Il campanilismo: un limite alla libertà

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Verso un nuovo futuro tra libertà e famiglia

In questo lungo periodo di soggiorno obbligato nelle nostre case, chissà quante volte ci sarà capitato di riflettere sul valore della libertà? L’impossibilità di muoverci oltre il confine dei nostri comuni, se non per motivi eccezionali, l’obbligo di restare confinati entro il perimetro delle nostre case, sono limiti che inducono tutti a riscoprire il senso più autentico di libertà.

La libertà ieri

Fino a ieri, tutto ci appariva scontato: mangiare fuori, prendere l’aperitivo nei locali di tendenza, fare le vasche per le vie del centro con gli amici, andare in giro per il mondo cogliendo al volo le opportunità last minute, giocare la partitella del giovedì sera con i colleghi di lavoro, andare dall’estetista e dalla parrucchiera il sabato mattina. Erano diventate azioni così abitudinarie che, spesso, le vivevamo come atti dovuti. Insomma, confondevamo la libertà con l’opportunità di svagarci senza limiti, di fare quello che più ci aggradava. Vivevamo in una sorta di bulimia delle emozioni che ci spingeva a cercare sempre qualcosa di nuovo per soddisfare la nostra fame: non eravamo mai sazi.

Ma era vera libertà?

La vera libertà, però, è un’altra: è un lusso ben più raffinato e prezioso. La libertà più autentica è la grande opportunità di vivere in un mondo aperto e plurale, dove poter circolare a qualsiasi ora del giorno e in qualsiasi momento dell’anno, senza rendere conto a nessuno, senza l’ansia di esibire una certificazione. Da un comune all’altro; da una provincia all’altra; da una regione all’altra; da uno Stato all’altro; da un emisfero all’altro.

La società degli –ismi e il grande paradosso

Eppure, benché vivessimo in una società aperta, non sono mai tramontati i campanilismi, i provincialismi, i nazionalismi, i sovranismi; insomma, tutte quelle logiche ispirate alla chiusura, che impediscono di guardare al futuro in una dimensione di confronto e pianificazione condivisa. Un paradosso: da una parte ci sentivamo cittadini del mondo, dall’altra eravamo gelosi dei nostri orticelli; liberi con il corpo, chiusi con la mente.

Taluni confondono questi -ismi con l’orgoglio per le proprie radici, per la propria terra, per la propria Nazione. No. Il campanilismo non è la rivalità, accesa e stimolante, tra i rioni di un borgo o di una città, che respiriamo durante le rievocazioni storiche; non è la competizione tra città o paesi che si tramanda nella storia, come tra Pisa e Livorno. Il campanilismo è quella logica mentale per la quale tutto ciò che è esterno al confine, straniero, fuori della cerchia più ristretta, è inferiore, al di sotto del proprio livello, non degno di menzione.  A prescindere dalla storia. La sana rivalità è stimolo e arricchimento, il campanilismo è appiattimento e impoverimento.

Verso una nuova libertà

Ebbene, oggi siamo nel bel mezzo dell’altopiano di una montagna che abbiamo iniziato a scalare ormai un mese fa; davanti a noi, laggiù in fondo, possiamo già scorgere una pianura che si perde all’orizzonte, limpida e soleggiata, dove svettano tanti campanili, ognuno diverso dall’altro: le nostre famiglie.

La famiglia è l’unico campanile del quale, domani più che ieri, dovremo essere custodi gelosi e inflessibili. Per il resto, abbattiamo gli steccati ideologici, i cartelli stradali, i confini amministrativi. Prepariamoci sin da ora a vivere una nuova e autentica libertà!

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