Il conflitto israelo-palestinese si incendia

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Il conflitto israelo-palestinese si incendia

Cresce la paura di una nuova guerra nel conflitto israelo-palestinese. Tensione alle stelle in Medio Oriente dopo i numerosi razzi lanciati nella notte e i continui ultimatum di Hamas a Israele. Il mondo intero condanna le violenze, ma sembra guardare impotente. Nel conflitto ci sono in discussione i diritti dei palestinesi, ma sembra che la diplomazia ormai non andrà da nessuna parte. L’espressione processo di pace ormai sembra aver perso ogni credibilità.

Conflitto israelo-palestinese: cosa sta succedendo?

Tensione alle stelle in Medio Oriente dopo la pioggia di razzi nella notte e con un nuovo ultimatum di Hamas a Israele. Si incendia così il conflitto israelo-palestinese. Secondo quanto riportato da Haaretz, il portavoce dell’ala militare di Hamas, Abu Ubaidah, ha affermato: “Abbiamo lanciato razzi contro Ashkelon dopo un attacco israeliano che ha colpito una casa a ovest di Gaza City. Se Israele continuerà ad attaccare, trasformeremo Ashkelon in un inferno”. Lo scontro ormai è inevitabile. Israele ha inviato rinforzi verso la Striscia, fermato i treni diretti al sud, spostato a nord le rotte aeree e ordinato alla popolazione attorno a Gaza di restare a casa. Poi è stata annullata dai nazionalisti israeliani la “Marcia delle bandiere” che celebra la riunificazione della città e, alle prime sirene di allarme sull’arrivo dei razzi è stato evacuato il Muro del Pianto e anche la Knesset, dove i deputati erano in seduta.

Il mondo intero guarda impotente

La comunità internazionale condanna le violenze. Il mondo intero resta a guardare impotente. Un tempo l’aumento delle tensioni tra Gerusalemme e Gaza avrebbe causato una mobilitazione diplomatica, con appelli per rilanciare il processo di pace   israelo-palestinese. Ma ora sembra che il mondo intero si volta dall’altra parte. A parte i numerosi appelli alla calma, perfino il Consiglio di sicurezza ONU ha faticato a rilasciare una dichiarazione comune. Durante il vertice di emergenza sulla crisi in corso, gli USA si sono opposti ad una dichiarazione comune. Secondo Washington, in messaggio pubblico non sarebbe opportuno in questa fase. I diplomatici USA hanno invece spiegato che intendono lavorare dietro le quinte per calmare la situazione.

Il processo di pace ormai ha perso qualsiasi credibilità. I presidenti americani hanno sempre cercato il processo di pace. L’ultimo è stato Donald Trump. Ha definito il suo piano il “deal del secolo”, ma alla fine il suo accordo del secolo è stato solo un fallimento.  Infatti in definitiva era solo un tentativo di comprare la rinuncia dei palestinesi a suon di dollari.

Gerusalemme è il luogo di tutte le crisi

Tutti gli ingredienti degli scontri violenti a cui assistiamo a Gerusalemme Est sono ben noti da decenni. Al centro di tutto c’è Gerusalemme, il luogo di tutte le crisi politiche, religiose, territoriali, identitarie ed economiche. L’esplosione di violenza degli ultimi giorni, di una portata mai vista dopo le intifada degli anni ottanta e duemila, unisce tutti queste crisi. Nella crisi in ballo ci sono i diritti dei palestinesi e Israele e il mondo arabo si sbaglia se pensa che il problema si risolverà da sé. Inoltre il problema degli sfratti non è l’unica causa delle tensioni, ma ne è il detonatore.

Gli scontri sono nati per diversi motivi. C’è il problema dell’accesso alla moschea Al Aqsa e alla Cupola della roccia, luoghi sacri dell’islam. Poi c’è la pressione costante delle autorità israeliane per separare il problema di Gerusalemme dal resto della questione palestinese. Inoltre in Israele hanno conquistato potere le forze di estrema destra che sono decise ad espellere i palestinesi da Gerusalemme. Il mese scorso si è assistito ad una serie di cacce all’uomo condotte da estremisti religiosi israeliani nella più totale impunità. Ma non è tutto, sul fronte palestinese il presidente Abu Mazen sta approfittando della situazione per cercare di prolungare in eterno il suo mandato rimandando le elezioni.  


Gerusalemme: notte di bombardamenti ora è guerra