Dal 25 luglio al 3 agosto ritorna la IV Edizione del “Piccolo Festival delle Spartenze. Migrazioni e cultura”, un evento nato in Calabria a Paludi – provincia di Cosenza – un piccolo borgo che negli anni ha vissuto un profondo spopolamento, così come tanti altri paesi del Sud. L’evento è nato grazie all’Associazione AsSud, un’associazione socio-culturale che ha come obiettivo la valorizzazione delle tradizioni demo-etno-antropologiche locali.

I migranti del Sud

Paludi (Cosenza)

Quest’anno il Festival vede il coinvolgimento anche delle regioni limitrofe, come la Basilicata e il Molise, ma anche la collaborazioni delle zone dell’estero come la Germania e la Svizzera: <<Si chiama “festival delle spartenze” ma premia chi unisce. Il termine “spartenze” è nell’ottica della “condivisione” per creare una rete che unisca Italia ed estero, che risani le ferite e ricostruisca la memoria collettiva, la storia di chi è partito e di chi è rimasto: una storia comune, che è sempre storia d’Italia>>.

L’Italia nel 2018 ha registrato più di 130mila migranti: giovani in cerca di lavoro o semplicemente giovani che scelgono di continuare gli studi all’estero, per costruire un futuro migliore. Un’emigrazione che negli anni ha segnato e cambiato la storia della Calabria. Un tempo gli emigrati partivano per scappare dalla povertà dei propri paesi e per trovare una soluzione migliore alle proprie condizioni. La migrazione era vissuta come un “lutto”, un momento in cui si creava una separazione fra l’uomo e la terra d’origine, andando a creare un “altrove”. I migranti del passato, infatti, hanno fatto nascere tante Calabrie sparse per il mondo.

Insieme al necessario e indispensabile, i migranti calabresi portavano con sé la nostalgia della propria terra, delle proprie tradizioni, della propria cultura. E, proprio questa sana nostalgia, ha originato, di conseguenza, una “continuità” nei nuovi Paesi. Per superare il “trauma” della lontananza dalla Calabria, cercavano infatti di ricreare i riti e le tradizioni calabresi nei luoghi in cui si trovavano. Ma anche l’esperienza di una nuova terra li segnava, cambiandoli ulteriormente.

Il migrante non era più solo “calabrese”, la nuova vita all’estero lo sporcava di una nuova cultura e di nuove tradizioni. Questo è stato il punto centrale che ha segnato la Calabria, rendendola una Regione in movimento: i migranti, quando e se ritornavano al Sud, trascinavano con sé tutto ciò che di nuovo e moderno avevano imparato all’estero. Queste novità non solo insospettivano e suscitavano paure nei calabresi – che essendo rimasti, non erano aperti alle novità – ma soprattutto influenzavano e modellavano, di volta in volta, la Calabria.

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La Calabria “altrove

In qualche modo i migranti del passato sono stati responsabili dell’abbandono di alcuni luoghi o tradizioni. La fuga ha generato anche una sorta di “dimenticanza”, un allontanamento dalla storia dei propri paesi d’origine. In molti luoghi, con il passare degli anni, le tradizioni sono scomparse, le case sono rimaste disabitate, i centri svuotati e i paesi faticano a sopravvivere. Le nuove generazioni hanno un legame diverso e più freddo con la propria terra.

Oggi il concetto di migrazione è totalmente cambiato, si parte con più spensieratezza, il viaggio non è più vissuto come un “lutto”. La tecnologia e le nuove scoperte fanno sì che, oggi, i migranti possano raggiungere facilmente i nuovi luoghi e, addirittura, conoscerli ancor prima di partire. La nostalgia della propria terra è diminuita, ed anche la conoscenza delle tradizioni e dei luoghi. Moltissime abitudini sono andate perse. Oggi, i paesi ormai vuoti del Sud, si ripopolano solo in occasioni di feste o eventi importanti, come ad esempio i lutti.

La Calabria “mobile

Alle vecchie tradizioni si sono sostituite le nuove, ed anche quando si cerca di rievocare il passato, c’è sempre qualcosa di “nuovo” che disturba e cambia ciò che realmente è stato. La migrazione ha cambiato per sempre la Calabria, rendendola “mobile”, rendendola sempre “altrove”. Oggi si può contare più di una Calabria, soprattutto in America. Per questo motivo il Festival delle Spartenze è importante, soprattutto a livello culturale.

Inoltre, in questa IV edizione, ci saranno laboratori, concerti, dibattiti, rassegne cinematografiche. Il tema principale sarà la “casa”, non intesa come luogo, ma come insieme di persone e di ricordi: <<La casa è sempre presente nell’orizzonte dell’emigrante: è la casa lasciata, quella da costruire nel nuovo Paese, o quella da costruire nel borgo di origine come simbolo del successo raggiunto e come segno di un ritorno sempre possibile>>.

Inoltre si celebrerà anche il legame fra l’Italia e l’Argentina, che è il Paese con il maggior numero di iscritti all’Aire, Associazione italiani residenti all’estero: <<E poi, dai greci a Dante, da Petrarca a Leopardi, da Chopin a Beethoven sino ad arrivare ai giorni d’oggi, la luna ha sempre bussato al cuore e all’anima di poeti, musicisti e cantanti. E, senza scomodare i grandi che miravano e rimiravano la luna, basta citare due modi di dire quali ‘desiderare la luna’ e ‘sbarcare il lunario’ per riannodare il filo che lega le speranze dei poeti con quelle dei migranti: tutti in viaggio, erranti alla ricerca di un mondo, di una vita migliore>>.

Per i giovani tra i 18 e i 25 anni durante il Festival sarà possibile partecipare al CampusASSud, un viaggio itinerante alla scoperta delle tradizioni e della cultura dell’Italia meridionale. Durante questo viaggio itinerante si potrà svolgere attività di alternanza scuola/lavoro. Con l’iniziativa del cinema, in un laboratorio di tre giorni – attraverso i film di Fellini, De Sica, Gassman e molti altri – sarà possibile scoprire la storia dei dialetti italiani.

Vivere i luoghi

Un evento importante che sottolinea l’importanza dei luoghi che ogni uomo abita, che siano qui o altrove. L’importanza di essere responsabili e avere cura della terra che, non solo ci ospita, ma ci appartiene. Un Paese è molto più di un semplice luogo: è il “piccolo pezzo” di terra, nel mondo, in cui l’uomo fonda le proprie radici e costruisce la propria storia.

Festival delle Spartenze 2018

Le opportunità che un luogo offre, segnano il percorso dell’uomo. Non bisogna mai guardare ad un luogo senza considerare il suo passato. Bisogna sempre riconsiderarlo attraverso la sua storia, attraverso gli avvenimenti che hanno cambiato il suo carattere. Anche un palazzo abbandonato, o un centro senza più i suoi ragazzi per le strade, racconta e ci consegna una storia. Perché i luoghi, anche se spesso contraddittori, devono essere vissuti e amati. Ed è solo questo “vivere i luoghi” che mantiene viva la terra. Nello sconforto dei migranti che vanno via, senza a volte fare ritorno, bisogna imparare a “rimanere”, a “ritornare”, a “ricostruire”.

E se è vero che, molto spesso, una terra costringe a scappare altrove, è altrettanto vero che restituisce ogni cosa. Non esiste un luogo che non abbia l’odore di un passato, che non racconti storie, che non ricordi – anche solo lontanamente – i sogni, le paure e le speranze degli uomini che da lì sono passati. Che non ricordi l’odore buono dei nonni, o il profumo dei piatti tipici dai balconi nei giorni di festa, e non solo.

Perché i luoghi restituiscono la bellezza che ogni uomo coltiva. Una bellezza che permane e si lascia guardare anche quando, in quella terra, non è rimasto più nessuno.

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