Il grande silenzio del Sabato Santo avvolge per la prima volta anche la Pasqua: un silenzio di speranza.

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Una Pasqua speciale

Una Pasqua destinata a rimanere scolpita nelle nostre menti e nella storia dell’umanità, quella che festeggiamo oggi. Cristo è risorto nel silenzio assordante dei riti e delle chiese, nel deserto delle nostre strade, nell’affollamento beffardo e insolito degli ospedali. Nonni e nipoti, genitori e figli, ognuno nelle rispettive case. Una lontananza che si pesa soprattutto nei borghi più piccoli, dove spesso le famiglie vivono in case distanti poche centinaia di metri: una distanza oggi incolmabile. Il silenzio del Sabato Santo, che è l’unico giorno a-liturgico dell’anno, ha avvolto l’intero periodo di Quaresima sino a oggi. Perché?

Abbazia benedettina di San Michele Arcangelo, Lamoli (PU)

I perché dei momenti bui della storia

«Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?», urlò Gesù sulla Croce.  “…Tu ci hai abbattuti in un luogo di sciacalli e ci hai avvolti di ombre tenebrose… Per te siamo messi a morte, stimati come pecore da macello. Svégliati, perché dormi, Signore? Déstati, non ci respingere per sempre! Perché nascondi il tuo volto, dimentichi la nostra miseria e oppressione? Poiché siamo prostrati nella polvere, il nostro corpo è steso a terra. Sorgi, vieni in nostro aiuto; salvaci per la tua misericordia!” (Sal 44,20.23-27), era il grido d’angoscia del popolo d’Israele. «Dove era Dio in quei giorni? Perché Egli ha taciuto? Come poté tollerare questo eccesso di distruzione, questo trionfo del male?», si domandò Benedetto XVI durante la sua visita ad Auschwitz, il 28 maggio 2006. «Davanti a un bambino sofferente, l’unica preghiera che a me viene è la preghiera del perché. Signore, perché?», si interroga sempre Papa Francesco, come da lui stesso ricordato in un’intervista.

Papa Benedetto XVI in visita ad Auschwitz-Birkenau, 28 maggio 2006

Anche oggi ci chiediamo: perchè?

Ieri come oggi, di fronte alle sofferenze, dalle più piccole alle più grandi, noi credenti non smettiamo mai di chiedere spiegazioni al Signore, quasi sgridandolo. E anche oggi, nel giorno della Festa più solenne della Cristianità, nella domenica in cui Cristo è risorto, e dovrebbe prevalere la gioia sul silenzio, gli facciamo la stessa domanda: perché? Signore, perché?

L’unica risposta è: fidarsi

«Lui non mi spiega niente. Ma sento che mi guarda. E così posso dire: Tu sai il perché, io non lo so e Tu non me lo dici, ma mi guardi e io mi fido di Te, Signore, mi fido del Tuo sguardo», è la risposta che si dà Francesco di fronte al bambino sofferente. Una risposta immediata, semplice, dell’uomo della porta accanto, ma di una forza dirompente, che dovrebbe rappresentare la nostra traccia in questa Pasqua straordinaria, che abbiamo la grande occasione di vivere per quello che è, senza quel ritualismo che, involontariamente, spesso finisce per intrappolarci, allontanandoci dalla sostanza: oggi viviamo la grande esperienza del passare oltre dal bene al male, dalle tenebre della morte alla luce della Resurrezione. Oggi siamo protagonisti diretti e beneficiari della fiducia incondizionata che il Signore nutre nei nostri confronti.

Vivere la Pasqua: passare oltre

Il termine Pasqua deriva dall’antico aramaico pasha, poi trasformato nel greco pasha, che significa passare oltre: per gli Ebrei la Pesach segna la liberazione del popolo ebraico, sotto la guida di Mosè, dalla schiavitù in Egitto; per noi cristiani la Pasqua indica il passaggio dalla morte alla Resurrezione attraverso il grande silenzio del Sabato Santo. Dopo la sua uccisione, Gesù viene avvolto in un lenzuolo di lino e adagiato in un sepolcro scavato nella roccia; noi partecipiamo a questo dolore in un silenzio composto: anche le campane tacciono. Un silenzio di morte. Ma «solo attraverso il fallimento del Venerdì santo, solo attraverso il silenzio di morte del Sabato santo, i discepoli poterono essere portati alla comprensione di ciò che era veramente Gesù e di ciò che il suo messaggio stava a significare in realtà. Dio doveva morire per essi perché potesse realmente vivere in essi», scrive Joseph Ratzinger in una meditazione del 1967. La notte del Sabato Santo ci ricorda che quella tomba è rimasta vuota: Gesù è risorto dagli inferi per noi.

Cristo Spirante, Sabato Santo, Abbazia benedettina di S. Michele Arcangelo, Lamoli (PU)

Papa Francesco: «Gesù è risorto per noi»

«La tomba è il luogo dove chi entra non esce. Ma Gesù è uscito per noi, è risorto per noi, per portare vita dove c’era morte, per avviare una storia nuova dove era stata messa una pietra sopra», ha detto ieri sera Papa Francesco nella sua omelia durante la veglia pasquale in San Pietro. Per questo, non dobbiamo cedere alla rassegnazione: «Possiamo e dobbiamo sperare, perché Dio è fedele. Non ci ha lasciati soli, ci ha visitati: è venuto in ogni nostra situazione, nel dolore, nell’angoscia, nella morte. La sua luce ha illuminato l’oscurità del sepolcro: oggi vuole raggiungere gli angoli più bui della vita», ha proseguito il Pontefice.

Papa Francesco durante la veglia pasquale nella Basilica di San Pietro

La Pasqua: un’espressione di amore e incontro

Oggi stiamo vivendo una Pasqua straordinaria: il silenzio di queste settimane, l’ascolto di noi stessi, il confronto con i nostri limiti che fino a ieri ignoravamo, ci devono indurre a percepire Dio non soltanto come autorità da venerare, ma come espressione suprema di amore e incontro nei confronti del prossimo. «Noi non possiamo scrutare il segreto di Dio, non difenderemmo, in tal caso, l’uomo, ma contribuiremmo solo alla sua distruzione», fu la risposta che Benedetto XVI si diede ad Auschwitz. «Noi dobbiamo rimanere con l’umile ma insistente grido verso Dio: Svégliati! Non dimenticare la tua creatura, l’uomo!». Non si tratta di un grido di presunzione, ma di un monito di umiltà nei nostri confronti: «Il nostro grido verso Dio deve al contempo essere un grido che penetra il nostro stesso cuore, affinché si svegli in noi la nascosta presenza di Dio – affinché quel suo potere che Egli ha depositato nei nostri cuori non venga coperto e soffocato in noi dal fango dell’egoismo, della paura degli uomini, dell’indifferenza e dell’opportunismo».

Cristo Spirante, Pasqua, Abbazia benedettina di S. Michele Arcangelo, Lamoli (PU)

Mattarella: «Accettiamo il contagio della solidarietà tra di noi»

Ecco, oggi, credenti e non credenti, cerchiamo di vivere e concepire questa Pasqua di Resurrezione come il passaggio dalla società dell’homo homini lupus di Plauto e Hobbes, nella quale prevale la legge del più forte e del più furbo ai danni dei più deboli, a quella dell’homo homini deus, dove gli uomini rispettano il prossimo come si rispetta un essere divino. Una società nella quale possiamo accettare, anzi incentivare una unica forma di contagio: quel «contagio della solidarietà tra di noi», evocato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo messaggio per la Pasqua agli italiani di ieri sera, che ormai da settimane possiamo vedere negli sforzi encomiabili dei medici e degli infermieri, impegnati senza sosta a salvare vite umane mettendo a repentaglio la propria. Oggi, sono loro la nostra Pasqua di Resurrezione.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante il messaggio di Pasqua agli italiani

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