Il disastro umanitario in Etiopia esiste da sempre

0
313
Disastro umanitario

Noi tendiamo a dimenticare la storia o i percorsi dell’umanità, ma come dimenticare il disastro umanitario in Etiopia? Per quanto mi riguarda è davanti ai miei occhi da quando ero ragazzino. Da quando le foto di bambini malnutriti erano la copertina dei Tg, che tentavano di deviare la nostra attenzione dagli scandali italiani e dai suoi intrighi mafiosi.

Il disastro umanitario in Etiopia è parte della nostra storia?

La storia ci dice cose che vorremmo seppellire, ma vivono nello spirito dell’umanità. Quando il capo di Stato etiope, Abiy Ahmed Alì, premio Nobel per la Pace nel 2019, ( contraddizione in termini), ha lanciato il suo intervento armato nella regione del Tigray, aveva anche assicurato, che l’intervento sarebbe durato poco. Una sorta di operazione chirurgica militare. Ma ancora non mi spiego come un assassino possa aver vinto il Nobel per la Pace. Sono passati tanti mesi e il conflitto è ancora in essere, ancora più sanguinoso e repressivo. Tutto questo non fa che facilitare l’ennesimo disastro umanitario, l’ennesimo atto triste in una terra di carestie eterne, oppressioni e omicidi di massa. Chi siamo? Nel 1985 centinaia di artisti capitanati da Bob Gendolf, si unirono per dare voce e musica al Live Aid, la più imponente macchina umanitaria mossa a favore dell’Africa, soprattutto Eritrea e Etiopia. Ma cosa è cambiato da quei giorni? Ovviamente nulla. L’unica novità è il nome delle armi, degli strateghi che muovono i fili o le macchinazioni per prendersi qualcosa che a molti è ignoto: materie prime, diamanti e cose simili.

Un popolo in fuga

Il disastro umanitario che si sta consumando non interessa direttamente alle politiche occidentali o asiatiche, questo perché, probabilmente, la maggjor parte dei gruppi che finanziano tale disastro, sono anche a capo di lobby per lo sfruttamento di risorse e minerali nobili. Guardiamo questo popolo che da mesi si sta rifugiandosi nel vicino Sudan, dove è in corso un’altra crisi umanitaria su vasta scala. Tutto questo mentre le ong impegnate sul territorio cercano di richiamare l’attenzione delle massime autorità internazionali. L’Onu in questi giorni ha  chiesto un’inchiesta su possibili crimini di guerra. Alla fine di febbraio Amnesty International ha accusato i soldati eritrei di aver ucciso centinaia di civili nella città santa di Aksum, nel nord del Tigray. Antony Blinken ha dichiarato: “Sono atti di pulizia etnica”. Ma c’è da domandarsi cosa intendono fare gli USA in questa faccenda?

Il disastro umanitario in Etiopia è senza precedenti?

Potrei ricordare eventi che spingerebbero il disastro umanitario, tolta la componente fissa della carestia, a spasso nel tempo. Lo porterebbero in giro nel passato e vedrebbero gli italiani come parte integrante di questo disastro. Nel massacro di Addis Abeba, la possibile stima è di circa 19.000 vittime, includendo in tale numero anche le uccisioni dell’élite etiope avvenute nelle settimane seguenti. Ma nonostante il più facile accesso agli archivi militari e coloniali, e al cosiddetto Fondo Graziani, le difficoltà di stima sono sempre in agguato. Il Fondo Graziani è costituito dalla Biblioteca personale del gerarca  Rodolfo Graziani, Ministro della Difesa durante la Repubblica Sociale. Il Fondo è stato donato dalla regione Lombardia e viene custodito e conservato in comodato d’uso gratuito. Ma anche attraverso queste fonti, non troviamo concordanza sull’esatto numero di vittime causate nella repressione di Addis Abeba. Gli etiopici, fin dal settembre 1945, quando presentarono un Memorandum al Consiglio dei ministri degli Esteri riunito a Londra, parlano di circa 30.000 morti. Ma dalle repressioni anteguerra, guerre etniche e carestie varie le vittime in quella parte dell’Africa sono quantificabili in milioni.

Senza dubbi?

Alcuni colleghi storici azzardano una stima di circa 13 milioni di vittime. Uno sterminio di proporzioni inaudite, che purtroppo non vede le lacrime di molti. Ma tornando ai dati precedenti, e viste le responsabilità dirette, non vi sembra strano lamentarsi dei cosiddetti immigrati? Forse dobbiamo molto di più di ciò che pensiamo, forse dobbiamo pagare molto di più di quanto abbiamo pagato. La nebbia che invade l’Africa non è climatica, ma è morale. Un’onta umana pari, se non più grave dell’olocausto stesso. Ma a chi importa? È solo Africa, è solo un pezzo di terra polveroso e senza senso. Ma quel luogo è depredato dei suoi beni e tutti tacciono.