Il mito della caverna : la condizione dell’uomo per Platone

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Le mani legate strette dietro la schiena, come un prigioniero: questa è la condizione dell’uomo sulla terra se non si pone domande e se non ha mai messo in discussione la propria opinione. Parla della condizione dell’uomo che aspira a un mondo superiore il Libro VII di ‘Repubblica’ di Platone, con il ‘mito della caverna’.

Il Libro VII di ‘Repubblica’ di Platone parla del mito della caverna, dove descrive la condizione dell’uomo che aspira a un mondo superiore. Le mani legate strette dietro la schiena, come un prigioniero: questa è la condizione dell’uomo sulla terra se non si pone domande e se non ha mai messo in discussione la propria opinione.

Repubblica di Platone

E’ un’opera che può essere considerata una delle espressioni maggiori del pensiero filosofico e politico di Platone.

Qui, il filosofo delinea uno Stato ideale. Ne affida il governo ai filosofi perché sono i soli che possono reggerlo con sapienza. Essi sono capaci di elevarsi al Bene e alla contemplazione della verità. Lo scopo dello Stato è la giustizia. Essa si realizza quando ogni membro della comunità si dedica all’attività per cui ha attitudine. Quindi, la giustizia è la virtù che garantisce allo Stato unità e distinzione, come pure ordine ed equilibrio.

Libro VII – Il mito della caverna

Il settimo libro si apre con la nota e famosa allegoria della caverna.

In questo libro, Platone descrive il ‘mito della caverna’. Quindi, con l’allegoria, qualcosa di astratto viene espresso attraverso un’immagine concreta.

La condizione dell’uomo

Qui, Platone presenta il quadro della condizione dell’uomo. Quest’ultimo è visto come essere che aspira a un mondo superiore, dal quale è tenuto lontano.

Ha davanti a sé il compito, difficile ma doveroso, di elevarsi.

Platone ricorre spesso al mito, concepito per sottolineare alcuni momenti essenziali della sua dottrina. Nello specifico, il mito della caverna non deve essere un discorso limitato all’uomo primitivo. Esso deve essere esteso a tutta l’umanità. Infatti, ognuno può riflettere su se stesso quando ne osserva i contenuti educativi. Immaginiamo che in una caverna ci siano dei prigionieri legati fin da fanciulli in modo da guardare sempre nella stessa direzione. Essa corrisponde al fondo della caverna. Fuori dalla caverna c’è un grande fuoco che fa proiettare le ombre di persone che passano oltre un muricciolo. I prigionieri credono che le ombre delle persone, proiettate sulla parete della caverna, sia il mondo vero. Ma non è così, in quanto la vera realtà potrebbe essere scoperta solo se i prigionieri riuscissero a sciogliersi dalle catene per andare oltre il muricciolo. Avendo, cioè, l’intuizione.

Così, i prigionieri non vedono la realtà e l’universo, ma l’opinione, l’ombra, la copia.  Non riescono a giungere alla verità. Se uno dei prigionieri riuscisse a liberarsi e a girarsi indietro, vedrebbe le persone oltre il muricciolo. Ma non si renderebbe subito conto di cosa gli sta attorno. Infatti, il suo occhio, abituato al buio della caverna, farebbe fatica a guardare la luce. Quindi dovrebbe abituarsi alla verità. Incontrando nuove persone, avrebbe un incontro con la realtà.

Passaggio alla verità  

Questo è un passaggio faticoso, che segna il contrasto tra ombra e luce, errore e verità, male e bene. E’ un cammino che porta dall’ignoranza alla verità. C’è una gradualità nell’arrivare a questa verità: l’occhio si abitua prima alla luce degli astri e poi, gradualmente, si abituerà a quella del sole, che è molto più forte.

Il prigioniero avverte immediatamente l’esigenza di dire ai suoi compagni che quelle che vedevano riflesse sulla parete della caverna erano solo ombre. Quindi, vuole comunicare loro di aver incontrato la verità. I prigionieri si ribellano a questa intuizione. Sono convinti che, guardando la parete della caverna, si incontrano con la realtà e la verità.

Essi credono che a parlare sono le ombre e non le persone. Il prigioniero libero vuole aiutare gli altri prigionieri a liberarsi da ciò che ottenebra la loro intelligenza.

L’uomo è prigioniero del non sapere

La natura dell’uomo assomiglia alla situazione dei prigionieri nella caverna.  Infatti, tutti gli individui possono rimanere chiusi in se stessi senza attingere alla luce della verità.  E’, quindi, l’uomo stesso che si chiude alla verità. Il passaggio della coscienza dalle tenebre alla luce, cioè dal sapere non vero alla verità, si svolge in un contesto immutato. Da sempre esistevano le cose e gli uomini, la terra e il cielo.

Conclusione

Questo è il percorso riservato all’uomo che intraprende il cammino della conoscenza. Se prima conosceva solo le ombre delle cose, piano piano impara a conoscere le cose reali, e poi le idee. Secondo Platone, le idee sono ciò che di più reale esista.

E’ l’uomo che originariamente si trova in una condizione capovolta, dentro la caverna. Lì dentro, le immagini gli sembrano essere oggetti veri, e le tenebre dell’antro il suo luogo naturale. Addirittura si ribella se qualcuno cerca di dimostrargli il contrario. Così, il vero da sempre è lì, eppure l’uomo “non ha gli occhi per vederlo”, come Platone stesso disse.

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