Il Brasile vive un dramma e il Papa richiama all’unità

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Il Brasile

In occasione del loro incontro, il Papa scrive ai vescovi del Brasile duramente colpito dalla pandemia: la fede è un sostegno e la speranza dà il coraggio di rialzarsi.

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Una nazione da numeri record che non sono certamente da guinness che ricorderemo con piacere. Tombe scoperchiate per far posto ai troppi defunti. 300.000 morti per il Covid. È questo ciò che vive il Brasile ed è a questo Brasile, e principalmente ai suoi vescovi, che Francesco si rivolge con la forza della sua solidarietà nel videomessaggio che suggella il 58.mo incontro della Conferenza epsicopale.

Una delle prove più difficili

Il portuñol è un termine speciale derivato dalla fusione dei termini portugués/español. Indica una parlata mista di portoghese e spagnolo. Proprio in questa lingua il Papa si esprime e chiede scusa ma comunque comprensibile da tutti. Il messaggio è nitido: state vivendo – afferma – “una delle prove più difficili” della vostra storia. Una pandemia che non ha risparmiato nessuna categoria sociale e che porta dietro di se il terribile strascico di “cuori addolorati” di famiglie. “Che spesso – sottolinea – non hanno nemmeno potuto dire addio ai loro cari. E questo andarsene senza poter dire addio, questo andarsene nella più spoglia solitudine è uno dei più grandi dolori di chi parte e di chi resta”.

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Tuttavia la condivisione del dolore non è il punto di arrivo. La Pasqua appena celebrata, ricorda il Papa, è un messaggio di trionfo sulla morte. C’è, sostiene, la nostra fede in Cristo risorto che “ci mostra che possiamo superare questo tragico momento”. C’è la nostra speranza che “ci dà il coraggio di alzarci” e c’è la carità che “ci spinge a piangere con chi piange e a dare una mano, soprattutto ai più bisognosi, perché possano tornare a sorridere”. La carità, poi, è uno stimolo per i vescovi a “spogliarci” di ogni orpello.

Recuperare l’unità

IUn richiamo a essere corpo. “È possibile – sostiene il Papa –superare la pandemia” con le “sue conseguenze”, ma” avremo successo solo se saremo uniti”. E ripete quanto detto nella sua visita in Brasile nel 2013: “Muri, burroni e distanze, che ancora oggi esistono, sono destinati a scomparire. La Chiesa non può trascurare questa lezione. la Chiesa deve essere uno strumento di riconciliazione”.

Per Francesco dunque “essere uno strumento di unità” è “la missione della Chiesa in Brasile, oggi più che mai!”, esclama. “E per questo, è necessario mettere da parte le divisioni, i disaccordi. È necessario incontrarsi di nuovo in ciò che è essenziale”. È necessario, insiste, che tutte le componenti della società “lavorino insieme per superare non solo il coronavirus, ma anche un altro virus che da tempo infetta l’umanità: il virus dell’indifferenza. Che nasce dall’egoismo e genera ingiustizia sociale”. E l’immagine di Nostra Signora di Aparecida, che fu ripescata rotta potrebbe servire, osserva Francesco, come simbolo della realtà brasiliana: “Ciò che era separato recupera l’unità”.

Fonte: vaticannews.va