Il Meridione aggancia la ripresa, ma qual è l’altra faccia della medaglia?

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Lo Svimez ha presentato oggi alla Camera il rapporto annuale relativo alla crescita e allo sviluppo del Mezzogiorno. Risultati incoraggianti, ma neanche troppo.  Si parla, infatti, di tassi di crescita di poco inferiori a quelli del Centro-Nord, per un totale di crescita del Pil pari all’1,5%.

All’interno del rapporto dello Svimez, si legge che nel 2016 il Mezzogiorno ha consolidato la ripresa: un punto di forza sta nell’industria manifatturiera, cresciuta al Sud nel biennio di oltre il 7%, più del doppio del resto del Paese (3%). Premesse incoraggianti, che fanno pensare ad un Sud “in grado di agganciare la ricrescita” e, proseguendo a questi ritmi, in grado di recuperare livelli pre- crisi nel 2025.

Ciò nonostante, c’è da considerare l’altra faccia della medaglia, che parla di emergenze sociali, emigrazione, povertà. Il Mezzogiorno, infatti, registra il peggior tasso d’occupazione in Europa, risultato di un crescente numero di occupati anziani e del lavoro part-time, con conseguente formazione di un dualismo generazionale: nella media del 2016 a livello nazionale si registrano ancora oltre 1 milione e 900 mila giovani occupati in meno rispetto al 2008.

Nel Mezzogiorno cresce meno che nel Centro-Nord la spesa alimentare (0,5% rispetto allo 0,7%), e quella per abitazioni (0,8% rispetto all’1,3%), mentre risulta particolarmente ampia la forbice per la spesa in vestiario e calzature, che diminuisce nel Mezzogiorno del -13,8%, molto più che nel resto del Paese (-1,5%). Il settore che in entrambe le aree è cresciuto maggiormente è quello del commercio, aumentato nel Mezzogiorno del 2,5%, del 2,3% nel resto del Paese.

Lo Svimez parla anche di dualismo demografico, il quale registra una popolazione in rapido invecchiamento. Nel 2016 il numero di nati era pari a 166mila, valore più basso dall’Unità d’Italia. Entro il 2065, l’ISTAT parla di una perdita di 5,2 milioni di abitanti al Sud, contro 1,8 milioni al Nord.

Mentre il Centro-Nord compensa con un’immigrazione dal Sud e dall’estero, il Meridione rimane terra d’emigrazione, con scarsa capacità di attirare stranieri. A ciò si accompagna una perdita di circa 200mila laureati, che si tradurrebbe in una perdita netta di ben 30 miliardi di euro.

Ma il rapporto annuale evidenzia anche notevoli differenze tra le varie regioni del Sud: a distinguersi per crescita del prodotto sono Campania (+2,4%) e Basilicata (+2,1%); al contrario, l’Abruzzo registra un calo del -2,2%.

Uno dei pericoli da affrontare è l’aumento dell’Iva, il quale, nel biennio 2018/2019, porterebbe alla perdita di quasi mezzo punto percentuale di crescita sul prodotto, generando minori consumi e perdita di occupazione pari a -0,26%.

In un contesto simile, le priorità individuate dallo Svimez sono l’attrazione degli investimenti esterni e il rilancio degli investimenti pubblici, da perseguire attraverso un vero e responsabile federalismo fiscale. Ulteriore rimedio consisterebbe nella creazione di un sistema integrato della portualità, occasione per rafforzare l’area del Mediterraneo in qualità di fulcro degli scambi commerciali tra l’Europa e i paesi asiatici e del Nord-Africa.

Il quadro complessivo che ne risulta ritrae un Meridione resiliente, dalle spalle robuste, che fatica ma non si arrende. La sintesi nelle parole di Sergio Rizzo:”L’alternativa è ricominciare. Scommettere su se stessi. Sui propri figli. Sulle proprie figlie soprattutto. Tornare a sognare. Darsi obiettivi ambiziosi. Risanare il territorio. Scrollarsi di dosso le mafie. Rompere le catene clientelari con la più vecchia, scadente e corrotta classe politica, salvo eccezioni, del mondo occidentale. Spezzare quel patto scellerato che ha consentito al peggior ceto dirigente del Nord di accordarsi con il peggior ceto dirigente del Sud.” E noi ce lo auguriamo di cuore.

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