Continua a raccogliere consensi e firme l’iniziativa «La storia è un bene comune», lanciata per far sì che quest’importante disciplina, custode delle origini dell’umanità e simbolo dell’importanza del passato per costruire un presente e un futuro migliore, non venga trascurata e soprattutto non sparisca gradualmente dalle scuole e dalle università. La proposta è stata avanzata ufficialmente dalle pagine del quotidiano Repubblica (che appoggia in pieno la mobilitazione a sfondo culturale) il 26 aprile dalla senatrice a vita Liliana Segre, dallo storico Andrea Giardina e dal popolare autore della saga del commissario Montalbano, Andrea Camilleri.

Nel giro di pochi giorni, il mondo della cultura si è mobilitato per far sentire la propria voce in difesa della storia, ottenendo il sostegno di grandi e illustri nomi, tra cui spiccano quelli di Alberto Asor Rosa (critico letterario), Roberto Saviano (autore del libro «Gomorra»), Gad Lerner (giornalista), Eva Cantarella (storica dell’antichità e del diritto antico) e Corrado Augias (giornalista e scrittore). Da non sottovalutare nemmeno le adesioni di Elena Ferrante, autrice de «L’amica geniale», fenomeno letterario di questi ultimi anni, e del regista Paolo Sorrentino, premio Oscar nel 2014 con «La Grande Bellezza». Insomma, da studiosi a letterati, passando per artisti, giornalisti e fumettisti, sono davvero in tanti coloro che si stanno schierando a favore della disciplina storica.

Il manifesto e le richieste dell’iniziativa

L’iniziativa culturale si avvale di un vero e proprio manifesto e ad oggi risulta la più credibile tra i vari movimenti sorti di recente per far sì che la storia non venga messa da parte nelle istituzioni scolastiche e universitarie. Innanzitutto, i promotori hanno rivolto un appello al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca affinché tuteli maggiormente questa disciplina e faccia un passo indietro rispetto alla decisione comunicata lo scorso ottobre di eliminare dalla prima prova dell’esame di maturità la traccia a sfondo storico. Fin da subito, questa presa di posizione aveva incontrato l’opposizione di Liliana Segre che, nel corso di un’intervista rilasciata a Repubblica nel mese di febbraio, aveva spiegato di essersi rivolta alla VII Commissione del Senato per avere maggiori delucidazioni in merito alla scelta di sopprimere la storia dall’esame di maturità. La senatrice aveva parlato di «un atto molto grave», ricordando che memoria e storia procedono di pari passo e non sono imprescindibili l’una dall’altra.

Liliana Segre: la senatrice a vita sottolinea l’importanza della storia.

Gli obiettivi di «La storia è un bene comune» sono anche altri. Infatti non si nasconde una grande preoccupazione per la costante diminuzione delle cattedre universitarie legate proprio all’insegnamento delle varie discipline storiche a causa di mancanza di fondi. Al contempo si starebbero anche tagliando le ore di didattica nelle scuole e non vi sarebbe alcuna tutela verso la ricerca e le assunzioni di nuovi e giovani esperti. Nel manifesto ufficiale si legge chiaramente che «I pericoli sono sotto gli occhi di tutti», poiché ormai si tende a negare e smentire fatti che in realtà sono ampiamente comprovati da documenti e testimonianze, introducendo al loro posto delle fittizie «contro-storie». Inoltre si punta il dito contro un utilizzo improprio dei social network che permettono a sedicenti esperti di veicolare e manipolare informazioni e presunte verità che, seguendo luoghi comuni popolari, verrebbero costantemente occultati dalle istituzioni e dagli studiosi per non intaccare i loro interessi e privilegi. Dunque, secondo i fautori del progetto, bisogna rinnovare e rafforzare l’impegno per sostenere e promuovere la «trasmissione della conoscenza».

In sintesi, gli intellettuali chiedono che venga reintrodotta a stretto giro la traccia di storia alla prima prova dell’esame di maturità e che le ore dedicate a questa materia non vengano ridotte nelle scuole, bensì incrementate. Infine ci si rivolge al MIUR affinché appoggi la ricerca storica nelle università, favorendo così l’accesso agli studi ad un numero più ampio di giovani.

La replica del ministro Bussetti: «Non si vuole ridurre l’importanza della storia»

Quando il MIUR comunicò la cancellazione della traccia storica dall’esame di maturità, il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti intervenne per sottolineare che non si trattava di una soppressione, ma di un modo per far sì che il tema di storia fosse assorbito in «maniera trasversale» dagli altri compiti scritti. Lo storico Andrea Giardina, però, sempre a Repubblica in questi giorni ha risposto al politico lombardo, sostenendo che avrebbe dovuto ammettere serenamente di aver commesso un errore, assumendosi l’impegno a tornare al più presto sui suoi passi. Infatti per Giardina parlare di un approccio trasversale alla storia tramite un’analisi del testo ha poco senso, giacché l’accostamento storico ad un’opera è sicuramente un aspetto interessante, ma non l’unico perseguibile, dunque questa modalità rappresenta un torto anche nei confronti della letteratura.

Il ministro Bussetti assicura che la storia non verrà cancellata da scuole e università.

Il ministro Bussetti, intervenendo su Facebook, ha ulteriormente ribadito che starebbe emergendo un falso problema, ricordando che «La storia è una disciplina importantissima» anche e soprattutto perché abbraccia e va a toccare tutte le altre tematiche. Di conseguenza, con la recente riforma dell’esame di maturità non s’intende affatto mortificarla o cancellarla, evidenziando come, in realtà, il processo di revisione di questa materia sia stato introdotto da governi precedenti.

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