Il MITE salverà l’economia italiana?

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Il Ministero forse più discusso degli ultimi 10 anni sta per trovare il suo riscatto. Tutti puntano alla sostenibilità, l’Europa ci osserva con la lente di ingrandimento e il Governo ha deciso di accelerare sui temi ambientali. Ma cosa può fare il MITE e Cingolani per la situazione economica italiana?

Cosa sta accadendo al MITE?

Quante parole si sono spese per e contro il MITE negli ultimi mesi. Un enormità senza dubbio. Ma a quanto pare sta arrivando il momento della resa dei conti. O comunque almeno l’occasione di dimostrare cosa può fare per l’Italia. Il tema ambientale è praticamente sempre stato messo almeno al secondo posto in Italia e nel mondo. Non avremmo un Earth Overshoot Day sempre più precoce altrimenti. Ma il vento sta cambiando e gli Stati iniziano a vedere quanto può essere utile una riqualificazione verde. Inoltre la crisi generata dalla pandemia ha bisogno di punti di ripartenza, quindi perché non unire i due aspetti? In realtà è una visione ottimistica, purtroppo è il puro lato economico che muove le scelte. Ma se finalmente si muovono verso un mondo più sostenibile non ci resta che prenderci ciò che di buono accadrà. Tant’è vero che in questi giorni si è tenuta la seconda riunione del Comitato Interministeriale per la Transizione Ecologica (CITE). Esatto, interministeriale. Il Governo Draghi sembra aver capito quanto può essere importante il Ministero per la Transizione Ecologica e sembra aver capito che una collaborazione tra ministeri con il MITE può apportare delle svolte green non indifferenti al nostro paese. Il tutto con un grosso sorriso sul volto della grande Europa che ci osserva. E che guarda come spendiamo i suoi soldi.


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La riunione del CITE

La seconda riunione si è svolta in questi giorni e sembra che tutti abbiano un gran entusiasmo. Devono essere i 70 miliardi da gestire in comune tra gli altri Ministeri e il MITE a mettere tutti di buon umore. E ci mancherebbe: il ministero dell’Ambiente fino ad ora mai se li sarebbe neanche sognati quei soldi da gestire, come mai si sarebbe sognato il potere che sta avendo il Ministero della transizione Ecologica. Infatti nel nuovo Ministero si sono accorpati incarichi amministrativi che prima non c’erano e in più altri incarichi che fino a poco tempo fa spettavano al Ministero dell’Economia. Si vuole inoltre coinvolgere amministrazioni locali e allo stesso tempo le industrie per mettere in atto una sinergia mai vista prima. Non a caso infatti nelle amministrazioni locali che andranno quest’anno al voto si sente parlare più insistentemente di riqualificazioni energetiche. Purtroppo Draghi al momento ammette che i consensi arrivano sopratutto dall’estero ma speriamo tutti che anche gli italiani inizino a ragionare con più lungimiranza e rispetto per l’ambiente.

I gruppi di lavoro del CITE

È interessante scoprire verso quali direzioni si muoverà il Comitato Interministeriale. Secondo Cingolani la transizione verde, oltre ai benefici ambientali, avrà grossi riscontri culturali, tecnologici e socio-econimici. Gli obiettivi hanno scadenze che variano dal 2030 al 2050, come da accordi europei. L’Italia inseguirà 5 obiettivi dove verrà valutata dall’Europa e sono: neutralità climatica, azzeramento dell’inquinamento, adattamento ai cambiamenti climatici, ripristino della biodiversità e transizione verso l’economia circolare e la bioeconomia. Il compito di raggiungere gli obiettivi sarà supportato dai gruppi di lavoro nati appositamente e interverranno in ambiti come la qualità dell’aria, la mobilità sostenibile, la decarbonizzazione, la tutela del mare, l’agricoltura sostenibile, il contrasto al consumo di suolo pubblico e il contrasto del dissesto idrogeologico. Si vuole superare al più presto gli ostacoli di origine burocratica e intervenire con massima efficacia. Si vuole correre verso una direzione green nonostante al G20 non si sia riusciti a raggiungere degli obiettivi climatici comuni. Dopo anni di promesse forse la crisi economica nata dalla pandemia inizia a portare dei cambiamenti importanti e delle visioni più sostenibili in Italia. Non ci resta che credere che sia la volta buona.


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