I rifugiati climatici non possono essere rimandati a casa

Una decisione storica quella delle Nazioni Unite che si appella anche al diritto alla vita quale diritto riconosciuto nel Patto internazionale dei diritti civili e politici.

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Il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha decretato che i rifugiati in fuga dagli effetti della crisi climatica non possono essere costretti a tornare a casa dai loro paesi adottivi. Decisione storica che potrebbe aprire le porte a una infinita serie di rivendicazioni legali da parte degli sfollati di tutto il mondo.

Il caso

Il Comitato si è espresso decidendo sul caso di un ricorrente, Ioane Teitiota, che aveva chiesto protezione contro la Nuova Zelanda dopo aver affermato che la sua vita era a rischio nel suo paese natale, Kiribati. Stupenda isola del Pacifico che rischia però di essere il primo paese a scomparire sotto l’innalzamento del livello del mare.

La decisione e i diritti internazionali dell’uomo

Il comitato non ha accolto la richiesta del ricorrente considerando la sua vita non a rischio imminente. Allo stesso tempo ha però evidenziato che gli Stati potrebbero violare i diritti internazionali dell’uomo se costringessero i migranti a tornare in paesi in cui i cambiamenti climatici rappresentano una minaccia immediata. Il comitato, nel prendere questa decisione, si è appellato anche agli articoli 6 e 7 del Patto internazionale dei diritti civili e politici, che garantiscono e riconoscono ad ogni individuo il diritto alla vita.

Senza solidi sforzi nazionali e internazionali, gli effetti dei cambiamenti climatici negli Stati di accoglienza potrebbero esporre le persone a una violazione dei loro diritti“, si legge nel testo.

Sicuramente la decisione influirà anche sulle future richieste d’aiuto, poiché il numero di persone costrette a lasciare le proprie case dall’intensificarsi dell’emergenza climatica aumenterà a dismisura.

Cosa ci si aspetta nel prossimo futuro

Si teme infatti che nei prossimi anni la siccità, il venir meno delle colture e l’innalzamento dei livelli del mare costringeranno decine di milioni di persone a trasferirsi in aree diverse da quelle di provenienza per sfuggire ai disagi/disastri ambientali dovuti proprio ai cambiamenti climatici.

Uno studio condotto nel 2018 dalla Banca mondiale ha rilevato che 143 milioni di persone in Asia meridionale, Africa sub-sahariana e America Latina rischiano di diventare migranti climatici.

Dato che il rischio che un intero paese venga sommerso dall’acqua è un rischio così estremo, le condizioni di vita in un paese del genere possono diventare incompatibili con il diritto alla vita con dignità prima che il rischio venga realizzato“.

Il gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici ha definito Kiribati, il paese di provenienza del ricorrente Teitiota, come uno dei sei paesi delle isole del Pacifico più minacciati dall’innalzamento del livello del mare. A causa dell’erosione delle coste e della contaminazione delle acque dolci, Kiribati potrebbe diventare inabitabile già nel 2050.

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