Il mio 25 aprile, ogni giorno

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“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati” scrisse Piero Calamandrei.

Campo di Marte, uno e due

Tutti i giorni, quando mi reco al lavoro e di nuovo alla sera, tornando a casa, passo davanti ad almeno cinque luoghi teatro di una strage nazifascista.

I primi due, in prossimità di un passaggio a livello al Campo di Marte di Firenze, dove il 14 giugno 1944 Attilio Corretti, che si è opposto all’ordine di consegna della propria bicicletta, viene ucciso a colpi di pistola da parte di tre fascisti repubblicani rimasti ignoti. A poche centinaia di metri, dalla parte del settore Maratona dello stadio, il 22 marzo erano stati fucilati cinque ragazzi di 21 anni renitenti alla leva: Antonio Raddi, Leandro Corona, Ottorino Quiti, Adriano Santoni, Guido Targetti.

Rovezzano e Caprile

Il terzo, la caserma di Rovezzano, dove il 28 aprile 1944 vengono passati per le armi tre giovanissimi: Luigi Ferro, Alfredo Ballerini e Onorio Coletti Perucca. Il primo è un ufficiale che si era distinto nella guerra jugoslava, il secondo un contadino, il terzo uno studente d’ingegneria al politecnico di Zurigo che aveva scelto di rientrare in Italia dopo l’8 settembre per entrare nelle file della Resistenza. Padre Naldi, che resta vicino ai tre giovani sino all’ultimo, ha raccontato che la loro serenità non era mai venuta meno. Coletti si rivolse a lui pochi attimi prima di morire, pronunciando queste parole: «Padre, non è bello morire a vent’anni ma non farei a cambio con chi ha ordinato la mia morte».

Il quarto luogo è a Caprile, Pontassieve. Il 13 agosto 1944, dodici soldati tedeschi partono alla volta del vicino bosco dal quale, al termine di un rastrellamento, fanno ritorno con tre civili prigionieri. I militari reagiscono al loro tentativo di fuga con colpi di fucile e scariche di mitra; Roberto Poggianti, rimane ucciso nel corso dell’azione.

Pievecchia e Molino del piano

Il quinto è a Pievecchia, una località che si trova tra l’abitato di Pontassieve e la frazione di Doccia. L’8 giugno 1944 quattordici uomini vengono fucilati, le case razziate. Sono Guido, Aldo e Attilio Rogai; Giovacchino Bulli; Paolo e Guido Poggi, Ruggero Morandi, Bruno Tacconi, Ugo Pestelli, Guido Cammelli, Alessandro Vitali, Mario Pratesi, Dario Masini, Furio Montelatici.

Se invece scelgo di passare per Molino del piano, i luoghi salgono a sei. Nel pomeriggio del 12 agosto 1944 un soldato della Wehrmacht preleva senza motivo dalla sua abitazione Gaudenzio Masi; lo trascina per strada e lo fa allineare lungo un muro lungo il quale si trovavano altre tre persone. Poi richiama Roberto Vannetti, che si trovava poco più distante dagli altri, e gli spara un colpo di pistola alla gamba facendolo cadere ferito a terra. Gaudenzio Masi cerca di avvicinarsi per soccorrerlo ma è respinto dal tedesco che, afferrato Vannetti per i capelli e lo fredda con un colpo alla testa. Poi se ne va, lasciando liberi gli altri.

Il mio 25 aprile

Tutti i giorni, quando mi reco al lavoro e di nuovo alla sera, tornando a casa, passo per questi luoghi. Non è, la mia, una esperienza particolare: basta consultare l’atlante delle stragi nazifasciste (http://www.straginazifasciste.it) per rendersi conto che non c’è praticamente un angolo dell’intero Paese che sia stato risparmiato dalla violenza di criminali che sfogavano così la frustrazione della sconfitta già certa della loro idea di dominio del mondo.

Ogni appello alla memoria non sarà mai abbastanza. C’è chi ha combattuto perché tutti potessero godere della libertà e di diritti che oggi diamo per scontati, e chi lo ha fatto per imporre la propria tirannia sugli altri.

Basta alzare lo sguardo e soffermarsi sulle lapidi commemorative che si trovano un po’ dovunque nelle nostre città solo per ricordarsi quanto alto sia stato il prezzo per i nostri privilegi. E sapere, senza esitazione, da che parte stare. Oggi.

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Sono nato a Firenze nel 1968. Dai 19 ai 35 anni ho speso le mie giornate in officine, caserme, uffici, alberghi, comunità – lavorando dove e come potevo e continuando a studiare senza un piano, accumulando titoli di studio senza mai sperare che un giorno servissero a qualcosa: la maturità scientifica, poi una laurea in “Scienze Politiche”, un diploma di specializzazione come “Operatore per le marginalità sociali”, un master in “Counseling e Formazione”, uno in “Programmazione e valutazione delle politiche pubbliche”, un dottorato di ricerca in “Analisi dei conflitti nelle relazioni interpersonali e interculturali”. Dai 35 ai 53 mi sono convertito in educatore, progettista, docente universitario, sociologo, ma non ho dimenticato tutto quello che è successo prima. È questa la peculiarità della mia formazione: aver vissuto contemporaneamente l’esperienza del lavoro necessario e quella dello studio – due percorsi completamente diversi sul piano materiale ed emotivo, di cui cerco continuamente un punto di sintesi che faccia di me "Ein Anstàndiger Menschun", un uomo decente. Ho cominciato a leggere a due anni e mezzo, ma ho smesso dai sedici ai venticinque; ho gettato via un’enormità di tempo mentre scrivevo e pubblicavo comunque qualcosa sin dagli anni ‘80: alcuni racconti e poesie (primo classificato premio letterario nazionale Apollo d’oro, Destinazione in corso, Città di Eleusi), poi ho esordito nel romanzo con "Le stelle sul soffitto" (La Strada, 1997), a cui è seguito il primo noir "Sotto gli occhi" (segnalazione d’onore Premio Mario Conti Città di Firenze, La Strada, 1998); ho vinto i premi Città di Firenze e Amori in corso/Città di Terni per la sceneggiatura del cortometraggio "Un’altra vacanza" (EmmeFilm, 2002), e pubblicato il racconto "Solitario" nell’antologia dei finalisti del premio Orme Gialle (2002). Finalista anche nel 2014 al festival letterario Grado Giallo, sono presente nell’antologia 2016 del premio Radio1 Plot Machine con il racconto "Storia di pugni e di gelosia" (RAI-ERI). Per i tipi di Delos Digital ho scritto gli apocrifi "Sherlock Holmes e l’avventura dell’uomo che non era lui" (2016), "Sherlock Holmes e il mistero del codice del Bardo" (2017), "Sherlock Holmes e l’avventura del pranzo di nozze" (2019) e il saggio "Vita di Sherlock Holmes" (2017). Negli ultimi anni lavoro come sociologo nell’ambito della comunicazione e del welfare, (in particolare mi occupo di servizi socio-sanitari, disabilità e violenza di genere, di cui curo una collana di pubblicazioni), e svolgo attività di docenza e formazione in ambito universitario. Tra i miei ultimi saggi: "Modelli sociali e aspettative" (Aracne, 2012), "Undermedia" (Aracne, 2013), "Deprivazione Relativa e mass media" (Cahiers di Scienze Sociali, 2016), "Scenari della postmodernità: valori emergenti, nuove forme di interazione e nuovi media" (et. al., MIR, 2017), Identità, ruoli, società (YCP, 2017), "UniDiversità: i percorsi universitari degli studenti con svantaggio" (et. al., ANCI, 2018). Con "Linea Gotica" (Damster, 2019) ho vinto il primo premio per il romanzo inedito Garfagnana in giallo Barga noir. Il breve saggio "Resistere è fare la nostra parte" è stato pubblicato nel numero 59 della rivista monografica Prospektiva dal titolo “Oltre l’antifascismo” (2019). Dal 2015 curo il mio blog di analisi politica e sociale osservatorio7 (www.osservatorio7.com, oggi su www.periodicodaily.com). Tutto questo, tutto quello che ho fatto, l’ho fatto a modo mio, ma più con impeto che intelligenza: è qui che devo migliorare.