Il G7 contro le violenze nel Tigray: “Forte preoccupazione”

I membri del G7 hanno rilasciato un comunicato di condanna delle violenze messe in atto dai soldati etiopi contro la popolazione tigrina.

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Il G7

Le potenze del G7 sono intervenute sulla crisi del Tigray. Il “Gruppo dei Sette” ha espresso grande preoccupazione per la violazione dei diritti umani nella regione. In un comunicato congiunto i ministri degli esteri hanno denunciato le gravi carenze alimentari che stanno stremando la popolazione. Per questo hanno chiesto ad Addis Abeba di permettere un accesso umanitario diretto e senza ostacoli.

Il G7 preoccupato per la situazione del Tigray: cosa dice il comunicato delle grandi potenze?

Il G7, gruppo che comprende le più importanti potenze economiche mondiali è intervenuto sulla difficile situazione tigrina. Nella giornata di ieri, l’organizzazione intergovernativa, della quale fanno parte anche Usa, Inghilterra e Italia, ha rilasciato un importante comunicato: “Condanniamo l’uccisione di civili, le violenze sessuali e di genere. Chiediamo lo stop dei bombardamenti indiscriminati e dello sfollamento forzato dei tigrini e dei rifugiati eritrei”. La dichiarazione continua poi con una richiesta di indagine: “E’ essenziale che ci sia un’inchiesta indipendente, trasparente e imparziale sui crimini commessi”. “I responsabili delle violazioni dei diritti umani devono essere puniti”. I ministri degli esteri del G7 hanno espresso forte preoccupazione anche per il peggioramento della situazione alimentare. Per questo hanno chiesto “accesso umanitario immediato e senza ostacoli” nel Tigray oltre al ritiro delle truppe di Asmara.

Il G7 preoccupato per il Tigray, intanto la BBC denuncia nuovi massacri

Mentre i membri del G7 chiedono il rispetto dei diritti umani, nel Tigray continuano gli episodi di violenza contro la popolazione. Nei giorni scorsi la BBC ha pubblicato le prove di un massacro messo in atto dall’esercito di Addis Abeba contro civili tigrini. Lo scorso gennaio soldati etiopi hanno ucciso almeno 15 uomini disarmati nel nord del Tigray. Una serie di filmati pubblicati sui social all’inizio di marzo mostrano uomini armati in uniforme che trasportano civili inermi su un crinale roccioso. Subito dopo averli uccisi a colpi di arma da fuoco, i soldati hanno spinto i cadaveri nel burrone sottostante. Grazie all’aiuto di alcuni esperti, la BBC è riuscita a risalire al luogo della carneficina: i fatti sarebbero avvenuti a Mahbere Dego, nel nord del Tigray. La presenza della bandiera etiope sulle uniformi dei militari e altri particolari, confermano che il massacro è stato condotto da membri dell’esercito federale.

I testimoni confermano: a Mahbere Dego rapimenti ed esecuzioni

La BBC ha pubblicato le testimonianze di un abitante di Mahbere Dego. Contattato telefonicamente, l’uomo ha riferito che nel gennaio scorso l’esercito etiope avrebbe catturato almeno 73 civili. Di loro non si sono avute più notizie. Un altro uomo, residente in un villaggio vicino, ha affermato che uno degli uomini uccisi sulla scogliera era suo fratello. Altri civili sarebbero inoltre scomparsi dopo essere stati sequestrati dalle truppe di Addis Abeba.

Le organizzazioni non governative continuano a denunciare violazioni dei diritti umani

Negli ultimi mesi varie organizzazioni internazionali hanno denunciato la difficile situazione del popolo tigrino. Vari rapporti, corredati da testimonianze dirette confermano le uccisioni di centinaia di civili. Nei giorni scorsi Laetitia Bader, di Human Rights Watch ha confermato ai media le gravi violenze messe in atto dalle truppe etiopi. La funzionaria è inoltre intervenuta sui filmato pubblicati sui social: “Questo filmato è particolarmente allarmante”. E continua: “Quanto è avvenuto a Mahbere Dego deve essere oggetto di indagine. Questi video mostrano soldati che si rendono responsabili di crimini di guerra”. La BBC ha consegnato al governo etiope le prove e i filmati che riguardano la carneficina avvenuta sulla scogliera. Le autorità di Addis Abeba, rifiutandosi di avviare un’indagine hanno dichiarato: “Ciò che viene pubblicato sui social non può essere considerato una prova”. Nonostante i vari proclami, l’esecutivo etiope si rifiuta ancora di indagare sulle violenze commesse dai suoi soldati.

Per l’ennesima volta Abiy Ahmed si rifiuta di indagare sulle violenze messe in atto dal proprio esercito contro i civili tigrini. Più volte il Primo ministro ha affermato di voler indagare sugli episodi di violazione dei diritti umani. Alla prova dei fatti, però, Ahmed si è sempre rifiutato di avviare le necessarie indagini. Nei giorni scorsi, inoltre, il Premier ha dichiarato che le truppe di Asmara si ritireranno dal fronte tigrino. Si tratta però dell’ennesimo annuncio privo di fondamento. Infatti il governo etiope non ha specificato quando e in che modo l’esercito eritreo lascerà la regione. Inoltre le autorità di Asmara non hanno confermato il ritiro dei propri soldati.


Violenze nel Tigray: Abiy Ahmed nega l’evidenza