I pittori di Pompei: artigiani della decorazione

La mostra presenta opere provenienti dal Museo archeologico di Napoli che contestualizzano il lavoro di artisti e artigiani nel I secolo d.C.

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Pittori di Pompei
"I pittori di Pompei". Foto di Roberto Serra

Sono le parole di Plinio il Vecchio a aprire il percorso della I pittori di Pompei, aperta da oggi, 23 settembre, al Museo Civico Archeologico di Bologna. Sarà visibile fino al 19 marzo 2023. Un allestimento che presenta la condizione degli artisti in epoca greca e romana.


 Casa di Giasone: i pictores di Pompei in mostra


per prima cosa parleremo di ciò che resta ancora da dire sulla pittura, arte un tempo famosa, quando era ricercata da re e da popoli, e che rendeva famosi gli altri, quelli che essa si degnava tramandare ai posteri. e che ora invece è stata completamente scacciata e sostituita dal marmo, anzi addirittura dall’oro. non solo in guisa che tutte le pareti ne vengano coperte ma anche usando marmo segmentato e traforato, e riquadri a mosaico di vario colore in figura di cose e di animali.” 

Plinio il Vecchio, Storia Naturale, XXXV, 2

Che ruolo avevano nella società dell’epoca I Pittori di Pompei?

Plinio il Vecchio introduceva il suo libro sulla storia della pittura, così come l’aveva conosciuta e intesa attraverso le fonti e la sua memoria più recente. La condizione dell’artista pittore era notevolmente diversa per i Greci e i Romani. I primi infatti ne riconoscevano l’importanza sociale e il valore catartico d’insegnamento per le masse, tanto da istituire gare per incoronare il migliore. All’Urbe vantavano tradizioni antiche che poi erano rifiutate, perché relative a un modus vivendi non più corrispondente allo stile di vita austero proprio del cittadino. La gente svolgeva quasi esclusivamente all’esercizio della politica e della conquista. I pittori romani sono così pressoché anonimi perché le loro realizzazioni non erano recepite come opere d’arte, ma come parte della decorazione della casa.

I lavori dei pictores a Roma

All’interno di contesti chiusi è tuttavia possibile identificare la “mano” di un pittore, senza però assimilare il livello sociale dell’artista-artigiano ai maestri e di bottega. Dall’età medievale in poi, gli esperti cominceranno ad avere sempre maggiore importanza e ruolo civile. La mostra vuole proporre un’esperienza immersiva vista dal punto d’osservazione del pictor per comprendere il ruolo, la forza economica, le tecniche, gli strumenti e la “fortuna”.

Le tecniche dei pittori di Pompei

Il lavoro del pittore partiva necessariamente da una prima fase di preparazione delle superfici murarie da decorare. Quindi usava strumenti, squadre, livelle, compassi, fili a piombo. Il processo esecutivo del dipinto era, infatti, lo stesso per qualsiasi supporto: sia per i grandi mosaici policromi che per le pareti dipinte o rivestite da marmi si utilizzavano griglia e schizzi. Gli artigiani spesso si spostavano da una stanza all’altra, recando con sé tutto ciò di cui avevano bisogno. Si spiega così le dimensioni di alcuni pesi in piombo o compassi. I colori erano generalmente ricavati da minerali o vegetali: giallo e rosso, base anche per marrone e alcuni verdi, erano ottenuti decantando e calcinando terre contenenti ossido di ferro. Il rosa era ottenuto da elementi arborei.

Il costo dei materiali

L’analisi economica del costo offre notevoli e interessanti scenari sul ruolo socio-economico dei pittori e artigiani. Infatti, calcolando il rapporto tra spazio e decorazione in relazione al costo dei colori, è possibile rileggere il ruolo rivestito dagli artisti nella società romana del I secolo d.C. Tali elementi sono un nuovo punto di vista da prendere in considerazione per la ricostruzione scientifica di un modello socio-economico legato alla diffusa pratica della decorazione degli ambienti pubblici. 

Modelli e soggetti

La rappresentazione di scene tratte dal mito nelle decorazioni parietali traeva ispirazione dal vasto repertorio mitologico e teatrale greco. Aveva generato nel tempo anche modelli iconografici ben consolidati, grazie anche alla presenza di capolavori originali a Roma. Esistevano poi schemi decorativi precostituiti cui il pictor poteva attingere. Fondamentale per la scelta dei soggetti era senza dubbio il rapporto con lo spazio da decorare. I pittori consideravano le dimensioni degli ambienti, la presenza o assenza di luce e di aperture su altri vani o giardini, e la funzione. All’interno di questo quadro possiamo cogliere i tratti della personalità artistica del pictor. Nell’ambito di un medesimo contesto ambientale e cronologico, si individuano infatti varianti nella realizzazione di uno stesso soggetto che denotano scelte personali.

I pittori di Pompei e la scelta del soggetto

Anche l’inserimento e la resa degli oggetti della vita quotidiana in scene dove gli attori sono divinità e non uomini comuni, è un ambito in cui si esprime l’opera decorativa del pictor. Le pareti dipinte con le loro decorazioni offrono così la possibilità di identificare la “mano dominante”-“firma” del pittore e di entrare in contatto con le diverse personalità artistiche. Ciò è evidente nelle differenti rese degli stessi miti o soggetti esposte nella sezione della mostra. I miti di Achille a Sciro – nn. 23-24, di Admeto e Alcesti nn. 25-27 e Selene ed Endimione – nn. 43-46. 

Il mito  

In età augustea si introduce l’uso del quadro centrale con soggetto mitologico, anche se calato in un paesaggio idillico sacrale. I temi e i racconti tratti dal mito greco e romano diventano il centro focale della decorazione parietale, attirando l’attenzione dello spettatore. le storie di amori felici o infelici, le vittorie e le sconfitte di divinità e eroi sono narrati all’interno di spazi reali e quotidiani. La riproduzione seriale di molte opere si intuisce dall’analisi tecnica, come evidenziano in mostra gli affreschi con identici soggetti reinterpretati da pittori differenti. È il caso delle Tre Grazie (nn. 41, 42), di cui certamente esisteva un modello originale realizzato da un’artista di età ellenistica, non sappiamo se scultore o pittore.

Le gesta dei romani

Accanto ai modelli ellenistici, esistevano iconografie della storia e società romana, la vicenda di Pero e Micone. La figlia che allatta il padre incarcerato e condannato alla morte per fame. Il racconto per immagini presenta un comportamento dal forte impatto evocativo e codifica il sentimento di pietas. Quindi è recuperato e valorizzato a Roma, con la costruzione del Tempio, e a Pompei. Le testimonianza (nn. 39 e 40) sono in situ, la Casa di Marco Lucrezio Frontone, V, 4, a, oecus 6, parete Sud. Infatti è completato dal motto inneggiante il sentimento e dai nomi dei personaggi rappresentati. «Quegli alimenti che la madre offriva ai piccoli nati il destino ingiusto mutò in cibo per il padre. Il gesto è degno di eternità. Guarda: sullo scarno collo le vene senili già pulsano del latte che scorre mentre Pero accostato il volto accarezza Micone. C’è un triste pudore misto a pietà». 

I pittori di Pompei, il teatro e la musica

Le pitture restituite dalle città vesuviane presentano raffigurazioni di maschere e di momenti di spettacoli teatrali. Mostrano così la grande fortuna dei temi legati al teatro nell’ambito della decorazione domestica. Le maschere ricorrono frequentemente come elementi decorativi isolati o all’interno di architetture e scenografie. Gli affreschi a soggetto teatrale rappresentano la messa in scena di commedie e tragedie, momenti legati alla vita degli attori dietro le quinte o durante le prove. A quanto riportato dalle fonti antiche è possibile delineare un quadro abbastanza verosimile della condizione dell’attore, dell’organizzazione degli spettacoli e dei gusti del pubblico. L’oggetto di scena, oltre a un valore rituale e apotropaico, avevano anche la funzione pratica di amplificare la voce degli attori e di consentire a uno attore di interpretare più ruoli (nn. 63, 64, 65). 

Architettura e paesaggio

Uno degli aspetti che più caratterizzano e rendono innovativo il sistema romano di decorazione delle abitazioni è la raffigurazione di strutture architettoniche. Passano dal verismo realistico del II stile, all’eleganza stilistica del III, sino alla prorompente fastosità materica del IV. Con l’utilizzo di finte facciate architettoniche o semplici pannelli, i pittori animavano le decorazioni per avvicinarsi il più possibile alla realtà e di raffigurare scene di vita quotidiane. Il rapporto fra mimesi teatrale e realtà domestica è evidente. Si nota nell’affresco con uno scorcio architettonico posto forse su un palcoscenico, al quale si accede tramite una scala, sulla quale incede la figura di un uomo barbuto. La corona sul capo e il rotulo di papiro nella mano sinistra fanno ipotizzare sia un poeta vittorioso (n. 70). Appartengono al genere dei “paesaggi idillico sacrali” che erano “finestra” su paesaggi extra moenia di ambito bucolico. 

Xenia a i pittori di Pompei

Tra i soggetti ricorrenti nelle decorazioni delle abitazioni vi erano anche le “nature morte”, note come xenia (doni ospitali). Variavano dalla frutta, locale ed esotica, agli animali, da cortile e selvaggina, in ambiente terrestre, aereo e marino fino alla rappresentazione di diversi utensili per la scrittura. Una splendida sintesi di quanto detto risiede nella eccezionale parete in IV stile dai Praedia di Iulia Felix. I soggetti a cui viene data maggiore importanza occupano i pannelli del registro superiore, mentre è lasciato alla zona mediana un ruolo di sfondo per non distogliere l’attenzione dal vero soggetto della decorazione (n. 82).

Contesti

La sezione della mostra focalizza l’attenzione sulla coerenza delle scelte iconografiche all’interno di un singolo contesto e sul rapporto con lo spazio da decorare. L’analisi dei “motivi firma” e dei dettagli rappresentati non restituisce il nome e l’identità del singolo pittore, ma ne rende evidente l’operato. Nei frammenti dei pannelli di predella ritrovati in una casa vicino all’area del Teatro di Ercolano (nn. 106-109), colpisce la coerenza delle scelte tematiche, che privilegiano la tragedia e il tema dionisiaco. In contesti di cui sono noti l’intero apparato decorativo e la sua disposizione negli ambienti, nella Casa dell’Amore punito è ancora più evidente il modus operandi del pictor. L’artista faceva interagire le esigenze dello spazio da decorare con quelle del suo committente. 

Immagine da cartella stampa.