I Sumeri per primi salutarono l’alba del nuovo anno

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I Sumeri per primi salutarono l'alba del nuovo anno

I Sumeri per primi salutarono l’alba del nuovo anno, basandosi sul loro calendario. Il Capodanno, così come lo intendiamo noi, fu celebrato dall’antico popolo dei Sumeri. Questo ogni volta che nell’alba del nuovo cielo annuale, compariva una certa stella. Essa apparteneva alla costellazione dell’ariete, particolarmente venerata da tutto il popolo dei Sumeri.Tale stella, all’epoca dei Sumeri circa 4000 anni fa, compariva nei primi giorni di primavera fissando quindi in quel periodo il capodanno.

I Sumeri per primi festeggiarono il nuovo anno?

Il primo capodanno come rito celebrativo, salutava l’equinozio di primavera e il primo giorno del mese era chiamato Nisanu. I Sumeri erano eccellenti astronomi. Dopo molti studi e verifiche riuscirono a completare, attraverso il ciclo lunare, i giorni di un mese. Riuscirono, quindi a considerare il ciclo annuale di 360 giorni.

Il cielo venne da loro diviso in 360 segmenti.

Sia il numero 30 che il numero 360 erano visti con favore poiché entrambi divisibili per 6 e questa fu la premessa da cui nacque la misteriosa base del sistema di numerazione dei Sumeri, il sistema sessagesimale, anche oggi utilizzato per lo studio della geometria e nella misurazione del tempo.

il calcolo dei Sumeri

Il sistema sessagesimale è un sistema di numerazione posizionale, cioè in cui i numeri cambiano valore in base alla posizione che occupano. Inventato dai Sumeri è ancora in uso. Il calcolo del tempo e l’ampiezza degli angoli, infatti, ne sono alcuni esempi. L’utilizzo del sistema sessagesimale per il calcolo del tempo è forse quello con cui abbiamo più familiarità.

I Sumeri per primi ci organizzarono le giornate

Le nostre giornate sono suddivise da blocchi di tempo, le ore, formate da sessanta minuti primi, meglio conosciuti come minuti, e a loro volta formati da sessanta minuti secondi, meglio conosciuti come secondi. Millequattrocentoquaranta minuti primi costituiscono le nostre giornate, formate da ventiquattro ore (cioè ventiquattro ore moltiplicate per sessanta minuti primi in ogni ora 60×24=1.440). Le nostre giornate sono costituite da ottantaseimilaquattrocento minuti secondi (cioè millequattrocentoquaranta minuti primi per sessanta minuti secondi in ogni minuto primo 1440×60=86.400). Un altro utilizzo del sistema sessagesimale è visibile nella misurazione dell’ampiezza degli angoli. Trecentosessanta gradi misura infatti l’angolo giro, l’angolo ottenuto dalla somma di quattro angoli retti, cioè di novanta gradi l’uno. Questa è l’ampiezza massima che un angolo può raggiungere. Trecentosessanta è un numero multiplo di 6.

Un popolo intuitivo

Il calendario in Mesopotamia dunque era lunisolare, basandosi cioè sui movimenti dei due astri principali. Esso permetteva una maggiore attendibilità e non era fluttuante come il calendario lunare. Inoltre i Sumeri con i loro minuziosi e brillanti studi arrivarono a formulare l’idea della settimana. La parola settimana infatti ha la sua etimologia dall’unione di due parole latine, septem cioè sette e matutinum che vuol dire mattino. Le quattro fasi lunari, che racchiudono un intero ciclo di vita della Luna, per i Sumeri coprivano esattamente il tempo di quattro settimane. Si deve dunque a questo attentissimo popolo di studiosi delle scienze astronomiche: il nostro tempo.


La lista impossibile dei re sumeri