Il Führer contro tutti: la notte dei lunghi coltelli

Nella notte del 30 giugno 1934 Adolf Hitler capeggiò la spedizione passata alla storia come "La notte dei lunghi coltelli". Un'operazione durissima contro gli oppositori interni del partito nazista. Anni prima il Führer aveva già mandato un oscuro segnale: "i grandi eventi storici sono sempre accompagnati da azioni deplorevoli"

0
303
il Führer

Nella “notte dei lunghi coltelli” il Führer si sbarazza di ogni opposizione interna al partito. Punisce severamente tutti i nemici a lui vicini. Annulla così ogni ostacolo all’affermazione del suo potere assoluto. La notte del 30 giugno 1934, tra le più cupe e sanguinose del Terzo Reich, è la legittimazione del progetto di Hitler: una dittatura violenta, sfrenata e spietata.

Quella notte potrebbe assumere anche il significato di un regolamento di conti, proprio come quelli tra gangster. In realtà, ancora oggi, “la notte dei lunghi coltelli” si ricorda come un’operazione meschina che fa inorridire il mondo civile. Ma quella spedizione ha il sapore di un’azione politica abile e attenta, di quelle che solo una mente del male può architettare.

Il Führer e Röhm
Adolf Hitler e Ernst Röhm: alleati prima de “La notte dei lunghi coltelli”

Prima del 30 giugno 1934: il Führer e Ernst Röhm

I protagonisti della storia che porta il nome “notte dei lunghi coltelli” sono Hitler e il generale delle SA (reparti d’assalto) Ernst Röhm. L’incontro tra i due avviene a Monaco, nel primo dopoguerra. Dopo la Grande Guerra la Germania esce sconfitta. Divise lacere e sogni di gloria infranti. Hitler, ex caporale austriaco dalla straordinaria eloquenza, ottiene la cittadinanza tedesca. Röhm, d’altro canto, ostenta orgoglioso le cicatrici delle battaglie.

Sempre Röhm disprezza i comunisti e aderisce al Partito dei lavoratori tedeschi, una formazione politica di estrema destra. Nascono anche i corpi franchi. Questi, corpi militari e volontari, si battono per impedire la rivoluzione socialista sul suolo tedesco. Röhm partecipa attivamente agli assalti organizzati dai corpi franchi. D’altronde è un uomo forgiato nel cameratismo da trincea.

Adolf Hitler invece dopo la guerra conduce una vita di stenti. Ma matura anche uno spietato odio per la sinistra, gli ebrei e per i grandi industriali che hanno portato la Germania alla rovina.

Il Führer scala il potere

L’incontro tra Hitler e Röhm

L’incontro tra Röhm e Hitler avviene a Monaco. Hitler piace tanto al generale. L’intesa tra i due è immediata. Il Führer trae vantaggio dall’alleanza con Röhm e inizia la sua folgorante ascesa nel partito nazional-socialista.

Hitler assume il controllo del partito nella sua roccaforte bavarese. Desidera rovesciare lo stato democratico e i tempi sono a lui propizi. Il leader nazista non vuole fermarsi, punta all’affermazione assoluta del suo ruolo nel partito e nella Germania intera. Egli, nel novembre del 1923, tenta il cosiddetto “putsch di Monaco“: il colpo di stato contro il governo regionale bavarese. Fallisce miseramente e da quel giorno cambia atteggiamento.

Il Führer e la scalata al potere assoluto

Il Führer dal giorno del mancato colpo di stato comprende che ha bisogno di strategie mirate. L’unico modo per farsi strada nel mondo dei vertici più importanti della Germania è imparare a muoversi nelle istituzioni alla ricerca di alleanze. Hitler deve conquistare il consenso della società.

Gli equilibri interni al partito iniziano a vacillare. Tensioni e malcontenti si frappongono tra Hitler e Röhm. Hitler pretende il pieno controllo del partito e spinge verso una “rivoluzione legale” per bandire ogni forma di democrazia. Röhm, di contro, si oppone apertamente alle volontà del Führer. Ma il vero nodo che divide i due nazisti è il ruolo delle SA: milizia al servizio del partito per Hitler. Corpi militari totalmente autonomi per Röhm. Il conflitto, durissimo, porta il generale delle SA, nel 1925, a rassegnare le dimissioni e a lasciare la Germania e quindi il partito.

Hitler: dittatore spietato

Hitler vuole mettere sugli attenti le SA. Non sa però che i soldati dei reparti d’assalto sono sì addestratissimi ma anche refrattari ad ogni disciplina. Queste milizie, nel 1930, mettono a ferro e fuoco il Quartier generale del partito, Hitler non può fare a meno di richiamare Röhm e offrirgli il titolo di Stato maggiore.

Il 30 gennaio 1933 il Führer siede sullo scranno della cancelleria. Ma non gli basta. Dopo qualche mese riesce a farsi votare i pieni poteri e giudica fuori legge partiti e sindacati di sinistra. Decide che ogni forma di opposizione al nazismo deve essere severamente punita. Non solo, Hitler fa votare molto velocemente una legge che riconosce come partito unico quello nazista. Via tutti gli altri partiti, via i movimenti politici. Hitler è solo e non ha più avversari. Spietato e ambizioso primeggia sulla Germania intera.

Hitler

Il Führer contro tutti

Röhm non ci sta, non accetta Hitler come capo unico e indiscusso del partito della Germania. Il generale insieme all’ala movimentista e populista delle SA contesta i vertici tradizionali e invoca una seconda ondata rivoluzionaria.

Il capo nazista sa bene che le SA sono una spina nel fianco. Hitler non vuole più perdere tempo. Con i suoi fedelissimi decide di passare all’azione contro i nemici esterni ed interni. Egli inoltre accompagna le sue azioni politiche con una scrupolosa propaganda nazista. Ogni giorno da un luogo diverso rivolge il suo martellante messaggio alle folle: “vi voglio ringraziare per essere sempre stati al mio fianco senza timori. Il mio successo e la salvezza della Germania sono merito vostro”.

Hitler sicuro del tacito consenso del popolo, dell’esercito e dell’appoggio del capitale deve eliminare la minaccia di Röhm e dei suoi seguaci. Nella notte del 30 giugno 1934 il Führer conduce l’operazione colibrì. Hitler e altri soldati delle SS irrompono dell’Hotel Hanselbauer, in Baviera. Il capo nazista corre per le scale della struttura e arriva fino alla stanza del generale Röhm. Apre la porta e grida: “fuori! Ti arresto per alto tradimento”. Gli uomini di Hitler arrestano e uccidono i componenti dello stato maggiore delle SA.

É la notte dei lunghi coltelli: un bagno di sangue di tre giorni che dalla Baviera giunge a Berlino e in altre città della Germania.

Commenti