I post partita degli Euro 2020 riflesso di un’Italia sessista, classista e razzista

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Euro 2020
Euro 2020

Dopo la vittoria della Nazionale nella semifinale degli Euro 2020 contro la Spagna, nelle piazze italiane si sono succeduti episodi di inciviltà e violenza che nulla hanno a che vedere con la spensieratezza dei festeggiamenti per la vittoria di una partita di calcio.

Cultura dello stupro? Meglio se in branco

Nelle ultime ore è diventato virale il video di una ragazza che, durante i festeggiamenti in piazza nella sera di martedì, dopo la partita degli Euro 2020, si solleva la maglietta e resta in topless, aggredita e palpeggiata dagli uomini intorno a lei. Scene di mascolinità performante che dà il meglio di sé in circostanze di collettività in cui prevalgono componenti maschi. “Loro non sono autorizzati, ma queste donnine un po’ d’amor proprio no?”, “Qual è il senso di far vedere le tette?”, “Il rispetto per sé stessa?”, “Penosi loro, esibizionista lei”, “Vi sembra appropriata? Dai, non siamo ipocriti”, si legge scorrendo tra i commenti sotto il video condiviso da Selvaggia Lucarelli nel suo profilo Instagram. Una buona dose di cultura dello stupro, una spolverata di mascolinità tossica, il tutto condito dal victim blaming e il patriarcato è servito. Sì, perché spostare il focus dai tifosi abusers alla ragazza vittima di violenza vuol dire legittimare un branco di uomini a molestare una ragazza solo perché ha scelto di mostrare il suo corpo. Quello che, però, sfugge agli abusers e a chi ha commentato il video, è che tra mostrare e dare il proprio consenso c’è un abisso, anzi, sussiste l’abuso sessuale. E no, non si tratta di molestie ma di violenza sessuale a tutti gli effetti. Quest’ultima, infatti, è tale anche senza che si consumi una congiunzione carnale: qualsiasi gesto non consensuale ed eseguito all’improvviso, in modo da non consentire alla vittima di sottrarvisi, integra l’abuso sessuale e rientra nell’illecito penale.

In Italia il classismo esiste ancora: la vicenda post partita degli Euro 2020

Sempre nella sera di martedì, un rider è stato spintonato dalla folla mentre cercava di passare con lo scooter nella storica piazza Yenne di Cagliari. Dal video registrato e successivamente postato online si vede chiaramente che sull’uomo piovono schiaffi, calci e pugni. Qualcuno, poi, lo aiuta a risollevare lo scooter e così il rider può riprendere la sua corsa. Violenza? Sì. Inciviltà? Pure. Classismo? Soprattutto. Le classi sociali non esistono più, ci raccontano ogni giorno, sommerse dalla crisi del mondo occidentale, dall’impoverimento del ceto medio (e dall’arricchimento di quello altissimo). Eppure, il classismo in Italia è più vivo che mai e l’episodio avvenuto a Cagliari ne è la dimostrazione. Perché, in fin dei conti, si torna sempre lì: allo svilimento del lavoro altrui, alla gerarchizzazione delle professioni con più o meno dignità. Ogni occasione è buona per mostrarlo e, quella di un post-partita che i tifosi si sono potuti godere anche grazie al lavoro dei riders, è un’occasione buonissima.

Tutto è politico, anche dissociarsi

Nel ritratto di un’Italia che dà il meglio di sé in campo e fuori, non manca il razzismo che troneggia su questo Paese. Di fronte, infatti, alla possibilità di prendere una posizione, la Nazionale degli Euro 2020, non solo si è crogiolata nel suo privilegio bianco, ma ha anche messo in discussione che il BLM abbia vagamente un senso. Così, ha prima scelto di non inginocchiarsi, prendendo, volente o nolente, una posizione chiaramente sovversiva alla solidarietà nei confronti dell’antirazzismo e, successivamente, ha scelto di farlo perché “se lo fanno gli altri lo facciamo anche noi”. Il tutto giustificato dal “non volere politicizzare” una partita di calcio. Quello che, però, sfugge ai nostri beniamini è che tutto è politico, anche la loro dissociazione dalla questione. Voler abbracciare o meno la causa del BLM non è una scelta ma la condizione minima per non trasformare il privilegio bianco in una colpa. In sunto, un rider in scooter spintonato, una ragazza vittima di abuso sessuale di gruppo e la Nazionale Euro 2020 che ha scelto di non inginocchiarsi in solidarietà del movimento BLM: è questa l’Italia per cui esultiamo?