Il cuore della ‘Ndrangheta.

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Domani il Ministro dell’ Interno Matteo Salvini si recherà a San Luca, un comune calabrese situato sul versante ionico e posto al centro del Parco Nazionale d’Aspromonte. Proprio qui, nella parte meridionale della Calabria, tra le gole e i boschi che circondano San Luca, nasce una delle organizzazioni criminali più potenti al mondo: la ‘ndrangheta.

San Luca è un piccolo borgo calabrese che non manca di offrire  diversi luoghi d’interessi. Dal punto di vista naturalistico, di grande interesse vi sono il Lago Costantino e l’anello di Pietra Cappa. Quest’ultimo è uno dei simboli dell’Aspromonte. Ricco di mistero e carico di leggende, questo monolite troneggia nella vallata delle Grandi Pietre.

Altro luogo che è possibile visitare è il Santuario di Polsi.  Il Santuario dedicato alla Madonna della Montagna è oggi uno dei luoghi più famosi dell’Aspromonte, nonché il simbolo di San Luca. Ogni anno sono più di 50.000 mila i visitatori che scelgono di fargli visita durante la festa che si svolge tra il 30 Agosto e il 2 Settembre. L’anfiteatro naturale dove è situato il santuario  si trasforma in occasione dell’evento in un cumulo di grida, inni e canzoni popolari. Durante la festa, il tempo si ferma, si viene trasportati in un’altra epoca da sapori e suoni che hanno qualcosa di molto antico, lontano. È l’imporsi della cultura sugli eoni del tempo.

Purtroppo però questa tradizione è stata contaminata da un’altra usanza: ogni anno, da oltre un secolo,  tutti i capi di ogni filiale legata alla ‘ndragheta in Italia e nel mondo, accorrono qui a San Luca in occasione della festività: politiche criminose si nascondono all’ombra del santuario di Polsi.

Criminalità e Religione

Nello scacchiere strategico della ‘ndrangheta, il santuario sanluchese ricopre un significato importante. Durante la festa, i boss si riuniscono e decidono omicidi, si parla di come gestire per l’anno futuro i proventi delle attività criminali, si organizzano matrimoni per consolidare rapporti o per porre fine ad alcune faide e non di rado si compiono riti per l’affiliazione di nuovi membri. Come una multinazionale, la ‘ndragheta è composta da un quartiere operativo  e questo è rappresentato da San Luca. Dagli stessi membri dei clan, San Luca viene chiamato la “Mamma”.

L’ingerenza della religione nella vita dei clan è stata più volte accertata dalla magistratura. Statue e immagini sacre sono state spesso ritrovate all’interno dei bunker dove si nascondevano i boss o nelle loro abitazioni. Numerosi poi, sono stati i tentativi di essere i protagonisti di eventi religiosi significativi per la cultura popolare, come ad esempio a Briatico (Calabria, versante tirrenico) dove la statua della Madonna è stata caricata per anni su un’imbarcazione del boss locale e guidata personalmente dal capo del clan Accorinti. La religione è un elemento culturale forte nella logica mafiosa che si ripropone per ogni occasione. Ma questo non accade solo in Calabria: la volontà di contaminare la religione con pratiche che di religioso hanno ben poco è una costante del mondo criminale. I riti per l’affiliazione nella ‘ndrangheta, sono ricchi di elementi religiosi: si punge il dito o il braccio del nuovo affiliato con un ago o con un coltello, facendo cadere qualche goccia del sangue sull’immagine di un santino ( l’immagine, quando si parla di ‘ndrangheta è solitamente quella di San Michele Arcangelo). Successivamente, l’immagine viene data alle fiamme mentre il capo bastone pronuncia l’impietoso ammonimento rivolto al nuovo membro: “Come il fuoco brucia questa immagine, così brucerete voi se vi macchiate di infamità, se prima vi conoscevo come un contrasto onorato da ora vi riconosco come un picciotto d’onore”.

L’immagine di un santino bruciata è stata trovata nelle tasche di un ragazzo – Tommaso Venturi – a Duisburg, rimasto ucciso in quella che passerà alla storia con il nome di Strage di Duisburg.

San Luca: terra di ‘Ndrangheta

Fra il 14 e il 15 agosto del 2007 a Duisburg, intorno alle due di notte, Sebastiano Strangio chiude il suo ristorante e in compagnia di due camerieri e tre suoi amici, si accinge a tornare a casa. Le macchine posteggiate a dieci metri dal ristorante nel giro di pochi secondi si macchiano del loro sangue. Vengono esplosi 54 colpi. Le vittime – Sebastiano Strangio, Francesco Giorgi, Tommaso Venturi, Francesco e Marco Pergola e Marco Marmo – non hanno scampo. Marco Marmo era il principale obiettivo della strage, accusato di aver nascosto le armi utilizzate per uccidere il natale precedente a San Luca,  Maria Strangio, moglie del boss Giovanni Nirta. L’episodio è la conclusione di una faida andata avanti per 15 anni e che ha visto protagonista i due schieramenti Pelle – Vottari e il clan Nirta -Strangio. Durante questi anni nessuno a San Luca poteva sentirsi davvero al sicuro; chiunque portasse il cognome del clan avversario, era in pericolo. Bambini inclusi.

Ho deciso di descrivere brevemente l’episodio di Duisburg, perchè in questa occasione la ‘ndrangheta si mostra per ciò che è: un’organizzazione criminale dall’enorme potenzialità, con un  enorme potenza di fuoco, partita dalle profondità di una terra rurale. L’episodio, conclusione di una faida nata per una bravata di ragazzi durante il carnevale del 1991, ha il merito di aver acceso i riflettori su di una delle più potenti organizzazioni del mondo criminale.

Lo Stato italiano, purtroppo, è sempre stato un passo indietro rispetto al fenomeno mafioso. Il reato di associazione mafiosa è stato istituito nel 1982, ma è solo nel 2010 che viene citata la ‘ndrangheta tra le organizzazioni. Mentre in Sicilia Cosa Nostra si metteva in mostra con la politica stragista, la ‘ndrangheta operava in silenzio. Mediante i sequestri accumulava capitale per poi investirlo negli appalti pubblici. A Bovalino ad esempio, un paesino vicino San Luca, un quartiere è soprannominato Paul Getty, perchè costruito con i soldi ottenuti dal sequestro del nipote del magnate americano Jean Paul Getty.  L’Aspromonte con i suoi boschi inaccessibili a chi non è della zona, si presta volentieri a nascondere le vittime dei sequestri.

La ‘ndrangheta ha saputo affrontare le sfide della globalizzazione sapendosi adattare all’andamento del mercato criminale. Ha saputo consolidare un potere locale ed espanderlo. Le cosche legate al territorio calabrese sono presenti in Germania, come ricordato in precedenza, ma non solo: negli Stati Uniti, in Colombia, in Argentina, in Canada, in Inghilterra. È riuscita ad espandersi da un paesino che fin dopo la fine della seconda guerra mondiale contava più armi che forchette, trasformando un’attività criminosa locale rurale, in un’organizzazione che avvelena e contamina gran parte del mondo occidentale.

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  1. Complimenti per la semplicità comunicativa, per la correttezza espositiva. Complimenti con tanto di gratitudine soprattutto per l’ imparzialità di personale pensiero che ha lasciato al lettore.

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