Il kiwi al centro della guerra Nuova Zelanda – Cina

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È un frutto piccolo e verde, apparentemente insignificante. Il kiwi è l’esportazione più preziosa della Nuova Zelanda, che però non ne ha l’esclusiva.

Nuova Zelanda e Cina in contrasto per il kiwi?

Tutto è cominciato a metà del 2010. Un coltivatore di kiwi ha portato con sé la varietà neozelandese, portandola in Cina: sono nati quindi migliaia di ettari di frutteti illegali. Da allora la Nuova Zelanda ha cercato di riprendere possesso della sua proprietà.


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Lo strapotere di Zespri

Ne avremo sentito parlare tutti: Zespri è la più grande marca e di conseguenza la maggiore cooperativa di kiwi della Nuova Zelanda. Basti dire che lo scorso anno ha registrato un fatturato di 3,9 miliardi di NZ (1,9 miliardi di sterline). Il più prezioso di tutti è il Sungold, una varietà di kiwi dorato, che ha risollevato le sorti dell’azienda. Sempre nel 2010 i frutteti neozelandesi avevano subito ingenti perdite a causa di un’epidemia di PSA, e questo era costato al Paese 900 milioni di NZ. Erano stati proprio la nuova varietà di kiwi dorati i più colpiti.

Da Gold3 a Sungold

A quel punto Zespri aveva chiesto aiuto ad altri finanziatori. Milioni di dollari spesi dopo, erano state selezionate 50.000 varietà in una lista di 40, fino a giungere a 4 alla prova dei frutteti. Nasceva così Gold3, diventato in seguito Sungold: robusto, bello da vedersi, dolce, ricco di vitamina C, economico e abbondante. Ma soprattutto, resistente alla malattia che aveva colpito le piante: superata la varietà classica verde nelle esportazioni, ha permesso a Zespri di ripartire alla grande.

Sungold in Cina

Nel 2016 la varietà Sungold aveva varcato i confini della Nuova Zelanda, ed era stato visto crescere in Cina. Indagini successive avevano permesso di identificare in Haoyu Gao il responsabile: scoperto un frutteto di kiwi a Opotiki, lo aveva acquistato e portato in Cina. Il tribunale sosteneva che ci fosse un contrabbando di germogli nel Sichuan, ma l’uomo aveva sempre sostenuto di non aver commesso illeciti. Ciononostante, l’Alta Corte della Nuova Zelanda lo aveva condannato a pagare 14 milioni di NZ.

Una vittoria fallimentare

Anche se in tribunale Zespri aveva vinto, il Gold3 ha continuato a diffondersi in Cina, impedendo alla Nuova Zelanda di averne il controllo. Secondo un rapporto recente, l’area di coltivazione illecita è aumentata tra il 2019 e il 2021, superando i 5.200 ettari. “Da ciò che vediamo, è chiaro che il Gold3 non autorizzato stia prendendo rapidamente piede in Cina” si legge. Si parla di cifre tra i 30 e i 90 milioni di vassoi di frutta l’anno: tanto quanto le esportazioni neozelandesi in Cina.

Una situazione paradossale

A ben pensarci, c’è una certa ironia in tutto questo. Infatti, il kiwi era originariamente un frutto cinese, arrivato in Nuova Zelanda nel 1904. Il clima gli era favorevole e gli ha permesso di prosperare, iniziando le esportazioni negli anni 50. Il marketing aveva associato il frutto all’uccello di colore marrone: da allora, era diventato il simbolo della Nuova Zelanda. Dopo gli ultimi fatti, Zespri ha però proposto un accordo audace alla Cina. L’idea è semplice: una sperimentazione di un anno per l’acquisto e la commercializzazione di kiwi contraffatti, sempre a marchio Zespri. La prossima settimana quindi i coltivatori decideranno se tentare il confronto o la suddetta cooperazione.

Muoversi con cautela

L’impressione rimane comunque che la Nuova Zelanda stia cercando di dosare con attenzione le sue mosse, per non offendere il colosso asiatico. “È come in tutti i casi legali” spiega Andrew Gillespie, Professore di Diritto Internazionale. “Puoi vincere in teoria, ma spesso il prezzo della vittoria è maggiore di quello che puoi ottenere. Potrebbero trovarsi nel mezzo di una tempesta molto grande, e le conseguenze ultime sarebbero molto maggiori di questa questione di proprietà intellettuale”.

Un test per la relazione

È quanto ritiene il dottor Hongzhi Gao, Professore Associato presso la Business School Internazionale della Victoria University. E aggiunge: “C’è anche un’opportunità qui, per il governo della Nuova Zelanda, di presentare un caso molto chiaro al governo centrale cinese”. Quanto alla controparte, “è una questione di volontà politica più che altro”, afferma Jason Young, Professore Associato alla Victoria University. “Il governo centrale ha un’enorme enfasi politica sullo sviluppo, in particolare su quello rurale, e sull’affrontare i problemi della povertà in Cina”.

La società non si sbilancia

Zespri non ha voluto rilasciare interviste in merito, ma tramite una dichiarazione scritta ha dichiarato che “cercare una soluzione commerciale, e possibilmente un allineamento con l’industria cinese, ci offre le migliori possibilità di successo. Una tale soluzione dovrebbe anche funzionare per entrambe le parti, per avere successo”. D’altra parte, appare chiaro che alla Cina un accordo di libero scambio non interessi affatto. Vedremo come si evolverà la situazione.