Cresce la popolazione del capriolo italico

Negli ultimi anni la popolazione del capriolo italico è in continua crescita, merito di reintroduzioni ed altre azioni di salvaguardia.

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Il capriolo è un piccolo ungulato abbastanza diffuso in Europa e in Asia. In Italia è il cervide più piccolo distinguendosi da daino e cervo per le dimensioni minori e i palchi (presenti solo nei maschi) nettamente più piccoli. Spesso vive da solo o in piccoli branchi durante particolari periodo dell’anno.

Fino all’Ottocento la specie era abbastanza diffusa su tutto il territorio. La caccia eccessiva, però, insieme all’invasione da parte dell’uomo dei suoi ambienti e la distruzione dell’habitat, ne hanno diminuito drasticamente i numeri.

Solo negli ultimi anni le popolazioni di questo ungulato sono in aumento in tutto il territorio!

Nel nostro paese esistono due sottospecie: sulle catene montuose delle Alpi e sull’Appennino settentrionale vive il capriolo europeo (Capreolus c. capreolus) mentre nell’Appennino centrale e meridionale è presente il capriolo italico (Capreolus c. italicus).

La gestione della sottospecie italiana

Le piccole popolazioni relitte di capriolo italico, un tempo diffuso in tutta l’italia centro-meridionale, si trovano oggi nella toscana meridionale, nella tenuta di castelporziano, nel Gargnano e nei boschi del Pollino.

La sopravvivenza del capriolo italico, anche se per il momento in crescita, è messa a rischio da diverse minacce:

  1. Il numero limitato delle popolazioni e il loro isolamento geografico aumenta il rischio di accoppiamento tra consanguinei con il conseguente indebolimento genetico.
  2. la convivenza con altre specie di ungulati sia selvatici che domestici (dove è in uso l’allevamento del bestiame allo stato brado) crea possibili competizioni spaziali e alimentari.
  3. I cani randagi spesso predano caprioli sia adulti che giovani.
  4. l’ibridazione con il capriolo europeo, dove condividono lo stesso areale, rischia di far sparire questa sottospecie, inquinando il patrimonio genetico..

Le reintroduzioni in nuove aree

Maschio di capriolo con tipica colorazione estiva del mantello (Foto di gamagapix)

Reintroduzioni e regolamentazioni venatorie hanno contribuito alla ripresa della popolazione che ad oggi è in continuo aumento. Le reintroduzioni di capriolo italico sono state effettuate in altre zone come:

  • i Monti della Tolfa (2001 -2002).
  • il Parco Nazionale del Cilento (tra 2003 e 2015).
  • il Parco Nazionale dell’Aspromonte (tra 2008 e 2011).
  • il Parco Regionale di Gallipoli (tra 2012 e 2014).

Inoltre dal 2001 è presente anche un piccolo nucleo di pochi esemplari allo stato di semi-cattività in Sicilia dove la specie scomparve intorno al 1800. Attualmente vivono in una zona recintata situata a Galati Mamertino, nel parco dei Nebrodi, con lo scopo di ottenere abbastanza esemplari per avviare una vera e propria reintroduzione sul territorio siciliano.

La primavera è il periodo delle nascite

Da fine aprile a metà giugno inizia la stagione delle nascite dove il capriolo da alla luce uno o due piccoli. In un primo periodo i cuccioli rimangono nascosti nell’erba alta mentre la madre si allontana in cerca di cibo per poi tornare di tanto in tanto per allattare.

Ricordiamo che se doveste imbattervi in cuccioli che non mostrano segni di paura o non tentano la fuga non vuol dire necessariamente che siano abbandonati o feriti ma probabilmente stanno attendendo il ritorno della madre. Motivo per cui bisogna astenersi dal toccarli in quanto il nostro odore sul cucciolo potrebbe spingere la madre ad abbandonarlo.

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