Il monito del Papa: “L’Europa torni alla visione dei padri fondatori”

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Il monito del Papa

“I cristiani con i loro schemi moralistici non mostrano Dio”. Il restaurazionismo del passato uccide”. E’ il monito del Papa ai cristiani europei. Che arriva durante la messa celebrata ieri a San Pietro. Per il 50.mo dell’istituzione della Ccee. Il Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa. E, proprio in risposta al nichilismo europeo incombente, il Pontefice osserva che, l’Europa deve tornare alla visione dei padri fondatori. Dunque, il problema è sempre quello. Lo stesso. Che fu posto poco meno di un secolo e mezzo fa. Da Friedrich Nietzsche. E cioè se l’Europa vuol essere se stessa. Oppure se scelga di rinunciare alla propria identità ed essere il nulla. In tal caso deve sbarazzarsi di tutti quegli “ismi” che sinora le hanno soffocato il petto. E impedito il respiro.

Qual è il monito del Papa ai cristiani?

Il monito del Papa è proprio sull’atteggiamento dei credenti in Europa. “Accusati” di revisionismo. Di non saper far tesoro delle lezioni della storia. Dice Bergoglio: “Purtroppo, è di moda quel restaurazionismo del passato che ci uccide, ci uccide tutti”. Certo negli ultimi tempi si è puntato il dito contro l’Europa. Stigmatizzandola come “Grande Malato”. Ma la realtà che abbiamo dinanzi ci impone di rifondare su basi più solide e giuste il processo d’integrazione europea. Tuttavia sinora, si è omesso di porre il dito là dove la carne è più viva. Quali, gli egoismi nazionali e il deficit di democrazia lampante di alcuni Paesi. Come pure le sfide della globalizzazione. Ma se non ci si integra per gli interessi del popolo europeo, per quali interessi ci si integra?


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L’Europa torni alla visione dei padri fondatori

L’integrazione dell’Europa deve inverarsi all’insegna di quei valori che la sua storia ed identità le comandano. Quali il dialogo, la pace e la tolleranza. Valori che inglobano un insieme di idee e correnti. Prodotti nel corso dei secoli, da quel continente che è stato il motore intellettuale e spirituale del mondo e della storia. I nostri padri fondatori ci hanno lasciato un patrimonio ideale. Che abbraccia il liberalismo, il socialismo, il cristianesimo sociale. Ed anche l’ambientalismo, il sindacalismo, la socialdemocrazia. Ma nel corso degli anni tutte queste pulsioni si sono spesso scontrate. Perchè si è voluti imporre la priorità dell’integazione economica. Ma allora di quale costruzione ha dunque bisogno, la casa comune europea? “Di lasciare le convenienze dell’immediato per tornare alla visione lungimirante dei padri fondatori. Visione profetica e d’insieme. Perché essi non cercavano i consensi del momento, ma sognavano il futuro di tutti”, rimarca il Pontefice.

Riflettere, ricostruire, vedere

Il Papa invoca dunque la ricostruzione. Nonostante l’Europa erediti dalle sue guerre, dai suoi conflitti sociali, dalle sue trincee e dalle sue strade macchiate di sangue una tale ricchezza di princìpi quale al Mondo non è possibile trovar riscontro. Ciò vale pure per la Chiesa. A volte concentrata su dibattiti e strategie. E con le porte spesso chiuse e le serrature cambiate. Finendo così per “perdere di vista il vero programma, quello del Vangelo. Lo slancio della carità, l’ardore della gratuità”. Afferma Papa Francesco. Poi ricordando la memoria di San Pio da Pietrelcina il Pontefice riporta l’esempio dei tanti santi e beati, laici e consacrati. I quali “hanno cominciato da sé stessi, dal cambiare la propria vita accogliendo la grazia di Dio“.