Il caso Cesa: M5s chiude a Udc e riaccende la crisi

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Conte dice

Cominciamo chiarendo che si dice: “è una Cambogia” non un Vietnam, e il caso Cesa non fa che amplificare il tutto. Si per cinquant’anni si è detto “Cambogia” e ora un gruppo di politici, giornalisti e ciarlieri vari vuole modificare questo modo di dire. Vi starete chiedendo il motivo quasi inutile di questa mia precisazione. Ma è molto più semplice di quanto si pensi, qualsiasi termine si usi in questo momento è perfettamente calzante con la situazione politica: follia, confusione, impreparazione, improvvisazione. Di fatto Cambogia o Vietnam questo erano.

Il caso Cesa riaccende una crisi non curata?

La maggioranza di governo è a rischio, dopo il coinvolgimento del leader Udc nell’inchiesta anti-‘ndrangheta della Dda di Catanzaro. Di Maio precisa: “Mai dialogo con chi è indagato per reati gravi“. Salvini da par suo, dopo l’incontro al Colle con Mattarella dice: “Basta con la compravendita dei senatori”. Il caso Cesa, piomba sulle trattative del premier Giuseppe Conte, e sul suo progetto di ampliamento della maggioranza di governo. Il punto però è un altro, cioè l’incoerenza mostrata da questi due politici. Entrambi continuano a guardare esternamente alle loro fazioni, e vista la Cambogia interna che hanno io non lo farei. Di Maio continua a giocare con una squadra che scende in campo con maglie tutte diverse, e di fatto anche le idee. Infatti il M5S continua a snocciolare allo stesso tempo, concetti di sinistra, destra, centro e qualche volta no-vax e ambientalisti.


Crisi politica: il Governo va avanti


Quello che non si vuole dire

Con l’ex leader Udc coinvolto nell’inchiesta anti-‘ndrangheta, il Movimento 5 Stelle ribadisce la chiusura a soggetti indagati per reati gravi. Cari 5 Stelle quando la smetterete di fare i ridicoli con frasi ad effetto? E la stessa cosa vale per Salvini. Entrambi hanno quantitativi di scheletri nell’armadio da far rabbrividire un film horror. È da ricordare a Salvini il numero di indagati, arrestati e reati commessi dai leghisti negli ultimi 15 anni. Ma anche ricordare a Di Maio che il suo “qualunque cosa sia”, non è scevro da reati. Ma soprattutto Di Maio dovrebbe smetterla di mettere paletti e di contestare il caso Cesa, e sbandierarlo come elemento discriminatorio. In quanto ha prima governato con Salvini, e non vorrei nuovamente tornare sui crimini leghisti, mentre ora governa forse con il partito più indagato della storia dopo la DC. Ma ancora si permette di sparare sentenze su altri.

Il caso Cesa e la mancanza di numeri

Allargare al centro è comunque un’operazione fallimentare, dice il centrodestra, salito al Colle il 21 gennaio. Matteo Renzi, intanto, riapre a un “compromesso”, ovvio dopo aver capito di avere la miccia corta. Ieri sera si è conclusa poco dopo le 2 la riunione dei gruppi parlamentari di Italia viva, e l’esito, riferiscono alcuni parlamentari, sarà comunicato in mattinata. Nel mentre, l’ambasciatore Piero Benassi è stato nominato sottosegretario con delega ai Servizi segreti. Quindi, con il caso Cesa il M5s chiude a Udc, commettendo ovviamente un evidente errore di strategia politica, che porta il centrodestra a chiedere come avvoltoi il voto. Ma vorrei ricordare a Salvini che gli altri paesi che stanno andando al voto in questo momento, lo fanno dopo aver commesso degli illeciti gravissimi verso il loro popolo, si guardi l’Olanda. Comunque sia, in questo momento, causa questi due geni della fantapolitica: Di Maio/Salvini, il progetto di Conte per un ampliamento della maggioranza di governo è a rischio. Questo dopo il coinvolgimento del leader Udc nell’inchiesta anti-‘ndrangheta della Dda di Catanzaro. Per fare politica si deve essere: colti, intelligenti, scaltri e aperti al dialogo, tutte caratteristiche che non appartengono ai tre moschettieri della politica italiana: Di Maio, Salvini, Renzi.

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