Il capitalismo si trasforma: il nuovo libro di Brancaccio

Trasformazioni del capitalismo e politiche keynesiane per ristabilire un nuovo ordine.

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Il capitalismo si trasforma

Se il capitalismo si trasforma, le origini del fenomeno vanno cercate nella situazione di emergenza sanitaria attuale. Sembrano prevalere un maggior potere della finanza, una crescente centralizzazione del capitale e nuovi rischi per la democrazia. Vediamo come affronta questo discorso Emiliano Brancaccio nel suo libro “Non sarà un pranzo di gala: crisi, catastrofe, rivoluzione”.

Il capitalismo si trasforma: quale nuovo ordine ci aspetta?

I pesanti riflessi della crisi sanitaria provocata dal Covid-19 sull’economia sono stati affrontati in un’ottica “keynesiana” sostenendo dei redditi e prevedendo investimenti pubblici. Si tratta di interventi che, per noi europei, innovano la politica di austerità prevalsa negli anni successivi alla crisi finanziaria del 2007-2008. Non è, però, dato sapere se sono espressione dell’eccezionalità del momento o indicano un nuovo orientamento della politica economica europea. In quest’ultimo caso, si tratta di capire se delle politiche “keynesiane”, seppure con serie attuazioni, siano sufficienti a mettere ordine nel nostro mondo.

“Non sarà un pranzo di gala”: una raccolta di interviste e dibattiti

Brancaccio, nel libro, raccoglie le interviste e gli interventi in dibattiti ai quali ha partecipato negli ultimi cinque anni. Il messaggio dell’autore, come riprende Russo Spena nell’introduzione, è molto forte. “Le politiche economiche ordinarie non solo pregiudicano lo sviluppo e il benessere sociale, ma rischiano anche di preparare il terreno per una violenta revanche oscurantista”. Il libro esprime un’ambizione enorme. Con esplicito riferimento al pensiero di Marx, Brancaccio intende esaminare criticamente il discorso del potere. Valendosi dei risultati della sua produzione accademica, va ad indagare i contrasti tra gli sviluppi della conoscenza scientifica in economia, gli snodi cruciali della politica economica e l’influenza dell’ideologia sull’una e sull’altra.

La centralizzazione del capitale

Brancaccio ritiene che sia necessario disporre di un paradigma che, fondato su solide basi scientifiche, ponga l’instabilità dell’economia capitalistica come oggetto preminente dell’analisi. A questo fine, propone come punto cruciale della dinamica capitalistica il processo di “centralizzazione del capitale“. Il concetto va inteso in un’accezione marxiana, non come semplice concentrazione della proprietà, ma come crescente controllo del capitale in poche mani.

Le idee nel libro

Nella sua analisi, Brancaccio non tiene conto solo della struttura delle relazioni economiche, ma considera anche la progressiva concentrazione di potere, economico e di conseguenza politico, che coinvolge aspetti che vanno oltre l’assetto economico e finanziario. La composizione sociale e la sua dinamica ne sono infatti influenzate non appena si consideri che il conflitto tra capitali forti e capitali deboli incide sulla mobilità sociale modificando la composizione del ceto imprenditoriale. La centralizzazione del capitale “mette in crisi le piccole borghesie proprietarie e accelera la polarizzazione tra le classi sociali”, così come la pressione per la creazione di valore sostiene la “tendenza dei ricchi sempre più ricchi”.

Finanza e assetto sociale

Tuttavia, a livello più profondo, la finanza influisce sull’assetto sociale in quanto plasma e aggrega ampi strati sociali (specie delle fasce intermedie) che, in quanto risparmiatori, fanno affidamento sull’offerta di tali istituzioni per ottenere un rendimento “sicuro” dalle loro disponibilità liquide. Il rendimento e la sicurezza patrimoniale si traduce in un interesse individuale così preminente da operare da collante per un blocco sociale che si affida alle promesse finanziarie in una sostanziale accettazione della sua necessità. 

Il capitalismo si trasforma: la tesi di Brancaccio

Per lui, “Keynes non basta”. Se finalizzate a garantire la sopravvivenza delle fasce più deboli e fragili del capitale accettando di comprimere gli altri strati deboli della società, le politiche keynesiane sarebbero di supporto a “una politica potenzialmente xenofoba, al limite fascistoide, ma sempre a suo modo liberista”. L’unica rivoluzione che può scongiurare una catastrofe dei diritti è il recupero e il rilancio della più forte leva nella storia delle lotte politiche. Si tratta della pianificazione collettiva, intesa questa volta nel senso inedito e sovversivo di fattore di sviluppo della libera individualità sociale.


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