Salman e il declino dell’Arabia Saudita dopo Trump

Cosa accadrà con l'ascesa al trono del sanguinario Mohammed bin Salman? E l'Arabia Saudita sarà isolata dalla comunità internazionale?

0
375
salman

I Salman, padre e figlio, hanno distrutto l’aspirazione saudita a eleggersi come guida del mondo arabo. Il susseguirsi di episodi discutibili perpetrati sotto la loro leadership, infatti, rischia di tradursi nel totale isolamento dell’Arabia sulla scena internazionale. Soprattutto ora che il “sanguinario” principe ereditario può contare più nemici che amici. Ma vediamolo nei dettagli.

I Salman sgretolano i sogni d’Arabia?

Il regno dei Salman aspirava a diventare la potenza egemonica del mondo arabo. Molti paesi consideravano l’Arabia Saudita un esempio di solidità in grado di stabilizzare il Medio Oriente. Ma il sogno si è infranto quando gli aggressivi interventi diplomatici e militari sauditi in Egitto, Yemen e Bahrein hanno messo in discussione la sua affidabilità. Così alcune zone (tra cui i giacimenti petroliferi) sono stati colpiti da missili e droni diretta conseguenza dell’incapacità saudita di conciliarsi con l’Iran. O di mettere fine alla guerra nello Yemen, iniziata nel 2015.

L’Arabia ha perso la sfida?

Seppur in termini militari gli attacchi non hanno prodotto grandi devastazioni, hanno minato profondamente la leadership saudita. Anziché potenza egemonica si è ritrovata sotto scacco. Pur contando sulla potenza di fuoco degli armamenti occidentali, Riyadh non è riuscita a mettere in sicurezza i suoi confini né lo spazio aereo. Inoltre, ha preferito lo scontro indiretto con l’Iran, non solo nello Yemen ma anche in Siria e Libano. In questo modo, l’influenza iraniana si è affermata nei vecchi territori arabi al posto di arrestarsi, come in Iraq.

Riyadh, cuore d’Arabia

Capitale dell’Arabia Saudita dal 1932, anno dell’indipendenza, Riyadh è al centro della Penisola Arabica. Con i suoi 6.880.000 abitanti è la più popolata del Paese e le stime la danno in continua espansione. A 612 metri sul livello del mare, la sua ubicazione nell’altopiano desertico del Najd la espone a temperature molto elevate che in estate possono sfiorare i 50°C. Infatti, solo l’ampia falda acquifera ha permesso lo sviluppo della città.

Una metropoli nel deserto

Il suo successo è seguito alla scoperta di giacimenti petroliferi negli anni ’30 del novecento, che hanno portato ricchezza nel Paese. Riyadh, letteralmente giardini, è una città moderna con uno skyline da metropoli occidentale. Molti dei suoi grattacieli, infatti, sono diventati famosi per l’altezza quasi vertiginosa. Qualche esempio? Il Kingdom Centre di 302 metri e l’Al Faisaliyah Center. Ma Riyadh vanta anche una linea ferroviaria che la collega alla città portuale di Dammam, sul Golfo Persico.

La rapida ascesa di Mohammed bin Salman

Il 35enne Mohammed bin Salman è il figlio maggiore del principe Salman bin Abdul Aziz Al Saud. Prima della nomina nel 2009 a consigliere speciale del padre, all’epoca governatore di Riyadh, ha prestato servizio in diversi enti statali. La sua ascesa è iniziata nel 2013 con la nomina a capo della corte. Con la morte del re nel gennaio 2015, Salman padre è salito al trono nominando il figlio ministro della difesa. Considerato de facto il sovrano saudita, il principe ha avviato per prima cosa la campagna militare nello Yemen. Casus belli l’occupazione della capitale Sanaa dai ribelli che hanno cacciato il presidente Abdrabbuh Mansour Hadi nel marzo 2015.

Una politica riformista?

Il suo rilievo politico è aumentato con il programma di cambiamenti economici e sociali intesi a porre fine alla dipendenza araba dal petrolio. In particolare, il piano Vision 2030 si proponeva di diversificare l’economia con lo scopo di incrementare le entrate non petrolifere. Il tutto in due step: entro il 2020 e il 2030. Nonostante il plauso degli occidentali per le ambizioni di “modernizzare” il Paese, come la revoca del divieto di guida alle donne, Salman ha ricevuto anche pesanti critiche. Oltre alla guerra in Yemen, gli europei hanno mal digerito la questione aperta in Qatar che ha diviso il Gulf Co-operation Council (GCC). Inoltre, non è passata inosservata nemmeno la “reclusione” dei dissenzienti in alberghi di lusso. Ma è stato l’assassinio di Khashoggi a segnare il punto di non ritorno per Salman.

La vicenda Khashoggi

Nell’ottobre 2018 il corrispondente del Washington Post Jamal Khashoggi è stato ucciso all’interno del consolato saudita a Istanbul. Secondo il relatore speciale delle Nazioni Unite, Agnes Callamard, è stata “un’esecuzione deliberata e premeditata“. Dalle ricostruzioni il mandante sarebbe stato il leader saudita. Anche se il governo ha insistito che l’esecuzione fosse “un’operazione canaglia”. Nonostante il principe abbia sempre negato il suo coinvolgimento, l’attentato ha minato irreversibilmente la sua credibilità internazionale. Tanto che molti volevano la sua destituzione. Infatti, la CIA ha appurato che Salman ne fosse il mandante tramite alcune intercettazioni telefoniche.

Le Nazioni Unite chiedono verità sul caso Khashoggi

Quale sarà la mossa degli USA?

L’alleanza petrolifera con l’America è finita. Poiché gli Stati Uniti non dipendono più dal petrolio saudita (né dal Medio Oriente in generale) salterà anche il rapporto speciale con Washington. Soprattutto dopo che il Segretario di Stato, Mike Pompeo, ha definito “atti di guerra” gli attacchi dell’Iran alle due principali stazioni petrolifere saudite. A ben vedere, il Tycoon ha mostrato interesse nel mantenere le relazioni fino all’attentato ai danni del giornalista dissidente Jamal Khashoggi, avvenuta a Istanbul nel 2018.

I rapporti tra Salman e Trump

Da grande sostenitore di Donald Trump, il principe Salman ha forse malinterpretato le parole del presidente quando ha detto: “In ogni caso, la nostra relazione è con il regno dell’Arabia Saudita. È stato un grande alleato nella nostra importantissima battaglia contro l’Iran. Gli Stati Uniti intendono restare saldi alleati dell’Arabia Saudita per tutelare gli interessi del nostro paese, di Israele e di tutti gli altri partner nella regione. È nostro obiettivo primario eliminare totalmente la minaccia del terrorismo in tutto il mondo“. Probabilmente, non ha capito che non tutto gli sarebbe stato perdonato.

Riyadh sarà quindi in balia del destino?

Se Donald Trump si era mostrato accondiscendente nei confronti del principe sanguinario, con le elezioni di novembre le cose potrebbero cambiare. Dopo i Salman, forse, l’Arabia non potrà più dare per scontato il sostegno incondizionato di Washington. Intanto valgano le parole di Robert Jordan, ambasciatore statunitense a Riyad durante l’amministrazione Bush: “Se il cambiamento è reale aumenterà la credibilità del business saudita. Se si rivelerà una presa di potere, nel lungo periodo gli si ritorcerà contro“.

I Salman e l’Europa

Nonostante l’Europa abbia assecondato i Salman in passato, ora il regno non convince più neppure il blocco occidentale. Con la sola eccezione del Regno Unito, gli Stati membri sono scettici nel proseguire un dialogo con l’Arabia Saudita. Ad esempio, Francia e Germania evitano di esporsi per non affrontare le numerose violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale. A pesare, soprattutto, è la brutale campagna militare nello Yemen che ha causato oltre 100 mila morti in quattro anni (Oxfam). Infine, sono caute ad avallare la posizione aggressiva di Riyadh verso il suo avversario Teheran. 

Lo scetticismo dell’occidente

Probabilmente, i sauditi si rivolgeranno a Cina e Federazione russa. Tuttavia, è improbabile che i due paesi possano dimostrarsi degli alleati più affidabili di quanto non fossero i loro partner in occidente. L’Arabia, infatti, dipende soprattutto dagli USA quanto ad armamenti e programmi d’addestramento. Anche instaurando degli scambi con la Cina, odi sauditi non potranno fare a meno del mercato occidentale. Altrettanto inverosimile è che la Russia assumerà i compiti di protezione statunitensi. In particolare, per il mancato accordo sui prezzi tra Cremlino e governo saudita. Oltretutto, la Russia ha scelto di schierarsi dalla parte di Teheran.

I Salman in Turchia e Qatar

Il principe ha innescato la frammentazione del Consiglio di cooperazione del Golfo nella regione a partire dal tentativo di destituire l’emiro del Qatar. Tuttavia, la sua strategia si è rivelata fallimentare. Ma Salman si è inimicato anche la Turchia ordinando l’uccisione di Khashoggi. L’attentato, infatti, ha lasciato un’onta indelebile sulla sua reputazione.

L’Arabia Saudita apre al dialogo col Qatar

L’abbandono dei palestinesi

Facendo leva sulla religione, l’Arabia Saudita ha riallacciato i canali diplomatici con Israele alla ricerca di competenze militari e tecnologiche. Ma nel tentativo di bilanciare la sua crescente vulnerabilità ha tradito i palestinesi. Contrariamente a quanto promesso, Salman ha ribaltato la sua politica non appena se n’è presentata l’occasione. Da presunta mediatrice, l’Arabia Saudita ha sprecato l’occasione di assumere un ruolo centrale nella soluzione del conflitto israelo-palestinese. Ma soprattutto ha perso in credibilità e imparzialità sul piano internazionale. Persino gli Emirati, suoi principali alleati, hanno abbandonato Riyadh.

Il lento declino dell’Arabia

Anche il tentativo di riallacciare i rapporti con i vecchi alleati è stato un buco nell’acqua. Tanto che nemmeno i fedelissimi hanno risposto alla chiamata: Bahrein, Giordania, Egitto e Marocco. Infatti, il mondo arabo rifiuta la strategia militare saudita nello Yemen, preferendo una politica regionale autonoma. Con sempre meno sostenitori tra le sue fila, il regno di Salman faticherà a conservare la propria caratura internazionale. Sopratutto ora che salirà al potere il sanguinario principe ereditario.

Chi è Mohammed bin Salman?

Per ulteriori informazioni, clicca qui.

Commenti