CAPE CANAVERAL (FLORIDA) – E vuoi vedere che tocca dar ragione a tutti i negazionisti in ambito di inquinamento atmosferico e innalzamento delle temperature? Non è proprio così, ma la prima impressione che si ha, quando si leggono gli esiti delle ultime ricerche NASA, è davvero quella: pare, dagli ultimi studi di settore, che il buco dell’ozono si stia riducendo. Chi ha vissuto gli anni Ottanta non può essersi scordato tutte le preoccupazioni riguardanti questo fenomeno: l’allargamento del buco, nello strato d’ozono sopra l’Antartide era considerato l’indice più evidente e certo che le cose, sulla Terra, sarebbero andate a scatafascio anche dal punto di vista ambientale.

Negli anni, il timore che questo strappo nei cieli fosse diretta conseguenza di tutto il male che buttiamo nell’aria ha subito un lieve ridimensionamento. Gli scienziati di tutto il mondo hanno continuato a monitorarlo con attenzione, ma anche le ultime osservazioni ad opera dei professionisti del Kennedy Space Center hanno confermato la sua costante e continua involuzione: è di questi giorni il raggiungimento del picco massimo di restringimento; secondo la NASA il buco dell’ozono non è mai stato di dimensioni così ridotte. Sicuramente, se questa lacerazione nel velo sopra le nostre teste si sta riducendo, allora vuol dire che, purtroppo, esiste (con buona pace di che, invece, afferma che non è così); la domanda consequenziale a questa, però, rimane: se è vero che, negli ultimi anni, i problemi legati a smog e inquinamento sono solamente cresciuti esponenzialmente, come può un fenomeno tanto legato ad esso essere, invece, migliorato?

Anche per avere risposte a questo quesito, ci vendono incontro gli scienziati americani: pratici, ci ricordano come, anche se la notizia del rimpicciolimento del buco dell’ozono sia indiscutibilmente positiva, poi non ci sia così da festeggiare; il restringimento delle dimensioni dello strappo, infatti, potrebbero essere assimilabili ad un possibile fenomeno dovuto alla variabilità naturale delle situazione e, quindi, non come un segnale preciso di continua guarigione o di miglioramento delle condizioni ambientali. Abbiamo imparato, ormai, che lo strato di ozono agisce come un velo protettivo sul nostro pianeta, filtrando le radiazioni ultraviolette che, se arrivassero dirette fino a noi, causerebbero danni terrificanti all’uomo e all’ambiente in cui vive. Per rendere meglio l’idea, la NASA spiega praticamente la funzione dello strato di ozono nella nostra atmosfera come una versione mondiale ed ecumenica della protezione solare che noi tutti, spesso, utilizziamo per proteggersi dal sole, in estate.

Il nostro Pianeta può vantare la stessa, sottile pellicola protettiva: senza di essa, non sarebbe abitabile. Le temperature a terra, infatti, diventerebbero insopportabili e inadeguate alla vita; si scioglierebbero i ghiacciai e i livelli delle acque sulla Terra diventerebbero ingestibili: tutto morirebbe, letteralmente annegato, nel giro di poco. Negli anni ’90 anche la fantascienza ha paventato terribili fini apocalittiche che seguiva questo iter, ma gli sforzi della Comunità Mondiale sono sempre andati verso un futuro green. Attualmente, il buco dell’ozono si estende ancora per 20 milioni di chilometri quadrati che, tradotti in una forma più interpretabile, lo rendono grande più del doppio dell’Australia. Era dal 1988 però, che questa falla nello strato atmosferico non si disegnava tanto ridotta; gli scienziati stimano che, per ritornare alle dimensioni di quel decennio, dovremo attendere fino al 2070 e che nessuno ce lo garantisce. Fondamentali, infatti, anche in questo ambito, saranno le politiche che i grandi del nostro Pianeta decideranno di intraprendere contro smog e inquinamento atmosferico: se, come succede ora, il vento dovesse portare pestilenziali nuvole tossiche, tutto il mondo potrebbe ripiombare in uno stato di emergenza nel giro di pochissimi anni.

Annunci

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here