Il coronavirus ha un nome: COVID-19. Il numero delle vittime sale ma quello delle infezioni scende

Nel picco dell’epidemia che dovrebbe durare, secondo gli esperti, fino a fine febbraio, il numero delle vittime sale ma quello dei contagi sembra iniziare ad avere forti rallentamenti.

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L’OMS dà un nome al virus letale che ha messo in ginocchio la Cina e spaventa tutto il mondo. COVID-19 è il nome con cui viene identificato il virus, acronimo che sta per “malattia coronavirus 2019”.

Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS, ha detto che è stato necessario trovare un nome alla malattia senza far riferimento a luoghi, cose o persone, come dice su Twitter “l’OMS…ha dovuto trovare un nome che non ha fatto riferimento a una posizione geografica, un animale, un individuo o gruppo di persone, e che è anche pronunciabile e legati alla malattia”.

Intanto il bilancio delle vittime sale a 1.116, mentre quello dei contagi a 45.191, ma il tasso di infezione sembra mostrare segni di rallentamento. Infatti nella giornata di ieri si è registrato il più basso numero di infezioni giornaliere dal 30 gennaio scorso.

Dopo le notizie di una possibile diffusione a livello globale, che potrebbe toccare il 60% della popolazione mondiale, dato che, se fosse provato, sarebbe molto preoccupante, cerchiamo di ricapitolare le informazioni più utili sul virus.

Cosa sappiamo del virus

Il coronavirus, che ha avuto origine in Cina nella città di Wuhan e che si è diffuso in diversi Paesi del mondo, è un virus che prende il nome da punti che che sporgono dalla sua superficie. Può contagiare animali e persone e può causare una serie di disturbi respiratori, che vanno dal comune raffreddore a difficoltà respiratorie gravi.

Il virus sembra al momento moderatamente infettivo ed è trasmissibile per via aerea. È stato stimato che ogni persona infetta potrebbe passarlo a 2,5 persone qualora non fossero adottate efficaci misure di contenimento.

I timori degli esperti sono comunque determinati dalla circolazione in diversi Paesi del mondo di oltre 5 milioni di cinesi, proprio nel periodo dello scoppio del virus, che anche ignari di esserne portatori (perché asintomatici) hanno viaggiato in occasione del capodanno cinese, con il rischio di diffondere il virus ovunque e contagiare le persone con cui sono entrate in diretto contatto.

Anche se l’OMS ha dichiarato l’emergenza sanitaria internazionale, sembra comunque che il rischio per i Paesi diversi dalla Cina rimane basso. In questi paesi infatti il pericolo più immediato di contagio, al momento, riguarda esclusivamente l’influenza stagionale.

Intanto, un team di esperti dell’OMS è arrivato a Pechino per offrire assistenza ai malati e al personale sanitario già al limite delle forze.

Quali sono state le misure adottate in giro per il mondo

Mentre, al fine di limitare il contagio, diverse misure di prevenzione e contrasto al virus sono state adottate in diversi Paesi del mondo, molti sono quelli che hanno negato l’ingresso ai viaggiatori, non cittadini, che sono stati recentemente in Cina e, al contempo, tante sono le compagnie che hanno cancellato i voli da e per la Cina. Ad ogni modo, la misura di prevenzione più raccomandata è quella di lavarsi frequentemente le mani e rimanere a casa quando si hanno sintomi influenzali.

Il coronavirus e l’economia mondiale

Lo scoppio coronavirus ha inciso fortemente sull’economia e sui mercati azionari. Oggi sono in crisi tutte le reti di fornitura di materiale proveniente dalla Cina che costituiscono la spina dorsale dell’economia globale. Ed Morse, responsabile del settore merci presso Citigroup a New York dice “Stiamo assistendo ad una increspatura là fuori”. “E noi non ne vediamo un arresto”.

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