L’alto prelato rischia 50 anni di carcere per abuso su minori

Da cardinale a primo peccatore, George Pell, arcivescovo cattolico australiano, è stato dichiarato responsabile di atti di pedofilia su due minori di 12 e 13 anni. Nominato prefetto della Segreteria Economica dal 2014, dalla giornata di ieri, 26 febbraio 2019, è divenuto prefetto emerito, senza il rinnovo dell’incarico. Nel 2013 era entrato nel Consiglio dei cardinali, la cerchia più vicina al Papa, uscendone con le peggiori delle accuse.

«Per garantire il corso della giustizia, il Santo Padre ha confermatole le misure cautelari già disposte nei confronti del cardinale George Pell dall’ordinario del luogo al rientro del cardinale Pell in Australia. Ossia che, in attesa dell’accertamento definitivo dei fatti, al cardinale Pell sia proibito in via cautelativa l’esercizio pubblico del ministero e, come di norma, il contatto in qualsiasi modo e forma con minori di età».

Le accuse

All’epoca dei fatti il cardinale aveva 55 anni: alla fine del 1996, mentre i fedeli uscivano dopo la messa, il cardinale avrebbe abusato di due ragazzini, che facevano parte del coro della cattedrale, “sorseggiando il vino consacrato” in una stanza sul retro della Cattedrale di San Patrizio, a Melbourne. E’ la ricostruzione dei 12 membri della giuria della Country Court dello stato di Victoria, emessa l’11 dicembre del 2017. A questa si aggiunge la dichiarazione secondo la quale, nel mese successivo all’abuso, Pell ha assalito uno dei due ragazzini.

Tra fine febbraio ed inizio marzo del 2016, la Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse lo ha interrogato in video-collegamento per una settimana: Pell si trovava in un hotel nel centro di Roma, essendosi rifiutato di tornare in Australia, portando visione di un certificato medico, il quale attestava probelmi di ipertensione e cardiopatia, che non gli avrebbero permesso di affrontare un viaggio oltre Oceano.

Nel giugno del 2017, dopo l’autosospensione, il Papa ha a Pell “un periodo di congedo per potersi difendere” e tornare in Australia per affrontare il processo. Il cardinale ha continuato a professare la propria innocenza: «mi si accusa di atti vili e disgustosi che vanno contro tutto ciò in cui credo».

Ma il giorno dopo della pubblica condanna, il 12 dicembre, Pell è stato estromesso dal Consiglio, ufficialmente per «ragioni di età», assieme ad altri due cardinali: il congolese Laurent Monsengwo Pasinya, 79 anni, e il cileno Francisco Javier Errázuriz, 85, a sua volta travolto in patria dalle accuse di insabbiamento dei crimini pedofili.

Il legale del cardinale ha difeso l’imputato affermando che “solo un pazzo si sarebbe comportato così in luogo pubblico”: una discolpa che non cancella il rischio di 50 anni di carcere per i 5 reati attribuitigli, tra cui oltraggio al pudore.

Vittime e proteste: “marcire all’inferno”

«Vergogna, solitudine, depressione» : una delle vittime ha descritto in questi termini l’orrore del maltrattamento e gli anni ad esso successivi, affermando che “non è ancora finita”. La seconda vittima è morta di overdose nel 2014, una fine che la famiglia ha ricollegato al trauma.

All’uscita dal tribunale di Victoria, George Pell non è stato risparimato dalla folla, che lo ha appellato “mostro“, urlandogli di “marcire all’inferno.” Manifestanti riuniti con cartelli, uno dei quali portava la scritta «Non si è mai troppo vecchio per essere arrestato per pedofilia». Il grazie va al Parlamento che ha lottato per scovare la verità.

Dal MESSAGGERO

Non manca però uno scudo difensivo composto da altre voci: «Spero che la commissione reale sugli abusi sui minori sia in cerca della verità, non di un sacrificio di sangue per placare la folla urlante» aveva scritto Amanda Vanstone, ex ministra ed ex ambasciatrice australiana in Italia. “Un uomo molto buono” è il modo in cui Tony Abbott, ex primo ministro, cattolico, ricorda un amico, chiedendo di attendere che la giustizia scriva l’ultima parola.

Alessandro Gisotti, direttore della sala stampa: «una notizia dolorosa che, siamo ben consapevoli, ha scioccato moltissime persone, non solo in Australia», ribadisce «il massimo rispetto per le autorità giudiziarie australiane».
«In nome di questo rispetto, attendiamo ora l’esito del processo d’appello, ricordando che il Cardinale Pell ha ribadito la sua innocenza e ha il diritto di difendersi fino all’ultimo grado [..]ci uniamo ai vescovi australiani nel pregare per tutte le vittime di abuso, ribadendo il nostro impegno a fare tutto il possibile affinché la Chiesa sia una casa sicura per tutti, specialmente per i bambini e i più vulnerabili».

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