeologiche rinvenute a Uşaklı Mound confermerebbero l’esistenza della città sacra degli Ittiti. Il centro che le genti mediorientali hanno costruito in onore al Dio della Tempesta sorgeva proprio al di sotto del luogo in cui si scava. Infatti, le fonti documentarie e la posizione geografica hanno trovato riscontro anche nei rinvenimenti di edifici antichi. Il gruppo di studiosi italo-turchi ha scoperto le strutture di un tempio nell’area A del cantiere, dell’Acropoli e dei quartieri bassi e della zona fortificata. Il nucleo abitato è frequentato fin dall’epoca del Bronzo antico e poi fino al periodo ottomano.

L’antenato dei mosaici romani

Il pavimento rinvenuto nella provincia di Yozgat in Turchia è di certo il più antico del Medio oriente. Per realizzarlo gli ittiti hanno utilizzato pietre irregolari accostate, non tessere di dimensioni pressoché uguali. Anche le raffigurazioni sono più semplici e lineari di altre, come il mosaico della battaglia di Isso. Gli archeologi dell’Università di Pisa e i colleghi propendono quindi per l’ipotesi che l’opera sia da considerarsi un precursore delle decorazioni romane e bizantine.