I nostri dati sono il bene più prezioso del millennio

I nostri dati personali sono oggetto di compravendita tra big tech e politica

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Nelle data wars i nostri dati sono il premio in palio. L’online è un nuovo ambiente per la guerra dei dati e questo nuovo spazio è conteso da molte potenze, come i big tech ma non solo.

Chi controlla i nostri dati?

I big tech di internet sono le più grandi aziende che monopolizzano il mercato digitale. Questi, nel mercato occidentale, sono Google, Amazon, Facebook, Microsoft ed Apple. In pratica, tutte quelle aziende che posseggono app o strumenti digitali che siamo soliti usare nel nostro comportamento quotidiano. Le aziende, così, accumulano i nostri dati personali ogni qualvolta che apriamo un’applicazione o facciamo una ricerca. Nell’ambiente online abbiamo lasciato, nel corso del tempo, le nostre tracce digitali. Dalle nostre tracce sono stati sviluppati degli algoritmi che sostanzialmente guidano il nostro comportamento online. Gli algoritmi possono essere i nostri migliori amici o i nostri nemici del nostro portafoglio, anzi portafoglio digitale.

Come avviene la compravendita dei dati

I dati, oggi valgono più di un Pil di una nazione sviluppata. I dati si vendono e si comprano sia in maniera legale che non. Nell’ambito legale, ad effettuare queste operazioni sono i data broker che aggregano le tracce che abbiamo lasciato e li rivendono al miglior offerente. L’illecito, invece, avviene quando i dati vengono venduti nel Deep Web, il mercato nero dell’ambiente online. Solitamente il trafugamento dei dati personali avviene tramite gli attacchi hacker. Questi si introducono nei sistemi di sicurezza online e rubano quelle che sono le nostre password, mail, tracce d’acquisti e i nostri account. Insomma la nostra vita digitale. Solo un mese fa, sono stati venduti nel Deep Web i dati di 7.4 milioni di italiani vaccinati.


Attacco hacker in Belgio


Perché i nostri dati sono così importanti?

Perché nell’epoca in cui siamo tutti connessi i nostri comportamenti online di un servizio, anche gratuito, determinano le scelte programmatiche delle aziende che li accumulano. Ossia gli investimenti futuri delle aziende stesse. I maggiori investimenti del futuro saranno quelli sull’Intelligenza Artificiale. In un futuro alla Black Mirror o alla Terminator bisogna addestrare le macchine a comportarsi come un umano. E sostituirci se necessario.

L’analisi dei dati

L’analisi dei nostri dati avviene continuamente nell’ambiente online. Gli utenti di un qualsiasi sito web o delle grandi piattaforme social hanno degli incentivi all’azione. Per un sito di vendita è quello di lasciare la propri dati personali al fine di ricevere degli ulteriori sconti. Per un servizio gratuito l’incentivo è quello di rimanere aggiornati sui nuovi aggiornamenti o tendenze del momento. Meno visibile, ma sempre presente è il consenso sulla privacy. Quando accettiamo il consenso, spesso senza farci caso, condividiamo informazioni personali che vengono poi accumulate in grandi server offline o online.


Le nostre idee sono davvero nostre?


L’analisi dei dati influenza i nostri comportamenti

I consumatori quando vedono una pubblicità o un post sponsorizzato da parole chiave emotive che attirano la loro attenzione saranno più motivati a cliccarci sopra. Ed acquistare il bene che appena visto. Quindici anni fa, la pubblicità in televisione era il veicolo del capitalismo ora invece lo sono i click. Questo è il brutto e il bello della rivoluzione digitale dove tutti siamo dentro, anche se non lo vogliamo. Inoltre, la connessione globale dovuta alla pandemia ha accentuato questa tendenza.

La politica dei dati

Anche la politica utilizza i nostri dati per i suoi scopi. Il comportamento online di un utente è studiato attraverso lo screening delle nostre abitudini come animale sociale in un ambiente binario. Per esempio, basta mettere un like anti Salvini o anti Renzi per avere una carrellata di post simili. Oppure, avere la bacheca invasa da pubblicità a profusione rispetto l’una o l’altra tendenza politica. In questo modo sono state influenzate sia le elezioni americane che il referendum pro Brexit dalla società di marketing online Cambridge Analytica.


Scontro Bruxelles-U.K. la Brexit si infiamma ancora


La manipolazione dei dati per il potere

Quando, invece, i dati sono in mano a degli stati autoritari e non questi potrebbero usarli a proprio favore. Per esempio, per guidare e controllare la popolazione. La tecnologia, infatti, nelle mani sbagliate può trasformarsi nella macchina della manipolazione più terrificante. Ma questa non è una previsione perché è già accaduto. Le tecnologie dell’informazione hanno permesso, attraverso campagne aggressive e scioccanti, di tramutare le debolezze di una singola persona in sentimento condiviso. Trasformando la persona in un numero soggetta al gioco degli algoritmi per ottenere lo scopo desiderato. Il referendum pro Brexit ne è stato l’esempio. Difatti le campagne d’odio contro l’Europa, sui social network, hanno guidato i sentimenti dei britannici per la Brexit.