I pannelli solari generano montagne di rifiuti

Riciclare correttamente i pannelli solari a fine vita rappresenta una procedura che ci permetterà di non essere inondati da rifiuti nei prossimi anni

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pannelli solari

I pannelli solari sono componenti elettronici complessi e permettono di avere energia dal sole in modo gratuito. Ma il mondo si domanda dove andranno a finire quando il loro ciclo vitale sarà esaurito.

Il Rapporto Gestione RAEE 2019 sintetizza i risultati delle dichiarazioni annuali fatte dagli impianti di trattamento. Iscritti all’elenco obbligatorio gestito dal Centro di Coordinamento RAEE ai sensi dell’art. 34 del Decreto Legislativo 49/2014. Lo scorso anno in Italia sono state trattate 463.953 tonnellate di Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE).

Il Decreto Legislativo 49/2014 ha introdotto, dal 15 agosto 2018, un ambito di applicazione più esteso (Open Scope). Amplia significativamente le categorie di prodotti elettrici ed elettronici soggetti alla normativa europea sui rifiuti elettronici (RAEE). Cavi, componenti, macchinari, pompe, smart meters, caldaie e sistemi di automazione sono solo alcuni dei prodotti che rientrano nel nuovo ambito di applicazione.

Smaltire pannelli fotovoltaici in Italia

In Italia lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici è sempre a carico del produttore che deve seguire un iter prestabilito per legge. Deve essere un’operazione che va eseguita secondo determinate procedure messe in atto soltanto da soggetti qualificati. Iscritti al Centro di Coordinamento RAEE. Ma nel resto del mondo? I produttori affermano che i pannelli fotovoltaici durano in media 20-25 anni. In alcuni Paesi del mondo si sta attuando una rigorosa procedura per smaltire tali prodotti elettronici. Ma in molti altri, per esempio in America, non esiste un piano stabilito dal governo.

I pannelli fotovoltaici prodotti tecnologici molto complessi

Nei pannelli fotovoltaici sono presenti molti elementi che andrebbero trattati e smaltiti con più attenzione. Questi prodotti contengono alluminio, silicio, vetro temperato o un polimero come il tedlar, cadmio, e acetato di vinile.

Il silicio come rifiuto inquinante è forse la bufala più assurda. E’ del tutto inerte, non è velenoso, non evapora, non si scioglie. È il secondo elemento più abbondante nella nostra terra. Dopo l’ossigeno. Forse per questo che alcuni Paesi del mondo scelgono il ‘non riciclo’ sicuramente più costoso del silicio nuovo e abbondante. Diversamente avviene con il silicio dei ‘chip’ dei vari calcolatori elettronici. Perché esso viene trattato chimicamente e la polvere di silicio prodotta è inquinante.

La maggior parte dei componenti di un modulo solare possono essere riutilizzati. Grazie alle innovazioni tecnologiche verificatesi negli ultimi anni, fino al 95% di alcuni materiali semiconduttori o di vetro, così come vaste quantità di metalli ferrosi e non ferrosi impiegati nei moduli fotovoltaici possono essere recuperati. Alcune aziende private e organizzazioni non-profit, come nell’Unione Europea, sono impegnate in operazioni di raccolta e riciclaggio alla fine del ciclo di vita dei moduli.

Quanto si può ricavare dai pannelli solari?

Da un modulo standard di 21 kg si possono recuperare circa 15 kg di vetro, 2,8 kg di plastica, 2 kg di alluminio, 1 kg di polvere di silicio e 0,14 kg di rame. Sono oltre 100 milioni i moduli fotovoltaici installati in Italia ed il grosso del mercato del riciclo dei moduli prenderà avvio tra alcuni anni. Visto che il tempo di vita di un impianto fotovoltaico che è di 20-25 anni. Con le nuove tecnologie da poco introdotte risulta tuttavia già vantaggioso sostituire i vecchi moduli con quelli di ultima generazione che garantiscono efficienze maggiori.

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