Carrie Lam, Presidente di Hong Kong e rappresentante del governo cinese nell’isola, ha dichiarato “morto”, nella giornata di ieri, il decreto sull’estradizione, che aveva provocato nei giorni scorsi numerose e partecipate manifestazioni da parte degli abitanti dell’isola. La dichiarazione del capo del governo di Hong Kong non ha trovato, tuttavia, una positiva accoglienza tra i manifestanti.

Le dichiarazioni in inglese e cantonese

Nel suo discorso Lam ha usato due differenti espressioni nella traduzione del suo messaggio dal cantonese, lingua ufficiale dell’isola, all’inglese. Mentre per la stampa e gli osservatori internazionali la parola utilizzata è stata, in effetti, “morto”, nella lingua di Hong Kong la Presidente ha affermato detto qualcosa che, in italiano, potrebbe essere tradotta con l’intenzione di portare il decreto verso una “morte per cause naturali”, lasciando intendere che il governo non interverrà nuovamente su questa materia fino alla fine del mandato governativo, in scadenza il prossimo anno.

Linguaggio non giuridico

Oltre alle reazioni più ironiche di chi sui vari social network ha chiesto a Lam quando esattamente sarebbe morto il decreto, da più parti è stato sottolineato come il governo, per bocca del suo primo ministro, stia in realtà giocando con le parole, anziché utilizzare un linguaggio giuridico appropriato e dichiarare ufficialmente il ritiro della legge, come richiesto dai manifestanti nelle scorse settimane.

Le opinioni dei manifestanti

Alcuni, tra i quali Joshua Wong, attivista per la democrazia, o Chan Wai Lam William, rappresentante dell’Università cinese di Hong Kong, o anche semplicemente alcuni operai intervistati nelle scorse ore, hanno motivato i loro dubbi circa le reali intenzioni della Presidente e la sua sincerità, sottolineando come non sia possibile credere che questa voglia rispettare lo stato di diritto e le garanzie offerte agli abitanti dell’isola, quando si sceglie di non utilizzare il linguaggio giuridico appropriato per comunicare le decisioni ufficiali prese dal governo.

Le dichiarazioni contraddittorie di Carrie Lam

La sfiducia del popolo nei suoi rappresentanti ha raggiunto in queste settimane livelli altissimi, come ha confessato, sempre nella giornata di ieri, la stessa Lam. Il suo comportamento e le sue dichiarazioni a partire dal maggio di quest’anno in poi sono state spesso contraddittorie e spesso conseguenti al mutare degli eventi. Dopo le proteste del 12 giugno, che hanno portato quasi due milioni di persone a manifestare per le strade dell’isola, la rappresentante del governo di Xi Jinping sull’isola aveva pubblicamente chiesto scusa al suo popolo, assumendosi la responsabilità di aver prestato poco ascolto alle richieste da questo avanzate. Pochi giorni dopo, in occasione delle celebrazioni per l’indipendenza dalla Gran Bretagna il primo luglio, quando alcuni manifestanti hanno occupato la sede dell’Assemblea Legislativa, la posizione della Lam è stata di dura e ferma condanna della violenza ed una difesa del ruolo del Parlamento e del Governo e dell’autonomia delle proprie decisioni, suggerendo così, con le dichiarazioni di quei giorni, quasi un ripensamento e l’intenzione di voler procedere con il decreto sulle estradizioni.

Tensione crescente ad Hong Kong

Nelle scorse ore l’ennesimo cambio di rotta. Carrie Lam è consapevole del fatto che le manifestazioni di domenica nei quartieri dello shopping di lusso e delle strade maggiormente visitate dei turisti, nonché l’arrivo finale del corteo nella stazione di West Kowloon, da cui partono i treni ultraveloci verso la Cina, abbia nuovamente risvegliato l’attenzione internazionale su quanto sta succedendo ad Hong Kong. La crescente tensione tra il governo britannico, che si dichiara difensore dell’autonomia politica dell’isola e del suo stato di diritto, e la Cina che auspica che l’ordina venga presto ristabilito, ha posto la Presidente in una situazione ancora più difficile ed imbarazzante.

Le ultime manifestazioni ad Hong Kong

Il distacco tra il governo ed il paese

Per quanto Lam si dimostri accomodante, da un lato, e molto sicura di sé dall’altro, è indubbio che il distacco con la sua gente sia ogni giorno sempre più difficile da colmare e che dichiarazioni mancanti di formalità ed ufficialità e che non dicono niente di concreto circa le reali intenzioni del governo, non abbiano che come conseguenza quella di far aumentare la sfiducia della popolazione, esacerbare gli animi (già particolarmente tesi nei giorni scorsi a giudicare dalle azioni intraprese) e portare, con ogni probabilità, all’organizzazione di nuove proteste e manifestazioni che si annunciano ancor più partecipate che in passato.

Nessuna reale apertura del governo

Alla richiesta iniziale di ritirare il decreto, subito seguita da quella delle immediate dimissioni della Lam, si è aggiunta nei giorni scorsi la richiesta, da parte dei manifestanti, di non procedere con delle azioni legali nei confronti di chi ha partecipato, talora in maniera “violenta”, alle dimostrazioni dei giorni scorsi, considerando soprattutto l’atteggiamento del governo nelle passate settimane che si è dimostrato poco aperto e disposto al dialogo. “Oggi Lam viene a dire che ha capito le nostre richieste, che le comprende e che il decreto sull’estradizione è considerarsi morto” hanno dichiarato alcuni manifestanti “ed aggiunge che è disposta ad ascoltare i manifestanti. Ma dov’erano lei ed il suo governo quando i cortei passavano di fronte alle sedi delle istituzioni e fin sotto casa della stessa presidentessa? Perché non ha accolto le nostre richieste, allora?”

Il decreto è morto, ma non sepolto

I dubbi sulla sincerità del capo del governo risultano, stando ai fatti, più che fondati. Innanzitutto, Lam non ha mai dimostrato alcuna disponibilità a rassegnare le dimissioni, atto questo, peraltro, che le risulterebbe difficile compiere non potendo ella agire in prima persona in tal senso, ma potendo solo esser “dimessa” dal governo di Pechino. In merito alle decisioni da prendere nei confronti dei manifestanti il suo atteggiamento è stato spesso oscillante e contraddittorio, passando dalle scuse nei confronti del suo popolo, alla dura condanna di certi episodi a toni nuovamente più pacati negli ultimi giorni. Ma è soprattutto sulla ragione fondamentale delle proteste, il ritiro del decreto sulle espulsioni, che rappresenta per i cittadini di Hong Kong un’ingerenza cinese nella politica locale, che il Primo Ministro dell’isola non ha mai detto una parola chiara, neppure ieri, quando ha dichiarato le sue intenzioni senza mai pronunciare la parola “ritiro” in riferimento alla legge stessa. Date queste premesse, come sottolinea anche lo scrittore Antony Dapiran, è impossibile pensare che le proteste possano fermarsi e che si possa giungere ad un accordo tra la popolazione di Hong Kong ed i suoi rappresentanti.

Previous articleDiciannovesima edizione della “Sagra del Pollo alla Diavola”: un’esperienza che va oltre la Gastronomia
Next articleI cantautori genovesi nel museo di “Via del Campo 29Rosso”
Sono Vittorio Musca, ho 39, sono originario di Torchiarolo, in provincia di Brindisi e vivo a Bologna anche se negli ultimi anni per studio o lavoro ho vissuto in Norvegia, Polonia, Repubblica Ceca e Germania. Ho conseguito due lauree. La prima in Scienze Politiche e la seconda in Lettere. Parlo inglese, italiano, spagnolo, tedesco e polacco. Mi piace leggere, prevalentemente classici della letteratura e della filosofia o libri di argomento storico, suono il clarinetto e provo, da autodidatta ad imparare a suonare il piano. Mi piacciono il cinema ed il teatro (seguo due laboratori a Bologna). Ho pubblicato un libro di poesie, "La vergogna dei muscoli, il cuore" e ho nel cassetto un paio di testi teatrali e le bozze di altri progetti letterari. Amo viaggiare e dopo aver esplorato quasi tutta l'Europa vorrei presto partire per l'Africa ed il Sud Est asiatico, non appena sarà concluso l'anno scolastico, essendo al momento impegnato come insegnante. I miei interessi sono vari (dalla letteratura alla politica, dalla società al cinema, dalla scuola all'economia. e spero di riuscire a dedicarmi a ciascuno di essi durante la mia collaborazione con peridicodaily.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here