Il Ministro Lamorgese in audizione dinanzi alla Commissione Antimafia

Il Ministro degli Interni in audizione innanzi alla commissione antimafia del parlamento ha disegnato l'attuale mappa delle mafie in Italia con l’impegno ad attivarsi per arginare le situazioni di maggiore emergenza per il nostro Paese.

0
716

Questa mattina si è svolta l’audizione del Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese innanzi alla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali.

È stata svolta una dettagliata relazione sull’efficacia della prevenzione del contrasto delle mafie, in relazione alle misure attualmente adottate nel nostro Paese.

Il Ministro ha esordito dicendo che le organizzazioni criminali non cessano di costituire un fattore di criticità “per il mantenimento dei livelli di civile convivenza e benessere dell’Italia“. È per questo motivo che la lotta alle mafie è e deve essere al centro dell’attenzione del mondo politico.

Come già ampiamente detto anche dal Procuratore Melillo la scorsa settimana, sottolinea che le organizzazioni criminali hanno assunto negli ultimi anni forme organizzative e modelli di azione multiformi e complesse, anche internazionali. Per questo motivo, oggi le indagini devono prendere le mosse “dalle nuove caratteristiche che il fenomeno mafioso va assumendo“. Degno di nota è anche il riferimento alla pervasività della criminalità organizzata di tipo mafioso in territori che inizialmente potevano sembrarne immuni, ma che in realtà non lo sono.

Nel corso dell’audizione, il Ministro si sofferma a descrivere con dovizia di particolari le evoluzioni e le attuali caratteristiche delle mafie locali.

Inizia da Cosa Nostra, definendola “ridimensionata dai duri colpi inferti dallo Stato, vani sono stati i tentativi di ricostituire un organismo di vertice autorevole intorno a un leader carismatico“.

L’interesse specifico di Cosa Nostra sarebbe oggi individuabile in quei settori dove si gestiscono ingenti risorse economiche pubbliche quali la sanità, la gestione dei rifiuti, il comparto agroalimentare, le energie rinnovabili e il turismo.

Poi esamina la criminalità calabrese. Afferma che la ‘ndrangheta continua a rappresentare un organismo fortemente strutturato e articolato su base territoriale, con una forte propensione all’internazionalizzazione, come testimoniano i rapporti tra l’Europa e il Sud America.

Passando al territorio campano, il Ministro definisce la camorra come quell’organizzazione che continua a conservare la sua peculiare connotazione “con gruppi criminali che conservano spiccate potenzialità delittuose, potere economico ben radicato e insidiose capacità collusive“. Le attività gestite sono quelle maggiormente remunerative come il traffico, anche internazionale, di sostanze stupefacenti e di armi, contraffazione di marchi, frode e traffico di rifiuti. Le altre fattispecie minori resterebbero invece appannaggio di gruppi minori ma perennemente attivi.

Nonostante ciò, gli equilibri criminali della camorra vengono oggi definiti dal Ministro “instabili” in ragione degli arresti, delle collaborazioni con la giustizia, delle indagini svolte, della cattura di latitanti.

A tal proposito, interessanti sono i numeri riferiti nel corso dell’audizione. Il Ministro riferisce che nel 2018 sono stati arrestati 18 latitanti (11 erano annoverati tra i latitanti più pericolosi). Nel 2019, fino ad oggi, sono stati arrestati 45 latitanti, di cui 5 appartenenti a Cosa Nostra, 11 alla ‘ndrangheta, 20 alla camorra, 1 alla criminalità pugliese.

Quello che desta preoccupazione è tuttavia l’esistenza di condizioni di particolare degrado del territorio, con riferimento soprattutto alla periferia e all’interland napoletano. Il Ministro invita le istituzioni a promuovere politiche di sicurezza integrata in grado di dare risposte su più livelli, impegno che intende portare avanti con convinzione e fermezza.

Quanto alla criminalità pugliese, ha evidenziato come si siano create cicliche situazioni di conflitto all’interno dello stesso sodalizio o tra sodalizi diversi, al fine di affermare la propria forza sul territorio. Ed è stato proprio questo a determinare una maggiore presenza dello Stato in terra di Puglia nonché lo scioglimento di diversi comuni per infiltrazioni mafiose.

Il Ministro evidenzia tuttavia che la criminalità organizzata del nostro Paese è solo un aspetto della “mafia” in generale. Non bisogna dimenticare la matrice straniera: albanese, nigeriana, cinese, rumena, nordafricana.

Anche, o forse, soprattutto queste forme di criminalità destano particolare allarme sociale dal momento che dalle indagini svolte si continuano a registrare contatti di queste “strutture” con le organizzazioni criminali nazionali e “l’innalzamento della capacità di caratterizzarsi per forme di cruda violenza.”

I reati maggiormente attribuibili a tali forme di criminalità sarebbero il traffico internazionale di sostanze stupefacenti e la prostituzione. Vi si aggiungerebbero la tratta degli esseri umani, cui è dedita la criminalità albanese, e le bande giovanili cui è dedita la criminalità rumena.

Per far fronte a questo enorme sistema criminale, il Ministro ritiene necessaria una cooperazione, un’attività di coordinamento tra Stato, amministrazioni locali, regionali, istituzioni in generale.

E conclude:

“La questione mafiosa nel nostro Paese continua a rappresentare un peso di cui è gravato sia il funzionamento delle nostre istituzioni, soprattutto con riferimento a livello del governo locale, e il sistema economico.

Tuttavia l’impegno portato avanti in modo coordinato ai tutte le componenti, a vario titolo coinvolte nella repressione del crimine organizzato, ha restituito eccellenti risultati i quali evidentemente non sono sufficienti a far venir meno la caratteristica di priorità assoluta che la sconfitta del fenomeno mafioso riveste per la nostra Repubblica.

Un impegno così importante non può che essere portato avanti a 360°.

È però dovere del Ministro dell’Interno individuare specifiche priorità nelle politiche della sicurezza che possono essere tradotte in azioni concrete. In questo senso intendo avvalermi della più ampia collaborazione interistituzionale con una forte presenza sul territorio di ascolto, supporto e coordinamento. Intendo assicurare massimo sostegno alle forze di polizia anche per investimenti che saranno ritenuti necessari a sostenere quelle innovazioni sul piano tecnologico in grado di garantire un ulteriore salto di qualità delle potenzialità info-investigative.

Il Ministro ha poi riferito sulla tematica inerente alla gestione dei beni confiscati e all’Agenzia preposta, di cui vi parleremo prossimamente, quando il Ministro risponderà alle domande rivolte oggi sul tema ma alle quali si è riservata di rispondere con una relazione scritta o con una nuova audizione innanzi alla Commissione.