Il Covid visto dal mondo dei rifugiati

0
795
Oltre ai tanti italiani costretti a rivedere regole e norme previste dalla pandemia, esiste un macrocosmo sommerso che sfugge alla maggior parte della popolazione, ed è il mondo migratorio.  Più oltre, il microcosmo dei richiedenti asilo. 
Ciò che rende limitante la condizione di un rifugiato è la sua vulnerabilità e l'essere maggiormente esposto al contagio da covid.

La condizione limitante di un rifugiato

Tra le limitazioni più grandi, particolarmente per i rifugiati, la mancanza di assicurazione sanitaria, e l’impossibilità di lavorare da casa, visto che spesso essi svolgono lavori fisici. Inoltre, molti non hanno un mezzo di trasporto proprio ed essendo obbligati a prendere mezzi pubblici, le possibilità di contagio aumentano.

I?

Per questa ragione, da più di un anno e mezzo si trovano in una “situazione totalmente disumanasenza vedere le proprie famiglie, senza diritti lavorativi, sanitari, legali e con conseguenze gravissime a livello personale, psicologico ed emotivo”.

Quasi 3.000 hanno perso il lavoro. Nel momento della chiusura le famiglie si sono trovate dall’altro lato della frontiera e questo pone i richiedenti senza diritti sanitari e legali.

E i migranti lavoratori?

Quelli che non si fermano mai, nemmeno di fronte alle avversità, quali stigma, posizioni razziste e quarantene proposte dal sistema sanitario?

Molte sono le preoccupazioni per la famiglia rimasta nei luoghi d’origine.

Spesso, sono proprio le mutate condizioni socio-economiche come la perdita di lavoro ad esempio, a gettare nel panico i migranti che se non trovano sufficienti risposte nella rete comunitaria, diventano facile preda di isolamento e solitudine sociale.

Le misure politiche da adottare

E come sostiene un autorevole autore:“I migranti sono sovrarappresentati tra le minoranze a basso reddito e discriminati, imbattendosi in sfide legate alla mancanza di diritto all’assistenza sanitaria, all’esclusione dall’assistenza sociale, e alla paura dell’arresto e della deportazione” (Guadagno, 2020, p. 5).

E purtroppo, questa situazione continuerà a perpetrarsi se non verranno adottate misure congrue e adatte alla trasformazione dei diritti dei migranti.

Quali saranno le conseguenze politico-sociali se non si porrà rimedio a tale solitudine, all’uomo che abita solo in condominio, alla donna sola con figli che sente il peso dell’abbandono?

Il migrante fonte di primo contagio?

La narrazione che vuole uomini e donne italiani proteggersi e vedere nel migrante una possibile fonte di primo contagio é fuorviante e fuori luogo.

Un ritorno alla normalità?

Auspichiamo quindi, un ritorno ad una dimensione più egualitaria sia sul piano della diffusione dei contagi, sia quale azzeramento discriminatorio verso chi proviene da Paesi d’altrove.