Il I Convegno Internazionale sulla cultura materiale etrusca si è aperto

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Comincia oggi il I Convegno Internazionale sulla cultura materiale etrusca nell’area appenninica, l’innovativo congresso sulla cultura e sui mestieri etruschi per quanto riguarda i costumi, le tradizioni e la conduzione di vita di questa straordinaria civiltà che viveva in suolo italiano in periodo prelatino con particolare riferimento all’artigianato attraverso il quale ha prodotto opere artistiche o oggetti quotidiani di mirabile pregio. Per due giorni, da oggi 18 ottobre a domani 19 ottobre, Officine e artigianato ceramico nei siti etruschi dell’Appennino tosco-emiliano tra VII e IV sec. a.C, questo il titolo del convegno organizzato dalle forze congiunte delle maggiori università che hanno sede sul territorio interessato dalle conferenze quali Alma Mater Studiorum-Università di Bologna, Università di Firenze e Accademia Petrarca di Lettere Arti e Scienze di Arezzo con il sostegno del Comune di Dicomano, località mugellana appartenente al distretto di Firenze, si articolerà in due sedi diverse.

Casa Petrarca, Arezzo

Il primo giorno il convegno verrà ospitato ad Arezzo presso Casa Petrarca, mentre per la giornata di domani la cornice degli appuntamenti si terrà a Dicomano nella Sala conferenze Ex Macelli. Patrocinato dall’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici, dalla Regione Emilia-Romagna, dalla Regione Toscana, dalla Provincia di Arezzo e dal periodico Archeologia Viva, prima grande rivista italiana di divulgazione archeologica fondata nel 1982 da Piero Pruneti e appartenente alla casa Giunti Editore, in aggiunta collaborazione con gli enti Mugello Valley Archaeological Project, Unione dei Comuni del Mugello e Gruppo Archeologico Dicomanese, il convegno, che in entrambi i giorni inizia alle ore 10 del mattino per prolungarsi nella prima giornata sino alle ore 18.30 in continuità con la seconda giornata che terminerà invece alle ore 17:30 con una tavola rotonda di discussione finale, ha come protagonisti espositori rilevanti personalità del campo dell’archeologia e della storia etrusca provenienti non solo dalle università che hanno organizzato l’evento ma anche da altri atenei italiani e stranieri, europei e statunitensi.

Museo Civico Archeologico di Bologna, Sezione Sale Etrusche

Nel comitato scientifico non mancheranno anche professori dei SABAP (Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio) riguardanti i territori tosco emiliano romagnoli e direttori o dirigenti dei principali musei della zona il cui repertorio di esposizioni è chiaramente ricco di esemplari etruschi, si tratta del Museo Civico Archeologico di Bologna, il Museo Archeologico Comprensoriale del Mugello e della Val di Sieve, il Polo Museale dell’Emilia Romagna, il Museo della Civiltà Villanoviana di Castenaso ed il Museo Archeologico Comunale di Artimino. Gli incontri, affrontando e analizzando le produzioni ceramiche e le terrecotte dei siti etruschi dell’appennino tosco emiliano che vanno dal periodo cosiddetto orientalizzante all’invasione gallica tra il fiesolano e la valle del Reno e tra il casentino e i siti del versante romagnolo di cultura emiliano umbra, sono un’ottima opportunità per conoscere meglio la cultura, per molti aspetti ancora sconosciuta, di uno dei più importanti, organizzati e civilizzati popoli italici che insediava le aree centro settentrionali della Penisola prima che la potenza romana assorbisse il mondo etrusco o annullasse la forza di questo antico popolo che precedentemente alla conquista latina aveva raggiunto il suo massimo splendore e il cui lascito ci è fortunatamente giunto in dosi consistenti, benché ancora parecchio mozzo.

Museo Archeologico Comunale di Artimino

Senza dimenticare, oltre al territorio appenninico tosco emiliano preso in considerazione, anche altre aree mediosettentrionali di tipo continentale e marittimo, si tratteranno anche i ritrovamenti rinvenuti sulla costa adriatica con particolare riguardo alla valle del Reno, gli insediamenti etruschi di Verucchio nella Valmarecchia e il comprensorio toscano del Valdarno fino a Pisa e il Tirreno. Il convegno, nato come naturale continuazione delle ricerche svolte dalle università di Bologna e Firenze nella valle del Reno, in particolare nell’arcaica città etrusca di Kainua, antico nome di Marzabotto, e nel Mugello, è stata voluta per unificare le ricerche in una definizione organica per l’ampliamento delle conoscenze e per un inquadramento più preciso degli insediamenti etruschi nelle aree considerate, risaputamente zone in cui il popolo etrusco si era maggiormente affermato rispetto a tutti gli altri territori italiani, aree che ai tempi degli etruschi erano stanziate da altre etnie.

Mappa dei territori etruschi

Oltre a diffondere anche ai non addetti ai lavori nuovi saperi che si sono ottenuti in base alle ultime ricerche effettuate, uno degli scopi principali e fondamentali del congresso è quello di analizzare, proprio grazie all’ampia area presa in considerazione, alla collaborazione di molte realtà archeologiche e alla sinergia intrapresa mediante il coinvolgimento di molti esperti del settore, quali sono ed erano in tempi antichi le diversità in seno alla stessa civiltà etrusca tra il territorio tirrenico, quello appenninico tosco emiliano e quello padano adriatico. Ciò è molto importante per capire le dinamiche interne del popolo etrusco, quali sono stati o possono essere stati gli scambi culturali e commerciali tra le città di una costa con l’altra e come questi avvenivano, e di conseguenza comprendere meglio anche le opportunità di nuovi scavi in base alle conoscenze intraprese. Tale obiettivo non era stato fino ad ora mai affrontato in questi termini, con questo dispiegamento di forze e con questa modalità, infatti la sistematicità dell’evento e l’ampio spettro di studi preso in considerazione che parte in primo luogo dalle ceramiche per poi comprendere gli oggetti esibiti nei musei delle regioni e i siti archeologici analizzati e i loro reperti, è davvero unica, in quanto il progetto, che si sviluppa a tutto tondo senza trascurare dettagli o elementi di interesse etruscologico, è di davvero vasta portata poiché nulla nell’approccio analitico viene lasciato in secondo piano.

Il simbolo della mostra Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna

Con l’adesione all’iniziativa dei funzionari responsabili SABAP dei territori di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, Siena, Arezzo, Grosseto, Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini, il tema valorizzazione, manutenzione e tutela e le loro soluzioni formative e di gestione camminano di pari passo con gli studi e le analisi storiche e territoriali. Sulla scorta di questo convegno, nel dicembre 2019 il Museo Civico Archeologico di Bologna ha già provveduto alla programmazione della mostra di risonanza internazionale Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna, esposizione che si aprirà il 7 dicembre per concludersi il 24 maggio prossimo in cui circa 1000 oggetti provenienti da 60 musei ed enti italiani e internazionali saranno raccolti per creare nel visitatore un senso immersivo di un viaggio tra sorprendenti rappresentazioni, oggetti, paesaggi, novità di scavo e ricerche storiche davvero uniche condotte all’interno delle terre dei Rasna, nome che gli etruschi attribuivano a loro stessi, territori ancora tutti da scoprire che non attendono altro che essere portati alla luce riacquisendo così nuovo senso e nuova vita.

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