Il coronavirus potrebbe essere stato creato in laboratorio

Sconcertanti notizie continuano ad arrivare sul coronavirus. Sembra sia da escludere la provenienza dai serpenti, mentre prende forma la possibilità che sia stato creato in laboratorio come arma biologica.

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Da diverse ore ormai dilaga la notizia pubblicata sul Washington Times della possibile creazione in laboratorio del virus cinese rivelatosi mortale che sta mettendo in ginocchio la Cina.

Secondo l’analista israeliano di guerra biologica Dany Shoham, ex ufficiale dell’intelligence israeliana che ha studiato la guerra biologica cinese, il virus potrebbe aver avuto origine in un laboratorio, l’Istituto di Virologia della città di Wuhan, collegato al programma di armi biologiche segrete della Cina e unico sito dichiarato in Cina in grado di lavorare con virus mortali.

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L’intervista al Washington Times

Nell’intervista rilasciata al Washington Times, Shoham afferma “Alcuni laboratori dell’istituto sono stati probabilmente impegnati, in termini di ricerca e sviluppo, in cinese [armi biologiche], almeno collateralmente, ma non come struttura principale dell’allineamento cinese del BW“.

Il lavoro sulle armi biologiche è condotto nell’ambito della doppia ricerca civile-militare ed è “sicuramente nascosto“, ha scritto in una e-mail.

La risposta della Cina

La Cina ha negato di avere armi biologiche offensive, ma un rapporto del Dipartimento di Stato dell’anno scorso ha rivelato sospetti di lavori segreti di guerra biologica. Intanto le autorità cinesi hanno dichiarato di non conoscere ancora con certezza l’origine del coronavirus.

Gao Fu, direttore del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie, ha riferito ai media statali che inizialmente tutto lasciava pensare che il virus provenisse da animali selvatici venduti in un mercato di frutti di mare a Wuhan.

Un funzionario americano fa sapere che è molto preoccupante la falsa notizia che sta circolando sul Web cinese secondo cui il virus farebbe parte di una cospirazione degli Stati Uniti per diffondere armi germinali. Ciò potrebbe significare che la Cina si sta preparando a contrastare qualsiasi accusa sulla possibilità che il nuovo coronavirus sia sfuggito a uno dei laboratori di ricerca civili o di difesa di Wuhan.

Cosa studia l’Istituto di virologia di Wuhan

L’istituto di Virologia di Wuhan ha studiato i diversi tipi di coronavirus, anche la SARS, il virus dell’influenza H5N1, l’encefalite giapponese e la dengue, ma anche il germe che causa l’antrace, un agente biologico una volta sviluppato in Russia.

Afferma Shoham “I coronavirus [in particolare la SARS] sono stati studiati nell’istituto e probabilmente lì sono conservati“. “La SARS è inclusa nel programma cinese BW, in generale, ed è trattata in diverse strutture pertinenti.” Secondo l’analista israeliano, non è sicuro che i coronavirus dell’istituto siano specificamente inclusi nel programma cinese sulle armi biologiche, ma è certamente possibile.

L’ipotesi di Shoham

E sostiene “In linea di principio, l’infiltrazione del virus verso l’esterno potrebbe avvenire sia come perdita che come infezione interna inosservata di una persona che normalmente usciva dalla struttura interessata. Questo avrebbe potuto essere il caso dell’Istituto di virologia di Wuhan, ma finora non ci sono prove o indicazioni per dimostrare questa ipotesi“.

Shoham, che presta servizio al Centro Begin-Sadat per gli Studi Strategici presso Bar Ilan University in Israele, ha detto che l’istituto di virologia è l’unico sito dichiarato in Cina nota come P4 per il livello patogeno 4. Tale status indica che l’istituto utilizza i più severi standard di sicurezza per impedire lo studio della diffusione dei microbi più pericolosi ed esotici.

E aggiunge che i primi sospetti sull’Istituto di virologia di Wuhan sono sorti quando un gruppo di virologi cinesi, che lavorano in Canada, hanno inviato erroneamente in Cina campioni di quelli descritti come alcuni dei virus più mortali sulla terra, incluso il virus Ebola.

L’insorgere dei dubbi

Le preoccupazioni odierne hanno però un’origine risalente, visto che già in un articolo pubblicato a luglio sulla rivista Institute for Defense Studies and Analyzes, Shoham ha affermato che l’istituto di Wuhan era uno dei quattro laboratori cinesi impegnati, per alcuni aspetti, nello sviluppo delle armi biologiche e che il laboratorio nazionale di biosicurezza di Wuhan presso l’istituto stava lavorando alla ricerca sui virus della febbre emorragica di Ebola, Nipah e Crimea-Congo.

L’Istituto di biologia di Wuhan è una struttura civile ma è collegata all’istituto di difesa cinese e si pensa che sia coinvolto nel programma cinese sulle armi biologiche. Il vaccino cinese contro la SARS sarebbe stato infatti prodotto proprio lì.

Ciò significa che il virus SARS è detenuto e propagato lì, ma non è un nuovo coronavirus a meno che il tipo selvaggio non sia stato modificato, che non è noto e non può essere affermato al momento“, ha detto Shoham.

Il rapporto annuale del Dipartimento di Stato

I dubbi su una possibile creazione in laboratorio del coronavirus prendono vita soprattutto perché nel rapporto annuale del Dipartimento di Stato sulla conformità del trattato sulle armi dello scorso anno si affermava che la Cina era impegnata in attività a sostegno della guerra biologica.

Nel rapporto si legge “Le informazioni indicano che la Repubblica popolare cinese si è impegnata, durante il periodo di riferimento, in attività biologiche con potenziali applicazioni a duplice uso, il che solleva preoccupazioni in merito alla sua conformità al BWC“, aggiungendo che gli Stati Uniti sospettano che la Cina non abbia eliminato programma di guerra biologica come richiesto dal trattato. “Gli Stati Uniti hanno problemi di conformità rispetto alla ricerca e allo sviluppo di tossine da parte delle istituzioni mediche militari cinesi a causa delle potenziali applicazioni a duplice uso e del loro potenziale come minaccia biologica“.

Il laboratorio di biosicurezza si trova a circa 20 miglia dal mercato dei frutti di mare di Hunan, che secondo quanto riferito dalla Cina potrebbe essere stato il punto di origine del virus.

Secondo il microbiologo della Rutgers University Richard Ebright, come ha dichiarato anche al Daily Mail di Londra, “a questo punto non c’è motivo di nutrire sospetti” che il laboratorio possa essere collegato allo scoppio del virus.

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