Il Benjamin Button di Francis S. Fitzgerald

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Il 22 maggio del 1922, Francis Scott Fitzgerald pubblicò per la prima volta sulla rivista Collier’s quello che sarebbe diventato uno dei suoi romanzi più riusciti: Il curioso caso di Benjamin Button.

Siamo nel 1860 quando Benjamin Button nasce. Non è certamente un bambino come tutti gli altri: anzi, non è certamente un bambino. Alla nascita lui ha l’aspetto di un uomo anziano.

Con il passare del tempo egli ringiovanisce e, dopo circa vent’anni, ha l’aspetto di un cinquantenne. Decide quindi di iscriversi a Yale.

Il romanzo è pieno di salti temporali: vediamo Benjamin Button ad una festa per veterani, luogo in cui conoscerà la futura moglie Hidergarde Moncrief.

Benjamin è un imprenditore ma, contemporaneamente, è sempre più giovane e ha sempre una voglia maggiore di divertirsi e di scoprire. Questo andrà obbligatoriamente a minare il rapporto con la moglie fino al divorzio.

Benjamin deciderà quindi di arruolarsi nella guerra ispano-americana, ottenendo anche una medaglia all’onore in seguito alla battaglia di San Juan.

Veniamo catapultati nel 1910 e scopriamo che Ben e Hildegarde hanno avuto un figlio: Roscoe. Ben, invece, ha oramai vent’anni e si iscrive ad Harvard.

Con il passare del tempo e con il temperamento e fisico da sedicenne iniziano i problemi: non riuscirà più a reggere il confronto con i suoi colleghi adulti né a livello accademico né a livello sportivo.

Il protagonista si trasferisce in Italia per stare vicino alla famiglia ma qui le cose si complicano ulteriormente: il rapporto con il figlio è oramai al limite; egli non lo riconosce come padre. La goccia che farà traboccare il vaso sarà il giudizio di non idoneità per combattere la Grande Guerra.

Oramai Benjamin è un bambino e contemporaneamente è un nonno: lui e suo nipote sono coetanei e Ben perde la memoria di tutta la sua vita passata. 

La vicenda si conclude con il protagonista che viene affidato ad una badante che nuovamente gli insegnerà a parlare per iniziare, forse, un ultimo ciclo.

Fitzgerald tenta qui di dimostrare una teoria preesistente: la parte migliore della vita umana è all’inizio mentre la peggiore alla fine. Benjamin Button, invece, è al di fuori da queste regole temporali, fuori dalle regole della memoria.

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