Hikikomori, fenomeno giapponese che dilaga in Italia

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Sono ragazzi prevalentemente di sesso maschile, ma soprattutto gli hikikomori sono giovani tra i 14 e i 30 anni. L’appellativo deriva dal giapponese e significa “stare in disparte, isolarsi”, dalle parole hiku “tirare” e komoru “ritirarsi”. Il fenomeno è in continua crescita, in Giappone possiamo annoverare oltre 500.000 casi accertati, in Italia oltre 100.000. Nonostante i dati allarmanti, si presume addirittura una sottostima numerica considerevole.

Chi sono gli hikikomori?

Gli hikikomori sono persone che decidono di abbandonare il mondo esterno e di rifugiarsi tra le quattro mura della loro stanza. Spesso si rifiutano di avere ogni tipo di interazione sociale, anche con il proprio nucleo familiare, alle volte abbandonano gli studi e smettono di lavorare. L’unica finestra aperta verso il mondo reale è rappresentata dal mondo virtuale attraverso una realtà costruita fatta di videogame, giochi di ruolo online, chat e web.

Da cosa deriva questa scelta di vita?

Per comprendere l’hikikomoro occorre analizzare il suo modus vivendi, ascrivibile a cause precise, ma non di pronta individuazione. E’ necessario partire dal particolare per arrivare all’universale, in quanto è riduttivo o se non altro erroneo attribuire la colpa al progresso tecnologico o alle dipendenze dai mezzi telematici, i quali rappresentano solo la conseguenza di un malessere con radici più profonde. Problemi familiari e scolastici possono sicuramente incidere negativamente nella vita di un adolescente. Un caso ricorrente è uno squilibrio tra le figure genitoriali, dove l’assenza paterna è colmata da un eccesso di premura materna. In ambito scolastico/lavorativo l’hikikomori potrebbe non riuscire a sostenere un clima fortemente competitivo di una società veloce, che non rispetta più i tempi fisiologici dei propri consociati, ma punta a una pronta auto-realizzazione e affermazione sugli altri. Quando gli hikikomori si rendono conto che i successi ottenuti non soddisfano le aspettative prospettate, iniziano a maturare un sentimento di sofferenza, che non li fa sentire all’altezza, da qui il senso di inadeguatezza e l’esigenza di isolarsi da un mondo in cui si sentono irrimediabilmente respinti.

Si tratta di una malattia?

E’ sbagliato definire gli hikikomori come persone malate, piuttosto è corretto affermare che una prolungata reclusione e la sedimentazione di sentimenti depressivi come il senso di inadeguatezza, sensazioni di inutilità e vuoto interiore per la mancanza di stimoli possono portare ad una grave apatia, depressione o allo sviluppo di gravi problemi psicologici. Gli hikikomori cercano di fuggire da qualsiasi tipo di pressione sociale, dunque un valido modo per aiutarli è non farli sentire giudicati, ma soprattutto tentare un approccio comprensivo. Spesso si tratta di persone che non hanno consapevolezza della situazione di disagio in cui perversano, non sentono l’esigenza di rivolgersi a un terapeuta o chiedere aiuto. Il tentativo più adeguato è quello di un aiuto domiciliare con uno specialista, che cercherà di reintrodurlo alla quotidianità attraverso il continuo raggiungimento di piccoli obiettivi. Fondamentale è garantire anche un sostegno psicologico alle famiglie, che spesso sono afflitte da un forte senso di impotenza che le relega ad un obbligato stato di passività. Nel nostro paese esiste l’associazione ”Hikikomori Italia”, il cui scopo è quello di diffondere informazioni su questo fenomeno così diffuso e allo stesso tempo ancora poco conosciuto. La loro attività è fondamentale per il sostegno alle famiglie e ai diretti interessati attraverso chat di supporto, la possibilità di condividere la propria storia attuale o pregressa, sensibilizzare e informare con video di approfondimento e post sul blog il popolo della rete.

Per ulteriori approfondimenti consulta anche https://www.periodicodaily.com/hikikomori-in-crescita-disagi-e-silenzi-degli-adolescenti-interconnessi/