I quattro fratelli Biviano: “Stiamo morendo nell’indifferenza”

Una lettera di cuore e dolore

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I quattro fratelli Biviano, quattro fratelli di Lipari, sono tutti affetti da una terribile malattia. Stanno morendo senza assistenza e chiedono al Governo di intervenire.

Cosa succede ai quattro fratelli Biviano?

Dopo la morte di Lorenza Famularo, la 22enne deceduta al pronto soccorso dell’ospedale di Lipari nel mese di agosto e loro parente, i 4 fratelli Biviano hanno deciso di tornare a protestare. Loro insieme a tutti i cittadini eoliani, affinché, all’ospedale di Lipari, siano garantiti i servizi minimi in caso di emergenze.
Gli abitanti di Lipari sono abbandonati dal Governo e se questo silenzio dovesse continuare, i fratelli hanno deciso di protestare in piazza Montecitorio portando i macchinari che li tengono in vita a Palermo.  “Perché una sanità così ci sta uccidendo” dice Sandro, uno dei 4 fratelli.

Gli obbiettivi della protesta

La lettera aperta scritta da Sandro sintetizza il senso della sua protesta . “Io e mio fratello Marco, siamo partiti nel 2013 da Lipari, Isole Eolie, dopo essere giunti a una soglia di disperazione talmente grande che nessuna persona sulla faccia della terra dovrebbe mai provare. Eravamo distrutti, le condizioni di tutti noi fratelli, tutti affetti da distrofia muscolare tipo fascio scapolo-omerale- sono precipitate in tempi e modi drastici. La malattia non si è limitata solo ad attaccare la deambulazione, ci siamo resi conto col passare del tempo che le nostre condizioni di salute peggioravano sempre di più. La malattia a colpito anche la respirazione, la deglutizione, l’udito e il cuore.Le notti sono diventate un vero e proprio incubo. Ci sentiamo affogare nel sonno. La mattina al risveglio è anche peggio, forti mal di testa, dolori atroci, tanta stanchezza e secrezioni di muco. I muchi si accumulavano a causa della debolezza dei muscoli del diaframma creando serie infezioni polmonari. Siamo diventati medici di noi stessi, pagando questo a un caro prezzo, sulla nostra pelle, con la perdita di nostro padre“.

Nella lettera ricorda il dolore del padre

Il dolore di vederci peggiorare reciprocamente ogni giorno sempre di più è una coltellata in pieno petto, uno squarcio al cuore. Ti senti impotente, un bambino di fronte ad un leone. Tuttavia non è solo la malattia che ci sta uccidendo, ma l’assenza delle istituzioni, che crea attorno a noi un muro fatto di silenzi. Un silenzio assordante che ci da, come unica certezza, solo quella di avere un letto dove fare le piaghe e morire in silenzio e nei dolori più atroci. Andare in un ospedale non attrezzato per l’emergenza, per noi significa morire visto che purtroppo non possiamo essere trasportati. Noi non ci siamo mai arresi; la disperazione è diventata il nostro punto di forza, trasformandola in determinazione. Siamo partiti da Lipari con 5 kg di catena sotto al sedere, spaesati ma determinati, abbiamo lottato come se ogni giorno fosse l’ultimo, ci siamo incatenati davanti alle porte del potere, in piazza Montecitorio, per far sentire il nostro grido di dolore e far comprendere alle istituzioni l’importanza della vita e quanto sia preziosa. Abbiamo lottato contro una delle malattie più devastanti della terra, l’indifferenza“.

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