Un tempo, la gente era convinta che quando qualcuno moriva, un corvo portava la sua anima nella terra dei morti. A volte però, accadevano cose talmente orribili, tristi e dolorose che l’anima non poteva riposare. Così a volte, ma solo a volte, il corvo riportava indietro l’anima perché rimettesse le cose a posto”.

E’ una voce fuori campo che dà l’incipit al film il Corvo, uscito il 13 maggio del 1994. Nella pellicola nella “notte del Diavolo” -che precede quella di Halloween, in cui vengono appiccati incendi per tutta la città – una banda di criminali uccide due giovani fidanzati, Eric Draven e Shelly Webster. Un anno dopo un corvo riporta Eric nel mondo dei vivi, per consentirgli di fare giustizia.

L’associazione del corvo col mondo dei morti non è invenzione di James O’Barr, autore del fumetto che ha ispirato il film, ma è più antica.

Gli eventi del lungometraggio si svolgono proprio nel periodo in cui i Celti festeggiavano Samhain, che annunciava la fine dell’estate e l’inizio dell’inverno e del Nuovo Anno: una festa di passaggio, durante la quale si riteneva che cadessero le barriere tra mondo dei vivi e dei morti e gli abitanti dell’oltretomba potessero muoversi liberamente da un mondo all’altro e interferire nei loro affari terreni.

Nella mitologia irlandese è a Samhain che il dio tribale, il Daghda, si accoppia ritualmente con la Morigàn, la dea-corvo .

Presso le popolazioni celtiche il corvo, in quanto animale necroforo, era un emblema ctonio, simbolo di oscurità e morte. Le dee corvo della mitologia irlandese preannunciavano sventure, morte e sconfitta degli eserciti ai quali apparivano.

In uno dei racconti contenuti nel Maginobion gallese – tramandato in manoscritti medievali – i corvi di Riannon sono descritti come benefiche creature dell’oltretomba. Nell’iconografia celtica troviamo molte divinità accompagnate da corvi, come la dea Nantosuelta che viene rappresentata insieme ad un corvo, probabile simbolo dell’aldilà, evidenziando il ruolo della dea come protettrice delle anime nell’oltretomba.

Nell’orfismo troviamo l’animale associato alla morte, ma anche alla rinascita. Così come nell’alchimia era associato al nigredo, la putrefazione, la prima fase della Grande Opera: distruzione che era però premessa necessaria nel percorso di creazione della pietra filosofale.

Il corvo era anche considerato uccello dotato di grande saggezza e virtù profetiche: dall’analisi del volo dei corvi, ad esempio, gli auguri deducevano informazioni per predire gli eventi futuri.

Secondo Plutarco la presenza di questi uccelli avrebbe indicato l’imminente fine di Cicerone.

Il suo gracchiare nel medioevo era considerato presagio di morte.

Arriva a noi dunque da lontano l’associazione dell’uccello dalle nere piume con l’aldilà, con il mondo dei morti.

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