Non passa di certo inosservata la cantante cubana Dianelys Alfonso, il suo look rispecchia il suo carattere forte e determinato.

L’artista, vincitrice del concorso canoro “Goddess of Cuba” sta diventando la pioniera del fenomeno globale degli ultimi mesi, il #MeToo, nel quale a livello internazionale donne di qualsiasi classe sociale o professione si rendono solidali o raccontano situazioni nel quali sono state protagoniste di violenza fisica o verbale solo per il fatto di essere donne o per avanzare con la propria carriera.

La battaglia e le accuse di Dianelys Alfonso, diventata pubblica durante una sua confessione su un programma internet, sono rivolte verso il musicista José Luis Cortés, leader di una delle maggiori band cubane, NG La Banda, che al momento non avrebbe ancora replicato.

La cantante era stata membro del gruppo musicale dal 2003 al 2009 e in relazione con il musicista accusato per buona parte di questo periodo. Gli abusi sarebbero terminati solo quando l’Alonso durante, un tour italiano, avrebbe deciso di fermarsi in Europa fino al 2014.

Tanti i messaggi di solidarietà verso l’artista 38 enne, soprattutto da parte della comunità cubana in diaspora negli Stati Uniti e in Europa che hanno lanciato gli hashtag di solidarietà #IbelieveYouGoddess, #YouAreNotAlone e #MeTooCuba, ma anche molti i messaggi di minaccia /o offesa ricevuti dai propri connazionali.

La cultura predominante a Cuba sembra infatti non essere ancora pronta a parlare di violenza di genere pubblicamente, soprattutto se viene fatto sui social, strumenti il cui utilizzo é stato reso libero sui cellulari (in generale insieme all’utilizzo di dat mobili) solo quest’anno.

Sembra però che anche nel paese dei Castro qualcosa si muova. Più di 500 artisti hanno appoggiato pubblicamente una lettera aperta di supporto a Dianelys Alonso, condannando pubblicamente le violenze contro le donne su una pagina facebook chiamata “I believe you“. Anche il governo cubano, lo scorso anno, prima del caso riguardante la cantante, aveva pubblicato una campagna contro la violenza di genere e la violenza domestica con gli slogan “You are more“ e “Evolve“, incentrate molto di più sulla violenza psicologica rispetto alla violenza sessuale.

Come riporta il New York Post, il fenomeno della violenza sessuale e psicologica verso le donne cubane esiste e anche se ancora silenzioso, sembra gradualmente venire allo scoperto grazie a internet e al libero utilizzo di internet sui cellulari. Il sondaggio riportato dal giornale americano riporta che in un sondaggio condotto nel 2016 e pubblicato nel 2019, il 27% del campione di 10,698 donne che hanno risposto al questionario hanno vissuto un’esperienza di violenza da parte di un uomo, ma solo il 4% di queste avrebbe chiesto aiuto.

Anche se Dianelys Alfonso al momento sembra uno dei pochi personaggi pubblici ad ammettere di essere stata vittima di violenza da parte di un uomo, il suo gesto, come è avvenuto in molti altri paesi, può essere di ispirazione e di sostegno a tantissime altre donne che ogni giorni si ritrovano costrette a subire e forse proprio l’utilizzo della tecnologia diffusa potrebbe diventare uno strumento utile per la prevenzione, la sensibilizzazione e l’ignoranza, processo già in atto nell’isola per quanto riguarda la conoscenza della comunità LGBTI (lesbiche, gay, bisex, trans e intersex) e delle sue rivendicazioni.

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